Persone normali (Normal People) di Sally Rooney

Persone Normali è il titolo di questo libro dell’irlandese Sally Rooney. Nata nel 1991 la Rooney è stata definita dai media come “the great millennial novelist”, la scrittrice dei millennials, della Generazione Y, coloro cioè che sono i nati fra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Non che lo sapessi, che non sono una millenialls io bensì una causa persa della Generazione X, quelli che sono arrivati in ritardo su tutto, per intenderci.

Incuriosita da tutto il circo mediatico creato attorno a questi poveri millennials, (inclusa un nuovo seceggiato tratto da questo libro in onda sulla BBC3 proprio in questi giorni) mi sono buttata nella lettura di questo libro senza molte aspettative. E ho finito con il divorare il libro in due giorni che Normal People è uno di quei libri i cui protagonisti ti prendono tanto che bisogna sapere come la loro storia andrà a finire. Almeno non è grosso come Guerra e Pace
La trama è quasi banale, anzi cosi’ banale che quando l’ho finito mi sono chiesta come mia abbia potuto prendere tanto. E’ la storia d’amore tra due adolescenti, Connell e Marianne, che incontriamo mentre frequentano la stessa scuola in una cittadina della provincia irlandese. Lui è tanto popolare, equilibrato e diligente, quanto lei è intelligente, indipendente, sciatta e solitaria – cosa che la rende vittima di infiniti episodi di bullismo, e non solo a scuola. Figlio di una ragazza madre lui, proveniente da una famiglia ricca lei, i due hanno l’opportunità di conoscersi meglio grazie al fatto che la madre di Connell lavora come donna delle pulizie a casa di Marianne. Diventano amici e scoprono con loro stessa sorpresa, di riuscire ad essere sé stessi solo quando sono insieme.

Le cose tuttavia non sono così semplici: temendo il giudizio dei compagni di scuola se si venisse a sapere che lui sta con una come Marianne, Connell la prega di mantenere il segreto, cosa che lei accetta passivamente di fare senza discutere. Le loro vite continuano ad intrecciarsi per separarsi non appena uno pensa che, realizzato il male che sta facendo a Marianne, Connell decida di crescere e di uscire allo scoperto con Marianne. E questa potrebbe essere la fine, se Persone Normali fosse un libro “normale”, ma non lo è. La storia  tra i due continua e poi si interrompe piu’ volte per qualche stupido motivo (generalmente legato al fatto che Connel e Marianne non riescono a comunicare, ad esprimere a parole quello che sentono dentro) per riprende qualche mese dopo, qualche anno dopo, abbracciando gli anni dell’università in cui i due continuano a essere inesorabilmente attratti l’uno dall’altra.

Per anni i due entrano ed escono l’uno dalla vita dell’altra – amici, amanti, entrambe le cose. Non riescono a spiegarselo, sanno solo che nessuno dei due sembra attrezzato per abitare il mondo esterno senza il supporto dell’altro e che essere “normali” per loro è uno sforzo quasi sovrumano.

Ora dico io, che cos’è la normalità? Chi sono le persone normali? Io che ho passato l’infanzia e parte dell’adolescenza a sentirmi sbagliata perchè mi piaceva leggere durante la ricreazione invece che uscire in corridoio con il resto della classe. Poi si cresce e ci si accorge che quella normalità che tanto invidiata agli altri non esiste, che le persone normali non esistono e che ognuno ha la sua personale definizione di normalità

Ma non c’e’ solo questo e ancora desso mi chiedo come questo libretto di 266 pagine possa affrontare in modo tanto discreto quanto efficace questioni importanti come la politica, la classe sociale, la fragilità dell’essere maschio, la violenza domestica, il bullismo, il rapporto genitori-figli e soprattutto, il bisogno di indipendenza che per certi individui è più necessario che per altri, per maturare come esseri umani. Un libro per tutti, non solo per i Millennials.

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #6

Londra è bellissima scrisse nel 1995 lo scrittore Bill Bryson in Notizie da un’isoletta. E non potrei essere più d’accordo con lui. E non solo perché ha (o almeno aveva prima, in una vita pre-COVID) alcuni tra i migliori teatri, orchestre e musei del mondo, pub ad ogni angolo e un numero pressoché infinito di parchi.

