I diari del COVID-19 #8

Il cosidetto Cummings-gate non è finito qui. Mercoledì scorso, Emily Maitlis, popolare giornalista televisiva alla BBC da quasi vent’anni, aveva aperto l’edizione serale del suo programma Newsnight dicendo che Dominic Cummings aveva violato le regole della quarantena. Tutto il paese l’aveva capito, ed che era sorprendente che il Governo lo negasse, ha continuato la giornalista, aggiungendo che in questo modo Downing Street non solo ha fatto passare per stupidi coloro che invece hanno fatto di tutto per rispettarle le regole, ma che ha dato ad altri il pretesto per violarle. Ha concluso che con più a lungo i ministri e il primo ministro contunueranno a dire alla nazione cheCummings ha rispettato le regole, piu’ grande sarà la rabbia per questo scandalo. Uh! Go On Girl !!!

Un editoriale del Financial Times pubblicato mercoledì sostiene che l’opinione pubblica abbia ragione a essere arrabbiata per i comportamenti di Cummings, e che sia stato poco saggio da parte di Johnson fare finta di niente. Non solo perché per difendere Cummings il Primo Ministro ha specato molta della sua credibilità (che già non era altissima dopo il COVID fiasco del come è stata gestita la crisi sanitaria), ma anche perché ora sarà più difficile fare rispettare le regole di distanza sociale.

Inutile dire che l’insolito monologo d’apertura della Maitlins è diventato virale, e sebbene apprezzato da molti (tra cui la sottoscritta), è stato criticato da molti politici conservatori, e anche da alcuni giornalisti, che hanno ritenuto la presa di posizione della collega eccessiva e non conforme alla tradizionale imparzialità dei notiziari della BBC, che l’ha prontamente richiamata. Una decisione quella dell’emittente televisiva, accolta con una certa sorpresa e molte critiche, tanto da giornalisti che politici Laburisti.

Il fatto che, la serata successiva, la Maitlis sia stata sostituita alla conduzione del programma dalla giornalista Katie Razzall, ha scatenato l’immaginazione collettiva, fornendo allo stesso tempo a Downing Street la distrazione necessaria per allontanare l’attenzione del opinione pubblica da Cummings e le sue peregrinazioni in lungo e in largo per l’isola.

Il comunicato della BBC afferma che la Maitlis ha violato le regole di imparzialità della rete, e che le sono state ricordate le linee guida da seguire. E fin qui ci siamo: ogni corporazione ha linee guida che vanno seguite, pena severi richiami (anche il museo ne ha molte). Ma il fatto che lei sia stata richiamata e Cummings no, rende l’azione di quest’ultimo ancora più arrogante. La colpa di Emily Maitlins (se si può chiamare colpa) è che ha usato la sua posizione di giornalista conduttrice di un programma molto seguito, per farsi portavoce di coloro che vogliono delle risposte.

Che l’imparzialità tanto sventolata dalla BBC non è forse fare domande e aspettarsi una risposta? Che dopo dopo oltre 38,489 morti accertate, la gente ha il diritto di avere la verità sui fallimenti del passato recente e sui tentativi passi futuri verso una vita post-COVID-19 . Fatti, la gente vuole fatti. Non più verità alternative, ma la verità e basta.

“Che cos’è la verità? disse Pilato e non attese risposta.”

Scrisse nel 1625 il filosofo Francis Bacon. Temo che in questo momento il padre dell’empirismo si stia rivoltando nella tomba alla vista del modo in cui l’oggettività è sia deventata un’opinione, qualcosa di elastico da manipolare aperatmante da personaggi come Bojo e Trump.

Ma Bacon disse anche che “la verità è figlia del tempo.” Vedremo se avrá ragione.

2020 ©Paola Cacciari

 

I diari del COVID-19 #7

“Che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto.”

Così scriveva Luigi Pirandello in Uno Nessuno e Centomila. Che quello che sta accadendo nella politica inglese è qualcosa a metà tra un dramma pirandelliano e una canzone di Mina (Parole, Parole, Parole… ), con una punta di Checkov.

Se in durante la campagna elettorale del 2016 Steve Bannon era per Donald Trump l’equivalente dei left-behind, di tutti coloro che si sentivano abbandonati dall’America e che hanno votato (e probabilmente lo rivoteranno) Trump, Domininc Cummins è per Boris Johnson il paladino dei ‘forgotten British’, tutti coloro che si sono sentiti abbandonati dal Gorverno di Londra e  hanno votato per la Brexit e per i conservatori.

Da quando Boris è diventato Primo Ministro, Cummings è diventato uno dei suoi collaboratori più influenti. Forse il più influente. Un’influenza sinistra la sua, e che sembra tanto assoluta quanto pericolosa, come quella di Rasputin lo era per gli Zar di Russia. E guarda un po’ cosa è successo…

Comunque.

