Essere umani, secondo Martin Parr

Mentre questa maratona di autolesionismo che si chiama Brexit si avvia alla non specificata data fatidica che segnerà l’uscita (o meno) della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il cantore per antonomasia dell’identità nazionale del Paese approda alla National Portrait Gallery. Naturalmente sto parlando di Martin Parr. E non è una coincidenza. Che per gli ultimi tre anni, a partire dal referendum nel 2016, Parr ha puntato il suo obiettivo su vari aspetti della nazione per capire cosa significhi il concetto di “Brexitness”.

Il risultato, come ci si può aspettare, è qualcosa che va ben oltre la semplice retrospettiva che oltre alle immagini della Brexit, ci sono ritratti celebri, strani autoritratti, ritratti di gruppi di persone che condividono gli stessi interessi o ruoli e che riflettono e rappresentano la ricca diversità delle comunità che vivono nel Regno Unito che sono spesso impegnate nelle più eccentriche e disparate attività (snorkelling in una pozza di fango, birdwatching, ballo indiano) che Parr ha girato per la BBC, un negozio di merch e un caffè dove puoi avere una tazza e un pezzo di torta battenberg. Il risulato è un caos colorato e frammentario, ma lo è anche il Regno Unito in questo momento, quindi va bene così.

Martin Parr
Martin Parr

Parr è sempre stato un acuto osservatore delle contraddizioni dell’essere umani, e di come queste contraddizioni siano amplificate e distorte da altri fattori come l’età, il genere, la razza o la classe sociale (che dovesse non esistere più e che invece è viva e vegeta e gode di ottima salute), quindi amplificate e distorte da una generalistica idea di nazionalità. Quindi la Brexit è molto importante come al solito per lui. Ci sono le bandiere di San Giorgio, le persone che festeggiano a modo loro il matrimonio degli ultimi rampolli della famiglia reale, i tatuaggi, i mas-paradenti di carnevale e i pensionati sfortunati.

L’effetto totale è una sorta di scorrazzata sul pianeta-Parr – un pianeta popolato da abitanti-stereotipi più simile a personaggi delle pantomime natalizie, ma che tuttavia hanno la peculiarità di essere anche persone in carne ed ossa. Parr è bravissimo ad invitare chi osserva le sue foto a vedere le cose dal suo punto di vista, tanto che alla fine anche a chi osserva pare di abitare sul pianeta-Parr, un pianeta in cui la realtà appare cupa o sgargiante a seconda del come la vede lui. Una cosa mi pare chiare: che i semi della Brexit sono germogliati ovunque attorno a noi, toccando le nostre vite più di quanto immaginiamo. Parr sonda le contraddizioni di Brexit con occhio curioso e affascinato regalandoci un acuto ritratto di un momento chiave di un epoca. In fondo anche questo fa parte dell’essere umani.

Martin Parr
Martin Parr

#MartinParr

2019 © Paola Cacciari
Londra//Fino al 2 Giugno 2019

Only Human: Martin Parr @ National Portrait Gallery

 

3 pensieri riguardo “Essere umani, secondo Martin Parr

  1. Interessante anche questo post, immagini inedite, almeno per me, c’è tutto un mondo così estraneo a noi quaggiù, ho notato – nota en passant – che le donne (foto ultima) hanno tutte dei buffi cappelli e ciascuno che è un’invenzione e tutte sono occupate a compulsare il cellulare tranne la prima della fila.
    A presto, Paola. Aspetto il prossimo… scoop.

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