Dai Musei Vaticani al Louvre, mostre e musei da visitare online — Uozzart

Dai Musei Vaticani di Roma alla Pinacoteca di Brera a Milano, dal Louvre di Parigi alla National Gallery of Art di Washington: dieci musei, in Italia e all’estero, da visitare comodamente dal vostro divano… Io resto a casa, certo, ma ciò non significa che si debba sacrificare arte e bellezza. E, grazie alla tecnologia, la…

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A Joint Statement on the Coronavirus Pandemic

In Inghilterra i musei chiudono al pubblico e noi che ci lavoriamo dobbiamo reinventarci un ruolo diverso per far sì che il settore della cultura, già così fragile, sopravviva a questa catastrofe. Ci aspettano tempi difficili, ma l’arte e la cultura sono importantissimi per il morale e la salute mentale delle persone.

Front of House in Museums

A joint statement from FoHMuseums, Fair Museum Jobs and Museum Wellness

We urge museums and their associated organisations to give their unanimous support to the entire museum workforce at this critical time to ensure the long-term health and security of those working in museums.

We encourage museums to give their full support to their workers to ensure their risk to exposure is limited and the effects associated with actions to minimise the spread of Covid-19 are not contributing to the increased vulnerability of their livelihoods.

Not all museum workers are able to work from home, including those working in front facing roles this includes roles associated with keeping museums open to the public such as operations who are more important than ever to minimising the risk of contamination and maintaining the cleanliness of museums. FoH are exposed to the public and are less likely to be able to “work from…

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Giorgio IV

“There was never an individual less regretted by his fellow-creatures than this deceased king.”

Cosi scrive il giornale The Times nell’obituario del re Giorgio IV nel giugno del 1830. E non aveva tutti i torti che il sovrano era idropico, ubriaco, dissipato, irresponsabile, codardo, egoista e stravagante alla follia. Era davvero la persona sbagliata per fare il re.

Ma povero Giorgio dico io. Giorgio IV dico (1762-1830). Era appena nato che già era Duca di Cornovaglia e Principe del Galles pochi mesi dopo; constantemente al di sotto delle aspettative paterne, costretto a separarsi dalla donna che amava, Maria Fitzherbert, perchè  più vecchia di lui, due volte vedova e cattolica, per sposare la cugina Carolina di Brunswick per ragioni dinastiche oltre che finanziarie, che la dote di Carolina serviva a pagare i suoi debiti, che infuriavano il padre Giorgio III quasi come l’idea di avere una nuora cattolica…. I due si odiavano, separandosi subito dopo (con un sospiro di sollievo ggiungerei io…) essersi doverosamente riprodotti. L’unica figlia, Carlotta Augusta,  muore di parto nel 1817, gettando Giorgio nella disperazione e la dinastia nel subbuglio.

Thomas_Lawrence_-_The_Prince_Regent

Debole di carattere, con una passione per la tavola, i vini pregiati, la moda, le donne e l’arte olandese, Giorgio IV non è di certo passato alla storia per le sue qualità di monarca, anzi: il popolo lo odiava quasi quanto lui odiava la moglie, il che la dice lunga.
Il suo stile di vita era grandiosamente dissoluto e spendeva soldi che non aveva con stravagante entusiamo, soprattutto in abiti costosi riprodotti con minuta attenzione nei vari ritratti commissionati al suo pittore preferito, Thomas Lawrence, e nella decorazione di suoi numerosi palazzi e nella costruzione del più improbabile edificio dell’intera Inghilterra: il Brighton Pavilion. Davvero, non doveva essere divertente per il popolino, (già fortemente provato dai costi delle guerre napoleoniche, in cui l’Inghilterra si distinse, anche se non per merito del sovrano) vivere durante il regno di Giorgio IV.

Eppure da storica dell’arte (e della buona tavola) quale sono, mi sento di spezzare una lancia in favore del tanto vituperato monarca. Colto, raffinato e con gusti splendidi in fatto di arte, Giorgio IV era  probabilmente il sovrano più colto dal tempo di Carlo I – e questo era due secoli prima. Il fatto poi che parlasse francese, italiano e tedesco, fosse un generoso patrono delle arti, un intelligente e arguto conversatore e un uomo di spirito ed di grande eleganza gli valsero il titolo di Primo Gentiluomo d’Inghilterra. Non solo: senza di lui non avremmo la National Gallery e il King’s College London, una delle più prestigiose università della Capitale.

Giorgio non avrà portato lustro alla monarchia, ma certamente lo ha portato alla Royal Collection a a partire dai nove anni in cui fui Principe Reggente, quando il padre Re Giorgio III era stato messo fuori uso dalla Porfiria e dava letteralmente di matto. Una volta libero dall’irritante supervisione paterna, il nostro Giorgio Jr puo’ finalmente dedicarsi con calma alla sua attivita preferita: lo shopping.  Il reggente/sovrano si getta nell’acquisizione di una quantità di oggetti senza precedenti – dai dipinti dei grandi maestri alle , dai mobili a gioelli, argenti, armi e armature giapponesi e persiane, porcellane di Sevres, libri antichi e disegni preparatori e studi, quando questi ultimi non erano ancora considerati “vera arte”.

