La cultura nel XXI secolo

Ultimamente quando entro in un museo londinese mi sembra di entrare in un centro commerciale, più che in un tempio della cultura. Ci sono persone che mi danno il benvenuto appena varco la soglia dell’edificio, che mi chiedono come sto, se possono aiutarmi, se voglio una mappa, una tazza di tè, un biglietto per una mostra, che mi indicano la direzione del negozio o che mi invitano a contribuire al mantenimento dell’istituzione con una donazione. Sembra di essere assaliti da un esercito di cavallette. Mi faccio strada meglio che posso tra la foresta di “ambasciatori” che mi accolgono e mi danno il benvenuto, e mi allontano accompagnata da un trillante augurio di ricordarmi recensire l’attrazione turistica su Trip Advisor. Attrazione turistica???? A questo siamo arrivati: a fare dei musei attrazioni turistiche. In tutto questo, nessuno mi chiede se sono qui per visitare la collezione.

Capisco il problema. Il Governo Conservatore degli ultimi anni ha costretto musei e pinacoteche britanniche a trasformarsi in business per fare fronte a tagli nel settore (i tagli non ci sono solo in Italia). E le conseguenze per le istituzioni sono state devastanti.

La pressione esercitata dal Governo sulle istituzioni culturali per allargare l’audience e attirare famiglie, minoranze etniche e classi sociali svantaggiate si è tradotta in un’esplosione di mostre che si possono a loro volta facilmente tradurre in progetti per la scuola, piuttosto che concentrarsi in aspetti poco noti delle loro collezioni. La nostra ė’ l’era delle mostre blockbuster, ossia commerciali, che portano gente e di conseguenza denaro. E se le mostre sono sempre più spesso dedicate a cantanti e gruppi musicali (Kyle Minogue, David Bowie, Rolling Stones, Pink Floyd, Abba, Michael Jackson) o di qualità discutibile (come la mostra-pacco sugli impressionistri a Londra di Tate Britain), non importa. La gente viene e compra la T-shirt o il catalogo; le scuole accorrono in massa. Missione compiuta. A caval donato non si guarda in bocca.

E se da un lato comprendo il fatto che in un  periodo di recessione economica queste istituzioni devono trovare altrove i fondi per continuare a sopravvivere e mantenere l’ingresso libero (almeno sulla carta), dall’altro quello che sta accadendo alla cultura mi sembra una forma di prostituzione legittimata. Tanto è la pressione finanziaria che, nel panico di attirare gente promuovendo mostre a pagamento, eventi, conferenze, serate a tema etc etc etc, i musei britannici stanno perdendo credibilità o, ancora peggio, stiano perdendo la fiducia  nella capacità delle loro collezioni di attirare visitatori.

I titoli delle mostre sono cambiati, nomi altisonanti che semplificano e volgarizzano senza spiegare. Ricordo una mostra al British Museum su artefatti dello Yemen venduta al pubblico come “I tesori della regina di Saba”. Dubito che molti sapessero chi fosse la regina di Saba, ma l’esotismo intrinseco del nome da solo era molto più intrigante di qualcosa più accurato ma noioso come “I tesori dello Yemen.” Appunto.

Ma questo accade anche con i libri. Un saggio dello storico Paul Strathern sulla famiglia Medici è uscito in libreria con il titolo The Medici: Godfathers of the Renaissance. Come se paragonare Cosimo I a don Corleone sia sufficiente a staccare un pubblico dal cervello sempre più asfittico da computer e smartphones e introdurli alle gioie della storia. Inutile dire che non ho letto il libro pur apprezzando lo scrittore. Mi è sembrato un colpo troppo basso.

Persino la BBC pur mantendendo una parvenza di programmi di alta qualità (non si sa ancora per quanto, visto l’andazzo) un’orchestra e i Proms, ha dovuto arrendersi a orribili programmi modello Grande Fratello, quiz e soap opera. Documentari intellettualmente faticosi sono stati sostituiti da talk-show, chat-show e inoffensivi programmi di intrattenimento. Non si salva neppure la radio: qualche giorno fa ho sentito un presentatore di Classic FM chiamare Beethoven ‘il caro vecchio Ludwig’….

E se non c’è nulla di mal nello sdrammatizzare la cultura, questa caduta libera verso il cretinismo mi preoccupa. Invece di sollecitare dal pubblico uno sforzo mentale, le istituzioni culturali semplificano il linguaggio. E se in un passato dove l’educazione era un privilegio di pochi questo poteva essere encomiabile, oggi è un’azione ingiustificabile. La generazione WhatsApp, Snapchat o Messenger è pigra e impaziente. Presto finiremo con l’avere le didascalie nei musei che devono stare entro i 280 caratteri come in Twitter… :/

2018 © Paola Cacciari

Torna la grande musica con i BBC Proms

Per un’appassionata (quanto squattrinata) amante della musica classica quale sono, l’arrivo dell’Estate a Londra significa una cosa sola: l’inizio dei Proms. I Proms (Promenade Concerts) non solo sono uno degli eventi da non perdere dell’estate londinese, ma sono anche il festival di musica classica più grande del mondo. Nell’arco di otto settimane, la Royal Albert Hall, la straordinaria sala da concerti di epoca vittoriana che dal 1895 ospita questo evento, diventa il palco su cui le migliori orchestre internazionali condotte da direttori d’orchestra (o semidei se chiedete a me) come Antonio Pappano e Daniel Barenboim, rinomati solisti e compositori contemporanei si esibiscono in opere nuove e grandi classici. E il tutto a partire da sole 5 sterline!

