To Brexit or not To Brexit: that is the question…

…tanto per rimanere in tema shakespiriano, vista la natura del mio ultimo post sul Bardo. Ma davvero quanto sta accadendo in questo momento alla politica britannica su quanto riguarda la questione della Brexit fa sembrare Amleto e i suoi dubbi roba da principianti. Che sono passati 774 giorni (più o meno, la matematica non è  mai stata il mio forte…) da quando la Gran Bretagna ha votato per la Brexit e nessuno sembra sapere che pesci pigliare.

Nonostante la sua inettitudine, Theresa May è ancorata alla poltrona di Primo Ministro come un’ostrica allo scoglio mentre tutti i membri del Governi litigano con tutti. Da parte sua, l’ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth (e un tempo sindaco di Londra) Boris Johnson che evidentemente si è auto-eletto equivalente britannico del nostro emerito Silvio Berlusconi, per non essere da meno del leggendario Cavaliere, si è messo d’impegno ad offendere quanta più gente possibile a destra e a sinistra, fuori e dentro dall’Europa. E intanto il tempo stringe (che ci sono solo poco più di sei mesi al fatidico giorno quando la Gran Bretagna tornerà a tutti gli effetti ad essere un’isola e lascierà l’UE) e il governo britannico continua a non avere una politica doganale. Andiamo bene. Esattamente quello che ci vuole a rassicurare noi cittadini europei residenti in UK (soprattutto se un po’ nevrotici come la sottoscritta), che da due anni ci siamo ritrovati a vivere in un limbo di sapore dantesco…

La conferma infatti che Permanent Residence Card verrà sostituito un non ancora ben definito settled status non mi rassicura affatto, anche perchè questo ancora fumoso nuovo stato giuridico non solo non mi garantisce gli stessi diritti della cittadinanza (come il votare alle elezioni politiche), ma mi potrebbe privare di alcuni dei diritti goduti fin’ora dai cittadini dell’UE, come la libera circolazione per esempio.

Come scrive Enrico Franceschini sul suo blog My Tube sul quotidiano La Repubblica,

“A suscitare non pochi timori, però, sempre secondo quanto si legge nel documento, ci sarebbe che il fatto che il settled status previsto per gli europei in UK, presupponga, tra l’altro, unicamente un sistema di registrazione digitale, e dunque non preveda il rilascio di un documento d’identità “fisico” – come invece avviene nel resto d’Europa – e questo potrebbe rappresentare un problema per i controlli necessari ad esempio da parte di datori di lavoro o padroni di casa, nonché rendere il sistema più vulnerabile alle frodi.”

C’è di che stare tranquilli insomma. :/

image courtesy Free Clip Arts
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#BrexitShambles

2018 ©Paola Cacciari

2 pensieri riguardo “To Brexit or not To Brexit: that is the question…

  1. Pazzesco. Comprendo la tua apprensione.
    Gli inglesi hanno fatto e stanno facendo una figuraccia.
    L’immagine che ne ho forse mi sbaglio è che sono proprio degli ignoranti.

    P. S. Ti è scappato un quendo al posto di quando… 😊

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