La storia del compensato al Victoria and Albert Museum

È difficile esaltarsi per una mostra sul compensato, ma a rischio di sembrare un po’ suonata, io esaltata lo sono. Pensiamo per esempio ai mobili. Utilizzati in ogni momento della nostra vita – per dormire, mangiare, sedersi sdraiarsi, lavarsi, giocare, fare sport – che cosa saremmo noi senza i mobili? Non solo. I mobili definiscono gli spazi che li ospitano. A partire del Medioevo gli artigiani che li costruivano hanno sviluppato tecniche perticolari per costruire e decorare questi accessori fondamentali della nostra giornata e, grazie all’uso di nuove tecnologie e materiale innovativi, renderli più confortevoli e alla moda. Entri il compensato, che in inglese si chiama plywood.

Leggero e resistente, e considerato (a torto) molto economico e per questo spesso dismesso come parente povero del legno, il compensato ha in realtà una storia molto antica. Inventato nell’antico Egitto (il primo esempio di cassone in compensato a sei strati  è  stato ritrovato nella piramide a gradoni di Saqquara) il compensato diventa particolamente popolare nel XIX secolo, quando la sua adattabilità e il suo potenziale vengono notati e opportunamente sfruttati ai due lati dell’Atlantico. E così, da un tunnel per una ferrovia sperimentale nel 1867 a New York, ai coperchi delle macchine da cucire della Singer, dalle cappelliere ai sistemi costruttivi per abitazioni, passando per mobilio, tavole da surf e persino skateboard all’improvviso il compensato è utilizzato per costruire di tutto.

Singer sewing machine with moulded plywood cover, 1888. Photograph Victoria and Albert Museum, London
Singer sewing machine with moulded plywood cover, 1888. Photograph Victoria and Albert Museum, London

Il procedimento per ottenere pannelli di legno compensato consiste infatti nello “sfogliare” il tronco d’albero con un apposito tornio in grado di tagliare uno strato molto sottile di legno (1-3 mm), incollando poi i fogli fra loro in modo da “incrociare le venature”. In inglese il termine veneer  (che indica il singolo foglio di legno) ebbe a lungo il significato negativo che indicava il rivestimento esteriore usato per nobilitare un legno di scarso valore – una sorta di maschera  insomma e nel corso degll’Ottocento diventa sinomino di falso e di superficialità e di simbolo del nouveau riche. Non a caso Charles Dickens scelse questo nome per due personaggi del romanzo Our Mutual Friend (Il nostro comune amico, 1865): il signor e la signora Veneering  “gente nuova di zecca in una casa nuova di zecca di un quartiere di Londra anch’esso nuovo di zecca. Tutto ciò che li circondava era nuovo fiammante […] tutto era in uno stato di lucidità e verniciatura perfetta. E quel che si poteva notare nel mobilio, si poteva notare nei Veneering.” Forse anche per questo intorno al 1906 il nome del materiale mutò da veneer  in plywood

Armchair, Alvar Aalto, 1932, Finland. © Alvar Aalto Museum. Photograph Victoria and Albert Museum, London

E allora ben venga Plywood: Material of the Modern World, forse la prima mostra dedicata  alla storia e all’impatto di questo materiale sul mondo moderno. Vero e proprio V&A style. La storia comincia  partire dall’Ottocento quando la Singer lo utilizza per i coperchi delle di macchine da cucire.

Ma nonostante i suoi molteplici utilizzi, l’epoca d’oro del compensato arriva con il XX secolo, quando i designer del Modernismo cominciano ad  utilizzare questo modesto materiale per le loro iconiche sedie. Dalle forme sinuose di Alvar Aalto e Marcel Breuer (che insieme a Walter Gropius era precipitosamente emigrato in Inghilterra nel 1934 dopo che l’avvento del Nazismo portò al la chiusura del Bauhaus) negli anni Trenta, a quelle semplicissime in legno e metallo create da Charles e Ray Eames, Arne Jackobsen e Rory Day nel dopoguerra. Diventati famosi dapprima con i leg splints – i supporti ortopedici  in legno compensato creati nel 1942 per le gambe dei feriti della Marina degli Stati Uniti, i coniugi americani Charles e Ray Eames alla fine della guerra si dedicano ala costruzione di mobili in compensato – armadi, tavoli e le loro famose poltrone – alcuni dei quali sono ancora prodotti adesso come la meravigliosa DCM chair (Dining Chair Metal).

Quello che non sapevo è che il compensato era anche ampiamente utilizzato nella produzione automobilistica e nell’aeronautica. L’orientamento delle venature infatti, incrociate strato su strato, rendeva il compensato un materiale particolarmente leggero e resistente, perfetto insomma per le fusoliere di aereoplani. Ne sapeva qualcosa il francese Armand Deperdussin che nel 1912 lo usa per costruire il primo velivolo dotato di monoscocca, una struttura interamente in legno e priva di intelaiatura interna, più leggera, più aerodinamica e, a parità di peso, più robusta di quanto si fosse mai costruito prima.

Workman carrying a complete Deperdussin monocoque fuselage, about 1912, Deperdussin factory, Paris. © Musée de l’Air et de l’Espace-Le Bourget

Il compensato fu utilizzato largamente per la costruzione di aerei da combattimento nella Seconda Guerra Mondiale al posto dello scarseggiante metallo. Ma nonostante tali successi, alla fine della guerra  l’industria aeronautica ritornò all’utilizzo del metallo, influenzata non solo da questioni tecniche ma anche dall’idea di modernità promossa dai loro migliori clienti, le forze armate per cui il legno era troppo old-fashioned, non adatto alla loro visione mascolina e muscolosa dell’estetica bellica.

