Marco Spada, ovvero La Figlia del Bandito

Alla terza settimana di quarantena, quando il tempo si sta mettendo al bello anche qui in terra angla e gli alberi sono in fiore e il cielo e blu, stare in casa per evitare il coronavirus diventa un po’ difficile… Fortunatemente il Teatro Bolshoi di Mosca ha deciso per la prima volta nella sua storia di andate digitale e alleggerire le pene di noi carcerati trasmettendo ogni settimana sul suo canale YouTube balletti di repertorio. Ieri è stata la volta di Marco Spada, o La figlia del bandito. Gloria a te, o Bolshoi che ti ricordi di noi.

“Marco chi?” Ho pensato io quando ho visto il post su Instagram, che non avevo mai sentito di un balletto con questo nome. Non che non ce ne siano di balletti che non conosco dico, che la mia ignoranza del soggetto e’ eguagliata solo dalla mia passione: abissale. Tanto che, sulle prime pensavo che fosse il nome di una nuova étoile italiana del Bolshoi, che negli ultimi anni il teatro moscovita ha allentano le sue regole di mantenere un corpo di ballo rigidamente russo, per ammettenere tra i suoi ranchi anche ballerini di altre nazioni. Come per esempio l’americano David Hallberg, che ha interpretato il ruolo di Marco Spada con il balletto del Bolshoi nel 2014. Trent’anni fa, un casting di questo tipo sarebbe stato inimmaginabile.

David Hallberg in the title role of Marco Spada.CreditDamir Yusupov Bolshoi Theatre

Se Spartaco è “IL” balletto russo per antonomasia, Marco Spada al contrario è una commedia tipicamente occidentale, pieno di passi veloci e intricati, acrobazie, salti e piroette mozzafiato. Con la sua pantomima e i suoi animali sul palco, malintesi e riconciliazioni, mi ricorda tanto La fille mal gardée creato da Frederick Ashton per il Royal Ballet nel 1960

Creato nel 1857 da Joseph Mazilier con musica da Daniel François Esprit Auber e libretto di Eugène Scribe, Marco Spada  ebbe la sua première dell’Opera di Parigi nel 1857. Tuttavia, nonontante la sua trama divertente (anche se leggera), la coreografia complessa e l’alto livello tecnico richiesto sia ai solisti che al corpo di ballo, il balletto scomparve dal repertorio occidentale per più di un secolo.

Fino a quando, nel 1981,  il coreografo Pierre Lacote decise di rispolveralo per Teatro dell’Opera di Roma e per un’allora quarantenne Rudolf Nureyev.  E lo stesso Lacote lo ha ricreato nel 2014 appositamente per il Bolshoi, e da allora il balletto è diventato parte del repertorio del famoso teatro russo.

 Igor Tsvirko as Count Pepinelli, and Olga Smirnova as Marchesa Sampietri Marco Spada (Bolshoi Ballet)
Igor Tsvirko as Count Pepinelli, and Olga Smirnova as Marchesa Sampietri Marco Spada (Bolshoi Ballet)

Ambientato in Italia nel 1830, Marco Spada  racconta la storia di un astuto bandito che si infiltra nell’aristocrazia italiana, saccheggiando l’area intorno a Roma sotto il naso del governatore. Sua figlia Angela, ignara della doppia vita del padre, è disperatamente innamorata del principe Federici, che non può sposarla perché fidanzato con la Marchesa Sampietri, che a sua volta innamorata del Conte Pepinelli, che la ricambia con passione. Naturalmente tutto finisce bene … o quasi. 

Insomma, Marco Spada è un balletto fresco e gioioso, a tratti esaltante – ed io mi sono dovutamente esaltata, applaudendo forte lo schermo del computer dopo assoli particolamente aereodinamici, neanche fossi davvero a teatro… E mi sono divertita tanto che l’ho riguardato tutto da capo anche oggi!