George IV QueensGallery (10)
2019 ©Paola Cacciari

Ironia della sorte, il più francofilo dei re britannici trascorse gran parte dei suo regno in guerra proprio con la Francia di Napoleone, anche se questo non spegne la sua passione per tutto ciò che è  francese, incluso in cibo. Fortunatamente per lui, Giorgio si trova inaspettatatamente a godere di una delle immediate conseguenza della Francia post rivoluzionaria, la migrazione degli Chefs. La Rivoluzione francese infatti aveva praticamente eliminato dalla faccia della terra moltissime famiglie della nobiltà francese e i loro cuochi rimasti disoccupati, emigrarono in massa in Inghilterra, dove erano venerati e dove rivoluzionarono la cucina locale, con grande gioia dei Giorgio IV. Succede.

2020 ©Paola Cacciari

Londra// Fino al 3 Maggio 2020

George IV: Art & Spectacle @ The Queen’s Gallery, Buckingham Palace

 

I love them! +Saltarello — tramineraromatico

Non ho proprio saputo resistere, ho dovuto ribloggare il post di tramineraromatico (se non lo conoscete gia’ fate un giro per il suo blog!)

VANGELO Einstein impallidisce di fronte a certe sinapsi neuroniche 😀 😀 😀 CAPOLAVORO 😀 😀 😀 In aggiunta ci sarebbe il baldo governatore del veneto Zaia, anche lui fervente leghista… …con la sua infelice frase sui“cinesi che mangiano i topi vivi” e le cui abitudini sanitarie e alimentari sarebbero all’origine della pandemia influenzale. Ora […]

via I love them! +Saltarello — tramineraromatico

‘Be As Naughty As You Want’ by Bambi

Da qualche anno Banksy ha una rivale, ma io che sono perennemente distratta me ne sono accorta solo la settimana scorsa quando, passando da quel di Seven Dials, Neals Yard, nel cuore di Londra, mi sono imbattusta in questo murales raffigurante Mary Poppins con due bambini.

Bambi, Be As Naughty As You Want. Seven Dials, Neals Yard London WC2
Bambi, Be As Naughty As You Want. Seven Dials, Neals Yard London WC2

Bambi è lo pseudonimo di una street artist britannica la cui opera si concentra sull’identità femminile contemporanea, sul suo rapporto con la cultura patriarcale, e sull’ingiustizia politica e sociale.

Solo che quella raffigurata a stencil sul muro non è una normale Mary Poppins, e quelli che la guaradano stupiti non sono sono due comuni bambini. Ispirata da un’intervista in cui il principe William raccontava di quanto lo rattristasse il fatto che sua madre, la Principessa Diana non abbia mai incontrato i suoi nipoti, Bambi trasforma Lady Di in una fluttuante Mary Poppins, che scende dal cielo con tanto di ombrello e borsa gigante (rigorosamente di Harrods, in omaggio a Dodi al Fayed) per incontrare i suoi nipoti, il principe George e la principessa Charlotte. Accanto la scritta “Be As Naughty As You Want… Just Don’t Get Caught (“Sii monello quanto vuoi… solo, non farti prendere”)

Che in fondo i sogni son desideri di felicità (questa è Cenerentola, ma non importa…) e con un poco di zucchero  e la pillola va giù e tutto brillerà di più!

www.streetartistsbambi.com

Cronache nemediane – Cenni storici sull’archetipo femminile nella Madre Russia — — l’eta’ della innocenza

Articolo di Daniele Dal Bosco Tratto dalla rivista Centro Studi La Runa Nel linguaggio comune odierno si usa sovente l’espressione Madre Russia, preceduta ed incoronata, talvolta, dagli aggettivi Grande o Santa. 1.589 altre parole via Cronache nemediane – Cenni storici sull’archetipo femminile nella Madre Russia —

via Cronache nemediane – Cenni storici sull’archetipo femminile nella Madre Russia — — l’eta’ della innocenza

Il mito di Troia colpisce ancora

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.»

Sono passati molti anni dalle lezioni di Epica alle scuole medie, ma il proemio dell’Iliade ancora me lo ricordo. L’Iliade, il poema della guerra di Troia una storia di violenza, gelosia, inganno e stupido orgoglio: con questi ingredienti non sorprende che il poema di Omero sia ancora attuale! Era pertanto solo questione di tempo prima che il British Museum ci facesse sopra una mostra.

