Il genio di Roger Mayne

Anni fa, mentre mi trovavo a passare nella Photography gallery del museo, un collega mi ha indicato un ragazzino che corre insieme ad altri in una strada senza automobili. “Quello sono io…” Mi dice soddisfatto. E ha ragione ad esserlo: la sua vita così come la sua faccia sono state consegnate ai posteri….

È una bellissima foto in bianco e nero degli anni cinquanta scattata a Southam Street, nella zona Ovest di Londra, non lontano da Portobello Road . Il fotografo è Roger Mayne.

Southam Street, W10, 1956-1961. Roger Mayne. Copyright Roger Mayne
Southam Street, W10, 1956-1961. Roger Mayne. Copyright Roger Mayne

Tra il 1956 e il 1961 Southam Street divenne il soggetto principale delle foto di Mayne e nel suo lavoro c’è la sensazione che sia la vita a fornire le pose piuttosto che il contrario. Basta guardare le sue foto per avere la sensazione che che fuggisse l’artificialità come la peste.

L’Inghilterra del dopoguerra non era un bel posto per essere ragazzini, c’era povertà e il razionamento. Ma in quella foto c’è una cosa fondamentale: l’esuberanza dell’essere giovani, dell’essere vivi . Come le altre sue foto di bambini che giocano con le biglie è bellissima e dà un senso di comunità completamente assente dalle nostre attività quotidiane.

Al giorno d’oggi i ragazzini sono assorbiti dal loro smartphone, non hanno tempo o voglia per parlare gli uni con gli altri, per condividere giochi e passatempi semplici come le biglie. Anch’io in un’epoca non troppo lontana giocavo con le biglie, in cortile a Bologna, o al mare sulla spiaggia di Rivazzurra. Sembra una vita fa. Forse perché lo è. E mi sento improvvisamente molto vecchia.

2018 ©Paola Cacciari

 

14 pensieri riguardo “Il genio di Roger Mayne

  1. Sono cresciuto giocando in strada, le rare auto dovevano fermarsi e aspettare che il pallone finisse erroneamente calciato lontano dall’area di gioco per potere passare finalmente.
    Già il diffondersi dell’auto ci ha cambiato la vita e non poco…

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    1. Anch’io sono cresciuta in un period in cui era ancora possibile, se non giocare per strada, almeno giocare in cortile o nelle vicinanze. In estate uscivo la mattina con gli altri bambini del palazzo e rientavamo quando le mamme ci chiamavano dalla finestra per il pranzo o la cena. Bei tempi. Mi dispiace per I ragazzini di adesso che si perdono tutte queste cose…

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      1. Sììììì, era tipica la chiamata delle mamme dalla finestra o dal terrazzo! E guai attardarsi. La mia era inflessibile. Se tiravo in lungo, perchè mi dispiaceva lasciare, al ritorno arrivava il verdetto e non c’erano versi di cambiarlo, anzi se protestavo, rischiavo le aggravanti.
        E il verdetto era inesorabile: «Domani, non scendi, così impari».

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  2. Ah, le biglie! E poi le dita sporche e la mamma che dal balcone mi supplicava di rientrare. Avessimo avuto un fotografo personale avremmo testimonianze di un passato in bianco e nero che oggi, per le generazioni successive sarà solo artificialità.

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  3. Carissima Paola intanto in ritardo ma voglio farti lo stesso gli auguri per oggi. Poi per quanto riguarda il tuo post, sono molto contenta di averlo letto. Comincio col dire che adoro il bianco e nero in fotografia e quei ragazzi , hai ragione, hanno l’esuberanza dell’essere giovani. Quindi foto bellissima. E vogliamo dire delle biglie ? quelle palline di vetro colorate che ancora oggi mi emozionano a tenerle in mano. Ci giocavo con mio fratello moolto tempo fa. Ma sentirmi vecchia ? giammai, anzi sorrido di quel tempo con tenerezza e sai che ti dico ? Ci giocherei ancora. Mi sa che le farò apprezzare anche dalla mia nipotina. Hai visto mai…Un bacione. Isabella

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    1. Carissima Isabella, ti ringrazio degli auguri che ricambio di cuore! 🙂 Io adoro il bianco e nero, e in quanto alle biglie… anch’io credo ci giocherei ancora se avessi tenuto la mia bellissima collezione… 😉

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