London, 2020 ©Paola Cacciari
London, 2020 ©Paola Cacciari

Per me, come per Bryson, sono i piccoli dettagli quelli che fanno di Londra una città speciale – le cassette della posta fatte a pilastro per esempio, con lo stemma del sovrano/a che le ha fatte installare; le cabine rosse del telefono (almeno quelle poche sopravvissute, lasciate più per il beneficio dei turisti che per altro), i caratteristici taxi neri e i double decker, gli inconfondibili autobus a due piani della capitale, l’architettura delle case che cambia a seconda dei quartieri che ci raccontano di quando Londra era ancora un’insieme di piccoli villaggi, costruiti in epoche diverse e successivamente assorbiti nel tessuto topografico della città.

Hendrix Blue Plaques London 2016 © Paola Cacciari

Londra è una città fatta di dettagli e ci vuole tempo e pazienza per scoprire i dettagli. Così durante la mia “ora d’aria” vado in giro a piadi a cercare le Blue Plaques, le targhe rotonde di ceramica blu che occhieggiano discrete dai muri delle case e dei palazzi e che ci raccontano dei grandi personaggi inglesi e non, che in quei luoghi hanno vissuto, dormito, o anche solamente mangiato. È in momenti come questi che mi fermo a pensare cosa significhi per me Londra. E quanto mi manchi la sua vita pulsante, ora che non posso viverla.

2020 ©Paola Cacciari

 

Lucio Anneo Seneca — Astro Orientamenti

Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato Questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora Lucio Anneo Seneca, nacque a Corduba, comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Andalusia, nel 4 a.C. Morì a Roma nell’anno […]

via Lucio Anneo Seneca — Astro Orientamenti

I diari del COVID-19 #5

Oggi mi sono alzata tardi. Lo faccio speso ultimanente. Metto la sveglia presto e trascorro la mattinata a letto, caffè, biscotti alla mano, a leggere e a guardare documentari, balletti e sceneggiati scaricati sul computer, cortesia della BBC e di YouTube. Che, come succede da quasi due mesi a questa parte, non devo vedere nessuno e non devo andare da nessuna parte. Posso indulgere nei miei passatempi preferiti e lo posso fare senza sentirmi in colpa.

Ma io sono un’introversa, e questa quarantena ha cambiato di poco la vita mia quotidiana. Mi piace passare tempo nella mia testa, avere tempo per pensare e, soprattutto, avere il controllo sulle mie interazioni sociali. Non che non mi manchino i miei amici e la mia famiglia, inclusa quella adorabilmente disfunzionale del Museo. E mi mancano tutte quelle iniezioni di vita reale che fanno parte della mia routine quotidiana, come vedere mostre, sedere al parco, e visitare la Royal Opera House. E Londra. Il camminare senza meta per le strade di Londra con il naso all’insu’ e scoprire ogni volta qualcosa di nuovo.

Ma me la passo decisamente meglio dei i miei amici/ colleghi più estroversi, costretti dalla quarantena ad andare contro la loro natura sociale e gregaria. Per loro è un momento durissimo che neppure i molteplici aperitivi su Zoom sembrano alleviare. Li capisco, che anch’io darei di matto se, dal giorno alla notte il Governo decidesse che tutti devono socializzare incessantemente. Il solo pensiero di non avere la possibilità di starmene da sola a farmi i fatti miei e ricaricare le batterie almeno qualche ora al giorno mi fa venire la nausea. Ancora adesso devo giustificare ad amici e parenti il mio amore per la pace e la tranquillità e spiegare che sto benissimo, non sono malata o depressa, ma semplicemente “quieta”.

Ma dico io, ci voleva una pandemia per obbligare la società ad adottare un modo di vivere progettato quasi esclusivamente per gli introversi? Chissà forse è un’occasione per tutti per staccare la spina, e imparare  a sentirsi a proprio agio con i propri pensieri un po’ più spesso.E imparare a non averne paura.

Reopening the Museum

Front of House in Museums

As museums across the world begin reopening their doors to the public, it still feels that the notion of museums in the UK reopening remains distant. But when museums in the UK do open their doors to the public, we will have had an opportunity to learn from museums from around the globe and from the service industry in the UK. The experience of front facing workers home and abroad during this unprecedented time will be invaluable to ensuring museums of all sizes can reopen successfully.