The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Come tutte le strie che si rispettino, si comincia dall’inizio, dalle nozze di Teti e Peleo, al ratto di Elena, rapita al marito Menelao perchè Venere aveva promesso a Paride l’amore della donna più bella del mondo se le avesse dato il pomo d’oro, prima di passare alla discordia e dalla guerra, per arrivare poi all‘ira di Achille. Che l’Iliade non tratta, come si presumerebbe dal titolo, dell’intera guerra di Ilio (Troia), ma di un singolo episodio di questa guerra che copre l’arco di 51 giorni, l’ira di Achille (causata dal fatto Agamennone avesse deciso di prendere per se stesso la sua schiava, Briseide ferendo Achille nell’orgoglio-nessuno naturalemnete aveva chiesto l’opinione di Briseide…). Ne segue una colossale battaglia tra greci e troiani nel quale Achille viene ucciso (non prima di aver vendicato l’amico Patroclo morto per mano di Ettore), ma Troia capitola solo grazie all’inganno del cavallo escogitato dallo scaltro Odisseo.

Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum
Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum

Ma quando i greci vittoriosi decidono di intraprendere il lungo viaggio di ritorno, cominciano i guai, e comunque questa è un’altra storia, l‘Odissea. Naturalmente non mancano episodi dall’Odissea, che in fondo le avventure di Ulisse e C. costretti a vagare per vent’anni per il Mediterarrneo in balia di dispettosi dei, forniscono una ricchissima fonte di immagini ampiamente utilizzate per la decorazione di vasi a figure rosse come questo qui sotto che mostra Ulisse (nome latino) che, dopo aver tappato le orecchie ai compagni, si fa legare all’albero maestro della nave per udire il canto delle sirene – un canto che  uccide tutti coloro che lo ascoltano.

Con il Rinascimento e la riscoperta della letteratura classica, le vicende della guerra di Troia come l’episodio del cavallo e la fuga di Enea dalla città in fiamme con il padre Anchise sulle spalle) diventano particolarmente popolari nelle mani di maiolicari come Francesco Xanto Avelli da Urbino,

 

mentre in pieno Neoclassicismo il pittore George Romney contemporaneo del piu’ noto Heinrich Füssli, immortalerà la famosa bellezza di Emma Lady Hamilton, dipingendola nei panni di Cassandra, sfortunata figlia di Priamo e che ebbe da Apollo la facoltà della preveggenza, ma che per il fatto di prevedere terribili sventure, era invisa a molti.

 

 

George Romney, Lady Hamilton as Cassandra
c.1785–6. Tate.

 

Ma l’interesse per Troia resta, e nel 1871 l’archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, credette di trovarla in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico della scuola francese guidata da Calvert, poi interrotto per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati, che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso), aiutato solo dalla moglie, la greca Sophia Engastromenou, riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo che il Re di Troia aveva nascosto prima della distruzione della città e che era narrato nell’Iliade.

Sophia Schielmann wearing Helen's jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
Sophia Schielmann wearing Helen’s jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Inutile dire che queste scoperte scatenarono un vera e propria mania per la mitica città e il suo altrettanto mitico passato. Poco importava che Schliemann avesse in realtà trovato qualcosa di molto più antico che i suoi ritrovamenti risalivano infatti a un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C. (la città narrata nei poemi omerici era collocata al settimo strato).

Ora come allora la storia di Achille, Ettore, Elena e Cassandra, di Enea ed e compagni continua ad affascinare e, a giudicare dalle centinaia di persone che hanno visitato questa mostra, a treceno anni di distanza siamo ancora vittime del suo incantesimo.

2020 ©Paola Cacciari

Londra// fino all’8 Marzo 2020

Troy: Myth and Reality @ British Museum, London,

Cappella Sistina, in mostra gli arazzi degli Atti degli Apostoli di Raffaello — Uozzart

In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello, sino al 23 febbraio 2020 la Cappella Sistina sarà magnificamente adorna dei preziosi arazzi degli Atti degli Apostoli realizzati su cartoni di Raffaello In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520), sino al 23 febbraio…

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“Curiosando tra le origini delle maschere di Carnevale: Dottor Balanzone” di Maria Rosaria Perrone

Cultura Oltre

Il Dottor Balanzone è originario di Bologna. E’ una maschera della Commedia dell’Arte che rappresenta, in chiave satirica, il giurista e cioè “il dottore”. E’ una maschera legata alla tradizione della scuola giuridica dell’Alma Mater Studiorum, dell’antica università di Bologna. Il dottor Balanzone è il simbolo della persona dotta, bonaria, saccente e presuntuosa, che si lascia andare spesso in verbosi discorsi, infarciti di citazioni colte in latino maccheronico. Il nome Balanzone deriva proprio da balanza, bilancia, allegoria della giustizia. Balanzone veste sempre di nero, ha una grossa pancia, ha le guance rosse ed è solito gesticolare in modo pacchiano ed eloquente. Indossa una piccola maschera che copre solo le sopracciglia ed il naso, ha due grandi baffi e veste la divisa dei professori bolognesi, la toga nera, dove spiccano su di essa i polsini e il colletto bianchi, la giubba il mantello e un gran cappello. Ha un carattere cavilloso, sempre pronto ad…

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