Charles e Ray Eames, DCM chair, 1947 © Eames Office, LLC Evans Products Company - Molded Plywood Division 1947 Moulded plywood, steel and rubber
Charles e Ray Eames, DCM chair, 1947 © Eames Office, LLC Evans Products Company – Molded Plywood Division 1947 Moulded plywood, steel and rubber

Negli anni Cinquanta il compensato diventa non a caso il sinonimo del DIY (do-it-yourself), il nostro  fai da te, con barche a vela, skateboard e moduli abitativi prodotti in casa. Dopo l’inevitabile periodo d’eclissi, ora il compensato è tornato di moda per i supercool flat-packed designs del XXI secolo come l’esempio di WikiHouse che chiude la mostra. WikiHouse consente agli utenti di scaricare piani di costruzione dal suo website sotto licenza Creative Commons, e di modificarli con un programma chiamato SketchUp, e di utilizzarli per creare pezzi simili a un puzzle eseguite in compensato e/o in cartongesso con una macchina a controllo numerico operata dal computer. #Plywood

2017 ©Paola Cacciari

Londra// fino al 12 Novembre 2017

Plywood: Material of the Modern World
Victoria & Albert Museum
Cromwell Road – Londra

Terence Conran: The way we live now.

Giorno libero, fa un bel freschino ma il sole splende e il cielo blu: perfetto per una scarpinata sulla riva sud del Tamigi alla volta del Design Museum. Sono anni che non ci vado, che per qualche strano motivo spesso dimentico che esiste. Ed è un peccato perchè si trova in una zona davvero suggestiva dietro al Tower Bridge, quella delle ottocentesche banchine portuali di Butler’s Warf, con gli imponenti magazzini per le merci ora trasformati in appartamenti di lusso.

LondonMarch 038
Designb Museum. Londra. 2015 ©Nebbiadilondra

Costruito nel 1989 per volere di Sir Terence Conran, il Design Museum è il primo museo al mondo dedicato a questo settore. E a lui, in occasione dei suoi 80 anni, è dedicata la mostra The way we live now. E i rimandi alla geniale satira di Anthony Trollope non sono casuali, che questa mostra offre la stessa penetrante visione della società inglese offertaci da Trollope nel XIX secolo, anche se decisamente meno cattiva…

Terence Conran
Terence Conran, circa 1950. Photographer Ray Williams
Terence Conran ha fatto per il design quello che Mary Quant ha fatto per la moda: l’ha cambiato. Designer, imprenditore, innovatore e buongustaio, è a lui che si devono l’introduzione in Inghilterra del piumone (duvet), degli utensili da cucina francesi e della cultura del caffè del continente.
Una carriera la sua iniziata nel clima austero del dopoguerra che lo porta a decidere che il design deve essere accessibile a tutti, sia nel gusto che nel prezzo. L’apertura del primo negozio  Habitat, in Fulham, nel 1964, vende mobili e oggetti per la casa funzionali, semplici e lineari.  E non a caso il suo spirito innovatore trovò ampio consenso nella swinging London degli Anni ’60 e annovera tra i sostenitori la stessa Mary Quant, per cui Conran disegna gli interni del negozio.

Sull’onda del successo di Habitat, Conran apre una nuova serie di negozi, The Conran Shop, che ancora oggi offrono una selezione dei maggiori brand del design internazionale. Ma questo instancabile creativo non si è fermato ai mobili e ha firmato anche spazi pubblici, come il Terminal One dell’aeroporto di Heatrow, librerie e persino ristoranti (l’altra sua grande passione) tra cui il famoso Bibendum all’interno dello storico edificio Art Deco Michelin House, acquistato nel 1985. Da allora ne ha inaugurati più di 30 nelle più importanti città del mondo contribuendo non poco a modificare anche il gusto inglese per la tavola. Quando si dice la passione…

37th London International Fine Art Fair

Koloman Moser  – Vaso  –  c1905

A due passi dall’elegante quartiere di Kensington, l’ottocentesca sede londinese di Olympia Exhibition Centre riapre i battenti dopo un periodo di ristrutturazione per trasformarsi nel territorio di caccia prediletto di mercanti, collezionisti e semplici amanti dell’antiquariato e delle arti decorative in genere. Una caccia al tesoro in piena regola, quella offerta dalla London International Fine Art Fair, che giunge alla sua trentasettesima edizione.
Perché tra i tesori in mostra negli oltre quattrocento stands che punteggiano l’immenso spazio vittoriano di West Kensington ci sono dipinti, disegni, sculture, mobili stile impero e di design, vasi Art Nouveau e Art Deco di Émile Gallé, Koloman Moser e René Lalique, gioielli di Man Ray, argenti, ceramiche, tessuti, libri antichi e moderni, e persino il teschio di un Tirannosauro risalente a 65 milioni di anni fa, non a caso l’oggetto più antico dell’esposizione. Un’eclettica varietà di opere in vendita a prezzi che vanno da un minimo poche centinaia di sterline ad un massimo di svariati milioni.
Molti i nomi di rilievo: dal maestro quattrocentesco Neri di Bicci, a Constable e Turner, da Matisse a Picasso, da Roy Lichtenstein a Peter Doig e Julian Schnabel per citarne alcuni.
Al piano superiore, nell’Orangery, Modern British Masters: Pictures from the Bryan Ferry Collection è una mostra nella mostra, un’eccezionale gruppo di quindici opere di maestri inglesi del XX secolo del calibro di Augustus John, Duncan Grant, Vanessa Bell e Walter Sickert provenienti dalla collezione privata del dandy della musica inglese. (paola cacciari)

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Collect a Londra


Fino al 13 giugno 2010
Olympia Exhibition Centre
Hammersmith Road – London W14 8UX
Info: +44 02073851200 –
lifaf@brunswickgroup.com
Web: www.lifaf.com

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