Museums are Reopening

Even as museums in the UK were only starting to close, museums across China, Japan and Korea were making steps to reopen. As the UK embarked on a further three weeks of the country in lock museums in the German state of Brandenburg began to reopen, with the Arts Newspaper reporting that museums in the German states of Thuringia and…

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I diari del COVID-19 #4

Sto leggendo Tombland di C.J. Samson, un noir storico della serie di Master Shardlake, avvocato un po’ deforme e detective riluttante nella Londra dei Tudor, coinvolto più spesso di quanto la sua natura pacifica vorrebbe, in intrighi politici e omicidi.

Siamo nel 1549, durante il regno di Edoardo VI . Sono trascorsi due anni dalla morte di Enrico VIII e Shardlake si trova ad essere spedito suo malgrado a Norwich per conto della quindicenne Lady Elizabeth per indagare su un caso di omicidio che coinvolge la moglie di un lontano parente. Ma il caso dell’omicidio diventa parte di una storia più grande, la ribellione contadina guidata da Robert Kett nella contea del Norfolk, nell’Inghilterra orientale.

Tra le ribellioni contadine del 1549, quella guidata da Kett fu la più grande rivolta popolare avvenuta tra la rivolta dei contadini del 1381 e la guerra civile. La recinzione della terra comune da parte dei ricchi proprietari terrieri per il loro uso privato (pascolo, caccia o allevamento di colombe) aveva lasciato i contadini senza un posto dove pascolare i loro animali. Se a questo si aggiungono altre difficoltà normalmente affrontate dalla gente comune, come l’inflazione, la disoccupazione, l’aumento degli affitti e diminuzione dei salari non sorprende che la gente fosse arrabbiata nei confronti di uno Governo guidato da uomini la cui politica era quello di rubare i poveri a vantaggio dei ricchi. Suona familiare?

Rivolte e insurrezioni non sono successe molte volte nel passato di varie nazioni, Ma nel caso dll’Inghilterra, il passato feudatario è particolarmente duro a morire. Basta guardare alla Brexit e pare evidente che gli inglesi, o almeno una certa classe di inglesi, quelli più ricchi e quelli più poveri, non riescano a fare a meno del feudalesimo. Altrimenti non avrebbero eletto i Tories. Se le cose non cambiano per la classe media liberale figlia della Rivoluzione Industriale non c’è speranza…

2020 ©Paola Cacciari

Gli anni ottanta e Pier Vittorio Tondelli

Non l’ho mai letto, Rimini di Pier Vittorio Tondelli dico. Ma per una vita ho passato le vacanze a Rimini, e proprio durante quegli anni Ottanta raccontati nel libro. La curiosità di comprendere meglio una parte della mia vita che mi è passata accanto senza che me ne accorgessi è troppo forte. Un’altro da aggiungere alla mia interminabile lista su Goodreads… Grazie a Zona di Disagio per il suggerimento. 🙂

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Gli anni ottanta nella ricchezza  di inesauribili fermenti culturali, una stagione intensa di idee e di scrittori destinata a restare, a cui oggi molti di noi guardano con grande nostalgia.

Pier Vittorio Tondelli è stato uno dei protagonisti della cultura italiana di quel magnifico decennio, l’ultimo scrittore in grado di rappresentare un’intera generazione.

Ricordo come se fosse oggi quel lontano 1985, avevo ventidue anni e in libreria usciva Rimini, il terzo romanzo di  Pier Vittorio Tondelli.

Mi precipitai a comprarlo e lo lessi con avidità come era sempre stato con i suoi romanzi precedenti.

Come accadeva sempre all’uscita di un suo libro, lo scrittore emiliano tendeva sempre a dividere sia il pubblico che la critica.

Io trovai Rimini un libro davvero bello e lo considerai subito uno spaccato importante degli anni che stavamo vivendo.

Una parte rilevante della critica non lo amo e lo liquidò con un romanzo da spiaggia.

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Spartacus. Ovvero, la potenza dell’esercito del Bolshoi

Lo so, ultimamente i miei post sono tutti sul baletto (scusa Guido… 🤗), ma la “vita da museo” che aveva informato la maggioranza dei miei post fino ad ora è stata rudemente interrotta dal coronavirus, e l’unica cosa che sembro fare al momento è guardare ossessivamente il balletto sul Canale YouTube del Teatro Bolshoi…  E comunque ci sono modi peggiori di passare la quarantena… 😏😜

via Spartacus. Ovvero, la potenza dell’esercito del Bolshoi