Scrivere lascia il segno: ce lo racconta la British Library

Mi piace scrivere: questo è il motivo per cui ho aperto un blog. Appartengo ad un’epoca pre-computer, quando si scriveva a mano e a scuola avere “una bella calligrafia” era ancora una cosa ancora importante. Mi piace vedere i miei pensieri che si srotolano sulla carta, le idee che predono forma d’inchiostro, le parole rotonde che si srotolano ordinate sotto i miei occhi. La scrittura elettronica è una grande invenzione, ma non mi da la stessa soddisfazione. Non ho mai smesso di scrivere e certamente non ho mai preso la scrittura sottogamba, che scrivere come il leggere, sono due delle invenzioni più rivoluzionarie dell’umanità. E la British Library ci ha fatto sopra una mostra, un’altra bellissima mostra come solo la British Library sa fare, quando si tratta di affrontare soggetti di questo tipo (ricordo la mostra del 2011 sull’evoluzione della lingua inglese.

Writing: Making Your Mark è una mostra piene di parole, di libri e di stupefacenti artefatti, che vanno da una pietra intagliata mesoamericana di 5000 A.C. ai  manoscritti illuminati, dal primo Microsoft Word al MacBook. In  parole povere: dalle tavolette ai tablet.

Do computers mark the beginning of the end for writing? Photo: Tony Antoniou.
Do computers mark the beginning of the end for writing? Photo: Tony Antoniou.

A proposito, lo sapevate che la lettera “A” deriva dal’evoluzione del geroglifico rappresentante una testa di bue? Nel corso del tempo i Fenici, i Greci, gli Etruschi e infine i Romani, utilizzarono questo geroglifico, stilizzandolo sempre più fino ad arrivare a quella che conosciamo come la prima lettera del nostro alfabeto. E mentre fatico a processare che la lingua di Dante e Shakespeare derivi da qui, non riesco e non pensare che questo geroglifico semi-astrattro sarebbe stato benone sulla copertina di un disco dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin

Eppoi manoscritti, tanti manoscritti. Dai salteri medievali a Mozart e James Joyce; dalle note tironiane alla BIC Cristal, la penna biro più famosa  e affidabile, che ancora oggi si vende ancora a milioni. Il mio oggetto preferito è una tavoletta di cera sulla con i compiti di uno scolaro egiziano che stava imparando il greco: compiti che risalgono al II secolo DC, ma sempre compiti sono…

La domanda finale è quella che mi preoccupa: dove andrà a finire la nostra lingua? E’ fluida malleabile, o si è semplicemente semplificata troppo? Saremo ancora capaci di parlare o finiremo con l’utilizzare un linguaggio più simile agli sms che ad un codice usato da esseri umani? Non ne ho idea. Ma come cantava Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

2019 © Paola Cacciari

Londra// fino al 27 Agosto 2019

Writing: Making Your Mark

www.bl.uk

5 pensieri riguardo “Scrivere lascia il segno: ce lo racconta la British Library

  1. Premesso che la lingua italiana è ricchissima di termini e vocaboli – oltre i limiti posti dalla tecnologia, vedi SMS e twitter, – c’è anche l’impoverimento causato dall’esigenza di comunicare tra il crescente numero di stranieri in Italia. Tra noi e loro e… tra loro.
    Metti i vari luoghi di lavoro, come potrebbero capirsi per esempio su un cantiere, un manovale marocchino con un carpentiere romeno o kosovaro? L’idiona di tramite è l’italiano.
    Solo a un certo livello, da tempo vige l’inglese, peraltro un inglese standard internazionalizzato. Ma nel quotidiano italiano, sull’analfabetismo storico congenito nazionale (SIGH!), is è innestato anche uno spurio italo-globale.
    Questo aumenta la difficoltà di comunicare, si perdono finezze e dettagli che poi dettagli non lo sono affatto, e mi capita di dover sempre più supplire con gesti ed espressioni facciali, sempre pronto a capire se il mio interlocutore del momento (italiano o arabo, non fa differenza) ha bene percepito.
    Nota: proprio giorni fa parlando con una dolce e carina ragazza ITALIANA, mi è scappato di dire ch’era velleitaria. «Velleitaria, cosa vuol dire?» mi ha chiesto. No comment. (Con questo, quella ragazza continuo ad amarla ugualmente.)

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    1. Con un Di Maio che becca un congiuntivo su cinque e un Boris Johnson che dice che Brexit e’ un po’ “touch and go” (colloquilae per “incerto”) non mi meraviglio che entrambe, l’italiano e l’inglese da qualche tempo sembrano precipitare nell’ipersemplificazione. Mi raccomando Guido, almeno tu continua a mantenere alta la bandiera della lingua italiana!! 🙂 Mrs Garrick mi ha incaricato di chiederti di salutare il caro Sig Ebby. 🙂

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      1. L’inossidabile signor Ebby si premura di ricambiare. Aggiunge di conservare un caro ricordo di quell’irripetibile esperienza e ha proseguito con la citazione che, ahimè, “Tout passe, tout lasse, tout casse”.
        Ha concluso il signor Ebby: “A sopravvivere sono soltanto le zanzare e gli scarafaggi. E i Boris Johnson.”
        (Se devo essere sincero, Boris Johnson non l’ha nominato, ma sono sicuro che dicendo “scarafaggi” l’ha pensato.) 🙂

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  2. Vorrei poter usare il Tardis di Doctor Who per visitare la mostra… Mi accontenterò dell'”assaggio” che ci hai regalato.
    P.S. Visto che la mia calligrafia non è granché e che tendo a scrivere e riscrivere i post preferisco la scrittura elettronica :P.

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