Back in Time: The Clash – London Calling

Le interazioni con i miei connazionali in visita al museo sono in genere di tre tipi.

C’è chi, senza neppure guardare il mio pass, mi parla direttamente in italiano. Come se il fatto che i romani siano arrivati fin qui e ci siano stati per quattrocento anni sia sufficiente a giustificare la mia padronaza della lingua…

C’è chi si meraviglia del fatto che, dopo vent’anni e io sia ANCORA qui, nonostante il fatto che tempo faccia schifo (ma siete mai stati a Bologna, che d’estate è immersa nell’afa e d’inverno è sommersa da quella bella, fitta nebbia padana??), e la Brexit che incombe come una spada di damocle sulle nostre teste.

E ci sono quelli che mi guardano con l’occhio lucido, sopratutto gli ex-adolescenti della mia età, quelli cresciuti con i Clash e David Bowie e che ancora ricordano il Live Aid (quello vero, quello del 1985) e avevano il poster di Che Guevara attaccato in camera e sognavano di allevare pecore in Irlanda. E che mi chiedono con aria cospiratoria (quasi che quella degli italiani all’estero sia una sorta di società segreta) ‘Ma com’è… dico… com’è? … Stare qui??’  Che magari avrebbero voluto farlo anche loro, mandare tutto a fan’culo e uscire dal gruppo dico, come il Jack Frusciante di Brizzi. Uscire dal cerchio che gli altri ti hanno disegnato intorno e che prevede che uno studi ‘per strappare un titolo di studio che a sua volta […] permetta di strappare un buon lavoro che a sua volta […] consenta di strappare abbastatnza soldi per strappare una qualche cavolo di serenità tutta guerreggiata e ferita e massacrata dagli sforzi infiniti per raggiungerla.’

Per provare a vivere in un modo diverso, non necessariamente migliore o peggiore, solo… DIVERSO. Che alla fine come ha detto Pirandello molto prima di Brizzi, la realtà ha tante facce tutte ugualmente vere e ognuno è diverso, così come la strada per trovare una nostra serenità…

The Clash – London Calling (1979)

2 pensieri riguardo “Back in Time: The Clash – London Calling

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