Cummings è stato definito in vari modi: anticristo, sociopatico, pazzo, messia o, più semplicemente nelle parole di David Cameron, come uno “psicopatico in cerca di fama”. Ma per chi segue il suo blog (e pare che che ne sia parecchia di gente che lo fa, anche se non riesco a trovare il numero esatto), in cui la filosofia si intreccia con la robotica, Orson Wells e Bismarck, Cummis è una sorta di genio incompreso.

Amato o odiato (ho una propensione per la seconda opzione), resta il fatto che l’eminenza grigia dell’euroscetticismo britannico, questo Richelieu della corte di Boris Johnson, è certamente uno dei personaggi più influenti della politica britannica dopo Johnson stesso: una sorta di intoccabile che si sente tale e pensa di essere al di sopra delle regole.

E il Cummings-gate che è esploso nei giorni passati lo dimostra. Lo scandalo in questione, che in un altro momento sarebbe stato ridicolo, in questo periodo appare di una gravità senza precedenti. Cummings infatti è accusato di aver violato le regole per contenere il coronavirus viaggiando con la sua famiglia attraverso l’Inghilterra per passare la quarantena (e la Pasqua) a casa dei suoi genitori a Durhan, nel nord dell’Inghilterra, nonostante sia lui che la moglie mostrassero già i sintomi da COVID-19.  Del tipo, “fate come dico, non fate come faccio” per intenderci….

Dopo giorni di polemiche, la settimana scorsa il governo ha organizzato una conferenza stampa nel giardino di Downing Street, la residenza del Primo Ministro, dove un seccatissimo Cummings con camicia aperta e senza cravatta, ha letto con la voce monotona e svogliata di chi è costretto a fare una cosa che davvero non vuole fare, un lungo resoconto dei suoi spostamenti. Alle domande dei giornalisti se era dispiaciuto delle sue azioni, ha risposto con un secco no, ripetendo di non aver violato le regole. Poche ore dopo, in un’altra conferenza stampa, lo stesso Primo Ministro si è rifiutato di parlare della vicenda, spiegando sbrigativamente che tutto ciò che era da dire era già stato detto da Cummings, e ripetendo che non lo avrebbe licenziato.

Dominic Cummings speaks at a press conference in the garden of Number 10 Downing Street © PA

Nonostante molti parlamentari conservatori si siano schierati (più o meno volontariamente) con Cummings pubblicato Tweets in sua difesa, molti altri conservatori (forse spinti dalle decine di lettere di protesta ricevute da parte dei loro elettori) non lo hanno fatto, anzi alcuni hanno ufficialmente chiesto le sue dimissioni. Douglas Ross, un sottosegretario del ministero degli Esteri per la Scozia, ha persino annunciato le sue dimissioni dal Governo, dicendo che non poteva spiegare ai suoi elettori che una cosa era sbagliata se fatta da loro, mentre era giusta se fatta da un consigliere del governo. Il livello di approvazione per Johnson è diminuito di 20 punti in 4 giorni.

2020 ©Paola Cacciari

Disease X exhibition online version from the Museum of London

Like many other London museums, the Museum of London has shifted focus to bring first-class online content to visitors at home while our physical doors are closed. A primary strand of this digital programming is publishing objects and stories from some of the museum’s most popular exhibitions from both past and present. The latest instalment […]

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UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Tristemente attinente, soprattutto per chi come me in un museo ci lavora…

Secondo l’UNESCO e l’International Council of Museums (ICOM), a causa della crisi sanitaria in corso, il 90% dei musei di tutto il mondo, pari a circa 85.000 istituzioni, è temporaneamente chiuso a causa della pandemia. Una parte di questi, però, non riaprirà più i battenti… Continue reading UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su…

UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain,

Ultimamante penso sempre più spesso che il COVID-19 ha costretto la nostra la società a rimodellare il proprio ideale di personalità e ad adottarne uno prima d’ora raramente consentito: l’introverso. Il che significa che in questo momento posso essere apertamente me stessa senza sentirmi sbagliata.

Che prima di leggere Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain, ho sempre pensato di essere sbagliata, troppo timida, troppo amante dei libri, troppo impacciata in situazioni sociali. Peccato che ho letto questo libro solo tre anni fa grazie al consiglio di Claudia di London SE4: la mia vita sarebbe stata moto più facile se avessi potuto dare prima un nome al mio amore per al solitudine.

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare - Susan Cain - copertina

Essere introversi, significa aver bisogno di trascorrere tempo da soli per ricaricare le batteria. Questo non significa che io odi socializzare, ma – al contrario degli estroversi, che sono stimolati dal tempo trascorso con altre persone, senza mi manca il tempo necessario per “riprendermi” dallo stare in compagnia di altre persone, mi sento terribilmente stanca e affaticata, e divento acida e nervosa e tutt’altro che piacevole.