#iorestoacasa

2020 ©Paola Cacciari

Deutschland 83

 Devo dire che l’essere stata a Berlino l’anno scorso non ha fatto che acutizzare un interesse per un periodo della mia vita la cui Storia con la “S” maiuscola mi e’ passata accanto come un fantasma. Parlo della Guerra Fredda, della Cortina di Ferro e del disatro nucleare che pendeva sulle nostre teste come una spada di Damocle. A Berlino avevo portato con me anche1983: The World at the Brink dello storico inglese Taylor Downing che, parlando di spie e affini mi sembrava appropriato al luogo che avrei visitato, e che non ha fatto altro che raffozare il fascino per quel periodo e per una parte della Germania che avevo cmpletamente ignorato.  Una visita al DDR Museum (Museo della DDR) ha rispolverato dalla memoria un passato che ricordavo a malapena, come quello delle due germanie (con tanto di due nazionali di calcio), mentre quello della Deutsches Spionagemuseum (Museo dello spionaggio tedesco) mi ha fatto realizzare che ci fossero altre spie con la licenza di uccidere oltre a James Bond

Per cui ho preso come un segno del “fato” che in questi giorni di arresti domiciliari da COVID-19 in cui mi sto dedicando al binge watching della spropositata quantità di vecchie serie televisive messe a disposizione online dalle varie reti televisive, per aiutare i prigionieri a fronteggiare meglio l’emergenza coronavirus, sia incappata in Deutschland 83. E sono completamente presa.Deutschland 83 è una miniserie televisiva tedesca cooprodotta con l’americana SundanceTV che ha per tema gli eventi del 1983. Wikipedia mi dice anche che è  stata trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti, Germania e Italia nel 2015.

È  l’autunno del 1983, il culmine della guerra fredda, quando la NATO annuncia delle manovre militari nell’Europa occidentale. Tra i vertici moscoviti e di Berlino Est scoppia il panico in quanto si presume che queste mosse siano progettate per colpire l’est con il cosiddetto primo colpo nucleare. Il servizio segreto di spionaggio all’estero del Ministero per la Sicurezza di Stato, l’Hauptverwaltung Aufklärung (HVA), invia per questo motivo una spia nell’ovest, con l’obiettivo di spiare i piani della NATO e del Bundeswehr. Per questa missione è stato selezionato il sergente maggiore delle Truppe di frontiera della RDT Martin Rauch, il quale accetta, a malincuore, l’incarico, con la promessa che lo Stato avrebbe ricollocato la madre ai primi posti della graduatoria per un trapianto di reni. Nella Germania Ovest, Rauch si sarebbe infiltrato sotto falsa identità come tenente e aiutante di campo del generale Edel del Bundeswehr e avrebbe dovuto rivelare la posizione dei missili americani Pershing II e altri piani della NATO.

Come sempre accade quando la storia è coinvolta, anch’io mi sono chiesta quanto attinente ai fatti accaduti fosse realmente Deutschland 83 , soprattutto dopo aver letto alcune recensioni di esperti della Germania orientale, che avevano descritto il modo in cui il protagonista Martin viene reclutato dalla Stasi (la polizia segreta della Germania orientale) come un mucchio di fesserie. D’altra parte persino una fanatica del fact checking storico come lo sono io capisce che, come esiste la licenza poetica, ne esiste anche una “simbolica”, che permette agli autori di drammi storici di comunicare informazioni complesse in modo rapido, senza che queste interrompano il ritmo narrativo. Soprattutto quando si tratta di un thriller di spionaggio!

La colonna sonora poi è uno sballo, soprattutto per chi come me, la musica di quel periodo la ricorda bene, a cominciare dal tema iniziale “Major Tom (Coming Home)” uscita nel 1983 del tedesco Peter Schilling liberamente ispirata al “Major Tom”, protagonista della più famosa Space Oddity di David Bowies 1969.

2020 ©Paola Cacciari

Eugenio Onegin (Евгений Онегин)

Come descrivere un libro come Eugenio Onegin (Евгений Онегин) senza apparire scontati? Non si può. O almeno io non posso, proprio non ci riesco, che mi mancano le parole per farlo, tanto in italiano che in inglese. Capolavoro suona scontato, ma è l’unico aggettivo che gli si avvicina. Questo romanzo in versi di Aleksandr Puškin, composto dal 1822 al 1831 e pubblicato completo per la prima volta nel 1833, è divertente, tragico, tenero e profondo e riesce ad essere tutte queste cose allo stesso tempo.

