Mantegna e Bellini

Quella che esce dal Medioevo è un’arte un po’ cruda e crudele, fatta per rappresentare un mondo altrettanto crudo e crudele. Un arte fatta per parlare ad un pubblico pressochè illetterato e che pertanto aveva bisogno di immagini forti, esplicite a volte quasi fumettistiche, che a pensarci bene cosa sono i fumetti se non una storia raccontata tramite sequenze visive supportate da un minimo di testo? Torture, decapitazioni e sventramenti sono raccontati con grafico realismo, martiri e fanatismo sono all’ordine del giorno. Ma questa è la Bibbia. Rassegnamoci.

Andrea Mantegna, ‘The Presentation of Christ in the Temple’, about 1454 (Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie/ Christoph Schmidt)
Andrea Mantegna, ‘The Presentation of Christ in the Temple’, about 1454 (Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie/ Christoph Schmidt)

Quando Andrea Mantegna (1431-1506) e Giovanni Bellini (ca1433-1516) arrivano sulla scena artistica del Tardo Medioevo, il Rinascimento è alle porte. Bellini Sr, Jacopo (Venezia, 1396? – 1470?) era un uomo fortunato, che non solo era un pittore di talento, e aveva anche due figli (Gentile (1429-1507) e Giovanni appunto) altrettanto talentuosi, ma riesce a far sposare a sua figlia un altro genio del pennello. E’ così che il nosto Mantegna entra a far parte di questa incredibile dinastia pittorica, rivoluzionando insieme a loro il modo di fare arte agli albori del Rinascimento.

Mantegna’s ‘Minerva expelling the Vices from the Garden of Virtue’, about 1500-1502 (RMN-Grand Palais/Musée du Louvre/Gérard Blot)

Ed è appunto l’esplorazione della relazione tra questi due cognati e la loro rispettiva evoluzione artistica e personale, che è al cento di questa bellissima mostra. E come tutte le volte che mi trovo davanti ad una delle sue opere, non riesco a non stupirmi del continuo spostarsi dell’attenzione di Mantegna tra ciò che è reale e ciò che non lo è, tra il sacro e il profano.

Nella sala centrale sono esposti i bellissimi Trionfi di Cesare, una serie di nove tele dipinte da Mantegna tra il 1485 circa e il 1505 arrivati in Inghilterra nel 1629 assieme ai pezzi più prestigiosi della quadreria Gonzaga acquistata a prezzi scontati da Re Carlo I Stuart, che le trasportò a Londra dove, dal 1649, furono esposte nel ad Hampton Court (dove si trovano tutt’oggi). Tanta era la loro fama che, dopo l’esecuzione del re Carlo I, persino Oliver Cromwell si rifiutò di venderle (a differenza di numerose altre opere come ho scritto in questo post dedicato appunto alla Collezione di Re Carlo I Stuart).

Madonna of the Meadow about 1500 Giovanni Bellini
Madonna of the Meadow about 1500 Giovanni Bellini

Allo stesso modo delle opere del Mantegna, non cessano mai di stupirmi i dolcissimi paesaggi di Bellini – paesaggi che spesso centrano ben poco con il dipinto in questione, ma che comunque ci stanno benissimo.

The Feast of the Gods Giovanni Bellini, with later additions by Dosso Dossi and Titian, National Gallery of Art, Washington, DC, Widener Collection.

La dolcezza e il realismo di Bellini e il lineare plasticismo di Mantegna: due modi diversi di dire la stessa cosa. Ecco, questo è il Rinascimento.

2018©Paola Cacciari

Londra//fino al 27 Gennaio 2019

Mantegna and Bellini

National Gallery

nationalgallery.org.uk

 

Londra

13 pensieri riguardo “Mantegna e Bellini

  1. In ritardo su tutti i tempi sto frequentando l’università ed ho appena fatto l’esame di arte moderna I. Capita quindi a fagiolo questo tuo bel post. Mi sono anche comprata un libro Vita di Andrea Mantegna pittore della Tre Lune edizioni, molto bello graficamente, lo devo ancora leggere, però.

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    1. Non e’ mai troppo tardi per imparare cose nuove e per godersi cose belle! Io ho scoperto la letteratura russa solo quest’anno, non parlarmi di essere in ritardo su tutti i tempi che mi viene l’ansia solo a pensare tutto quello che ho in arretrato da leggere!! 🙂

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  2. Ti leggo sperando (nel contempo disperando) che mi resti qualche cosa in zucca. Le tue preziose spieghe sono illuminanti all’altezza dello zotico digiuno, qui tuo scrivente. E poi ci sono anche le “figure”, è un godimento. In questo caso e come dicevi tu – sono fumetti che narrano, ed è intrigante soffermarsi e scoprirne i particolari, istruttivi anche quelli minimi. Hai una funzione ormai sociale 🙂

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  3. Grazie, passato bene, così come io spero di te. Per la Principessa occorrerebbe una di quelle magie disneyane, colpo di bacchetta che sprigionano corone di stelline (su RAI è la terza serata di fila, Biancaneve ecc. e mi piace un mondo vederli…), non dico per sfrecciare su candidi cavalli ma per superare gli scalini che la dividono dal trono del caso. Il sig. Ebby langue, da quando c’è in ballo la Brexit rumina cupi pensieri e gli si rizzano i cespugli di peli sulle orecchie ogni volta che sente le parole “populismo” e “sovranismo”. Girargli i tuoi saluti sarà comunque mia premura, sono certo che gli saranno graditi.
    È tutto per questo Natale.

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