Susan Cain, un ex avvocato di Wall Street, celebra cosidetta personalita’ ‘contemplativa’ nel contesto di una società che ha sempre favorito l’azione. Eppure a quasi un decennio dalla pubblicazione di questo, l’estroversione è ancora considerata un modello di successo, soprattutto nei luoghi di lavoro in cui prevale quella che Susan Cain descrive come “l’onnipresente convinzione che la persona ideale sia gregaria, e sempre a proprio agio sotto i riflettori”. Lavorare in un ufficio open space (o nel mio caso, in un museo pieno di gente) prendere parte alle riunioni quotidiane, parlare in pubblico sono tutte attività che soddisfano il bisogno di stimolo dell’estroverso, a scapito degli introversi che faticano molto di piu’ a farsi notare, nonostante non manchino loro le qualità per avere successo nella vita e nel lavoro.

Secondo lo psicologo tedesco Hans Eysenck, la ragione delle differenze tra estroversi e introversi risiede nella diversa sensibilità all’ambiente circostante e al rumore. Gli introversi hanno bisogno di meno stimolazione per raggiungere il loro punto massimo di eccitazione sociale rispetto agli estroversi, il che li porta prima di questi ultimi a rifugiarsi nella quiete della solitudine. Io posso studiare e leggere solo se in silenzio. Il che rende la mia vita al Museo una perpetua lotta alla ricerca di attimi di pace che, durante la pausa panzo, sembro trovare solamente chiudermi nel bagno delle signore.

“Introversione ed estroversione non sono concetti binari”, continua la Cain. E in realtà non esiste il qualcuno solo introverso o solo estroverso, ma esiste una miscela delle due personalità. Il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri varia a seconda dell’umore, dell’ambiente e delle persone che ci circondano: la chiave è capire come raggiungere e mantenere nella nostra vita l’equilibrio necessario a proteggere e mantenere la nostra salute mentale.

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #5

Oggi mi sono alzata tardi. Lo faccio speso ultimanente. Metto la sveglia presto e trascorro la mattinata a letto, caffè, biscotti alla mano, a leggere e a guardare documentari, balletti e sceneggiati scaricati sul computer, cortesia della BBC e di YouTube. Che, come succede da quasi due mesi a questa parte, non devo vedere nessuno e non devo andare da nessuna parte. Posso indulgere nei miei passatempi preferiti e lo posso fare senza sentirmi in colpa.

Ma io sono un’introversa, e questa quarantena ha cambiato di poco la vita mia quotidiana. Mi piace passare tempo nella mia testa, avere tempo per pensare e, soprattutto, avere il controllo sulle mie interazioni sociali. Non che non mi manchino i miei amici e la mia famiglia, inclusa quella adorabilmente disfunzionale del Museo. E mi mancano tutte quelle iniezioni di vita reale che fanno parte della mia routine quotidiana, come vedere mostre, sedere al parco, e visitare la Royal Opera House. E Londra. Il camminare senza meta per le strade di Londra con il naso all’insu’ e scoprire ogni volta qualcosa di nuovo.

Ma me la passo decisamente meglio dei i miei amici/ colleghi più estroversi, costretti dalla quarantena ad andare contro la loro natura sociale e gregaria. Per loro è un momento durissimo che neppure i molteplici aperitivi su Zoom sembrano alleviare. Li capisco, che anch’io darei di matto se, dal giorno alla notte il Governo decidesse che tutti devono socializzare incessantemente. Il solo pensiero di non avere la possibilità di starmene da sola a farmi i fatti miei e ricaricare le batterie almeno qualche ora al giorno mi fa venire la nausea. Ancora adesso devo giustificare ad amici e parenti il mio amore per la pace e la tranquillità e spiegare che sto benissimo, non sono malata o depressa, ma semplicemente “quieta”.

Ma dico io, ci voleva una pandemia per obbligare la società ad adottare un modo di vivere progettato quasi esclusivamente per gli introversi? Chissà forse è un’occasione per tutti per staccare la spina, e imparare  a sentirsi a proprio agio con i propri pensieri un po’ più spesso.E imparare a non averne paura.

Reopening the Museum

Front of House in Museums

As museums across the world begin reopening their doors to the public, it still feels that the notion of museums in the UK reopening remains distant. But when museums in the UK do open their doors to the public, we will have had an opportunity to learn from museums from around the globe and from the service industry in the UK. The experience of front facing workers home and abroad during this unprecedented time will be invaluable to ensuring museums of all sizes can reopen successfully.

Museums are Reopening

Even as museums in the UK were only starting to close, museums across China, Japan and Korea were making steps to reopen. As the UK embarked on a further three weeks of the country in lock museums in the German state of Brandenburg began to reopen, with the Arts Newspaper reporting that museums in the German states of Thuringia and…

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