Aleksandr Puškin
Aleksandr Puškin

Il linguaggio poi è bellissimo (e che io l’ho letto in inglese) ed è fresco ed attuale, come lo era nel 1830, quando Pushkin lo finì (anche se mai “ufficialmente”). Forse perchè, come spiega  Paolo Nori  ne La Grande Russia portatile, in Russia non ci sono dialetti, e il russo letterario di Puškin, Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj e tutti gli altri, altro non è che la lingua del popolo, parlata da secoli da tutti i russi in ogni parte dell’Impero. Ed è a questa lingua, che era prima parlata e poi scritta (che i russi hanno acquisito un alfabeto solo nel IX secolo dopo Cristo, con la missione di evangelizzazione di Cirillo e Metodio nel 862) che Puškin dà dignità letteraria con l’Evgenij Onegin. Ed questo strumento così immediato, allo stesso tempo comprensibile e diretto,  tenero e  volgare che ha prodotto la letteratura russa dell’Otto e del Novecento.

Continua Nori:

“Se leggo l’inizio dell’Evgenij Onegin a un bambino russo di cinque anni, che non è ancora andato a scuola, lui capisce tutto perfettamente; se leggo a un bambino italiano di cinque anni un’opera italiana dell’ottocento, come Il cinque maggio di Manzoni, che è del 1821, «Ei fu, siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro», cosa capisce?, mi chiedo. E racconto di quando ho fatto la prova con mia figlia, quando aveva cinque anni, le ho recitato l’inizio del Cinque maggio e le ho chiesto cosa significava e lei è rimasta un po’ a pensarci e poi ha detto «Eh, che lui era lì, immobile, che giocava a memory respirando».

Nel suo divertente The Anna Karenina Fix: Life Lessons from Russian Literature che ho letto un paio d’anni fa, la scrittrice e giornalista britannica Viv Groskop dice che per lei  “la qualità più attraente di Eugene Onegin è la quieta bellezza del suo fatalismo, che è molto russo, ma anche in qualche modo, molto umano e universale.”

Che in fondo siamo tutti un po’ Eugenio Onegin, poveri sciocchi che non sanno cosa è bene per loro fino a quando non è troppo tardi. Perdiamo così la possibilità di essere felici e la colpa è solo nostra.  Ma come possiamo sapere cosa è bene per noi, soprattutto quando da giovani, non abbiamo vissuto abbastanza per saperlo? Per sapere come la vita, il FATO, tratterà le nostre speranze e i nostri sogni? Per sapere come e, soprattutto SE, saremo mai nel posto giusto al momento giusto per essere felici?

C’è una stanza bellissima in Onegin che dice:

“Ma triste è pensare che invano / la giovinezza ci fu data, / che sempre tradita l’abbiamo / e che essa ci ha ingannato; / che le migliori aspirazioni, / le nostre più fresche visioni, / come foglie sono marcite / in un autunno infracidite.”

Mi ricorda la stanza di Lorenzo il Magnifico, quella che dice: “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza.”

Ecco.

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2020 ©Paola Cacciari

Trieste. Un romanzo documentario di Daša Drndić

Un altro libro da aggiungere alla mia lunghissima lista… Grazie ancora a Parla della Russia 🙂

PARLA DELLA RUSSIA

Trieste di Daša Drndić è un romanzo dove il dramma personale e quello collettivo sono assolutamente inscindibili. Come suggerisce il sottotitolo, la scrittrice croata porta il lettore dal romanzo al documentario e viceversa, facendolo a volte interrogare su dove si trovi il confine fra realtà e espediente narrativo. Questa riflessione, capire cosa è documentario e cosa è romanzo, non è però necessaria.

La storia di Haya Tedeschi e della sua famiglia è paradigma di quella di tutti coloro che dietro ad un nome hanno una storia, e in Trieste diventa il pretesto attraverso cui Daša Drndić racconta il Novecento, l’orrore delle guerre mondiali e le loro conseguenze sulle vite di ieri e di oggi nella regione del Caput Adriae. La parte centrale del libro è segnata dal lungo elenco di nomi dei deportati dall’Italia. Smettere di leggere quei nomi è non riconoscere quei morti. Ho scelto di includere sia l’immagine della…

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1983: Il mondo sull’orlo del precipizio

A tredici anni ero troppo preoccupata dalla scuola e dalla mia cotta di turno per realizzare in pieno quanto vicini siamo stati ad una guerra nucleare.
Che il 1983 è stato un anno davvero pericoloso, persino più pericoloso del 1962, l’anno della crisi dei missili cubani. Negli Stati Uniti, il presidente Ronald Reagan che non era esattamente il più democratico e sottile degli oratori, aveva aumentato enormemente le spese per la difesa e aveva descritto l’Unione Sovietica come un evil empire, un’impero del male e aveva annunciato il suo programma Star Wars – che non era il film di fanstascienza che mi face conoscere Harrison Ford, ma uno scudo spaziale che doveva difendere gli Stati Uniti dai missili in arrivo. Uh!

9780349143040A fare da contrapposto alla retorica guerrafondaia di Regan, dall’altra parte c’era Yuri Andropov, il leader sovietico, che paranoico com’era vide in tutto questo un segno di aggressione americana. Convinto che gli Stati Uniti volessero davvero attaccare l’Unione Sovietica, Andropov mise allerta il KGB che a sua volta sguinzagliò i suoi agenti per trovare i segnali di un imminente attacco nucleare.

Come spesso accade in questi casi, la fortuna (o in questo caso, la sfortuna…) ci mise lo zampino e, quando il volo KAL 007 della Korean Air Lines, che aveva sbagliato rotta deviando su un’area militare sovietica, fu abbattuto da un jet da combattimento sovietico, il presidente Reagan descrisse questo tragico incidente come un “atto terroristico” e “un crimine contro l’umanità”. La temperatura mondiale saliva rapidamente. Ed io mi preouccupavo del mio esame di matematica.

Questa è una storia straordinaria e in gran parte sconosciuta della Guerra Fredda, popolata da spie e agenti segreti che impegnati in pericolosi atti di doppio gioco, di missili, di straordinati fallimenti, incomprensioni e panico dei leader mondiali.
Grazie all’accesso a centinaia di nuovi, straordinari documenti appena resi pubblici negli Stati Uniti,  Taylor Downing ha per la prima volta potuto raccontare la storia avvincente, ma soprattutto vera, di come nel 1983, il mondo sia arrivato vicino all’orlo della guerra nucleare. Per chi legge in inglese.

Erika Fatland | La frontiera. Viaggio intorno alla Russia — Il giro del mondo attraverso i libri

Un confine è qualcosa di molto concreto e allo stesso tempo di estremamente astratto (…) Sul mappamondo i paesi sono ben distinti gli uni dagli altri, spesso con colori diversi, come le tessere di un puzzle. In realtà i territori sono naturalmente connessi (…); in natura non esistono confini, soltanto paesaggi che scivolano l’uno nell’altro. […]

via Erika Fatland | La frontiera. Viaggio intorno alla Russia — Il giro del mondo attraverso i libri

La Russia è donna: leggenda, letteratura, cronaca — Giulia Ciarapica

Fogliata sulla Grana Maria Russia al femminile.

via La Russia è donna: leggenda, letteratura, cronaca — Giulia Ciarapica

Dai Musei Vaticani al Louvre, mostre e musei da visitare online — Uozzart

Dai Musei Vaticani di Roma alla Pinacoteca di Brera a Milano, dal Louvre di Parigi alla National Gallery of Art di Washington: dieci musei, in Italia e all’estero, da visitare comodamente dal vostro divano… Io resto a casa, certo, ma ciò non significa che si debba sacrificare arte e bellezza. E, grazie alla tecnologia, la…

via Dai Musei Vaticani al Louvre, mostre e musei da visitare online — Uozzart