Royal Albert Hall London ©Paola Cacciari
Royal Albert Hall London ©Paola Cacciari

La dichiarazione d’intenti era semplice e resta la stessa anche oggi: provvedere musica classica di prima qualità in modo ugualitario e ad un prezzo abbordabile. E se questo da solo non bastasse (e vi assicuro che per me è più che sufficiente) è l’atmosfera rilassata e festaiola che fa dei Proms un evento unico nel suo genere – un po’ come il Glastonbury della musica classica. I posti della platea sono rimossi e la grande arena diventa standing room only, in cui i “Promenaders” (il popolo dei Proms) si ammassa per ascoltare il meglio del meglio (e a volte del peggio) della classica: dalla musica barocca italiana alle nuove creazioni di compositori emergenti, da concerti di jazz alla musica Indiana e contemporanea. Armatevi di programma, sandwiches e scarpe commode. E buon divertimento!

Royal Albert Hall London 2018 ©Paola Cacciari

Londra//dal 12 Luglio all’8 Settembre 2018. Per il programma dettagliato guardate BBC proms 2018.

2018 © Paola Cacciari

Gli appuntamenti dell’estate londinese

E anche quest’anno è arrivata, puntuale come Wimbledon e la pioggia. Sto parlando della Summer Exhibition, l’evento più amato, criticato, atteso e discusso dell’estate londinese e che non manca ad un appuntamento con il calendario britannico dal 1769. E ogni anno da 246 anni una collezione di umanità varia ed eventuale composta da artisti (affermati o aspiranti), critici d’arte, giornalisti, collezionisti e semplici curiosi (come la sottoscritta) continua ad accorrere a frotte per toccare con mano (metaforicamente s’intende…) il polso della situazione dell’arte contemporanea Britannica. E in questo nulla è cambiato dal tempo in cui Turner e Costable, i due giganti del paesaggio britannico, si erano trovati con le loro tele appese l’una accanto all’altra a fare confronti su quale delle due era la più bella. Se i due non si detestavano già (e pare che non lo facessero…), quello fu il momento in cui iniziarono.

Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts
Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts

Ma il motivo di tanto successo non sta nel fatto che Turner, Constable e i Preraffaelliti hanno visto le loro opere appese alle pareti della famosa istituzione un paio di secoli fa (almeno non solo), quanto nella sua formula – che rende la Sumer Exhibition un’esposizione unica nel mondo dell’arte. Per qualche settimana infatti, le opere di maestri di fama mondiale sono “democraticamente” esposte accanto a quelle di illustri sconosciuti che sperano di diventare le celebrità del futuro. Uno dei principi dei fondatori della Royal Academy of Arts infatti era quello di ‘montare una mostra annuale aperta a tutti gli artisti di merito.’ Quest’anno la mostra è coordinata dall’artista concettuale Michael Craig-Martin (famoso per aver coltivato talenti come Gary Hume, Sarah Lucas e Damien Hirst) che insieme al suo comitato ha selezionato con cura gli artisti partecipanti tra gli oltre 12.000 candidati. Fino al 16 Agosto 2015. royalacademy.org.uk

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Ma l’estate a Londra non sarebbe tale senza Wimbledon, il torneo più antico e prestigioso del tennis e che si tiene tra giugno e luglio nel quartiere omonimo, al Sud-Ovest della Capitale. Certo, quando nel 1878 Spencer Gore vinse il titolo probabilmente non aveva idea che avrebbe dato origine ad una delle più grandi tradizioni britanniche. E d’altronde perché avrebbe dovuto? Che con i suoi 22 partecipanti (rigorosamente uomini) e una manciata di spettatori, quell’embrione di torneo non si sarebbe davvero potuto considerare un successo, almeno non per gli standard moderni. Come si sbagliava! Al giorno d’oggi Wimbledon è il terzo dei tornei del Grand Slam in ordine cronologico annuale. Inizia sei settimane prima del primo lunedì di Agosto ed è preceduto dall’Australian Open e dagli Open di Francia, e seguito dagli US Open. I suoi colori ufficiali sono il verde e il viola e come ad Ascot, anche per il torneo di Wimbledon esiste uno stretto dress code che vuole che giocatorie giocatrici vestano rigorosamente di bianco – anche se negli ultimi anni sempre più partecipanti sembrano infrangerlo. E basta capitare in terra angla tra Giugno e Luglio per assistere ad una vere e propria Wimbledon craze con file chilometriche e tendopoli equiparabili solo a quelle presenti al Festival di Glastonbury fuori dai campi da tennis. E chi non è riuscito ad assicurarsi uno dei preziosissimi biglietti per assistere alle parteite, è attaccato al televisore ad ogni ora consentita dalla vita moderna (lavoro, pendolarismo, famiglia) mangiando fragole e bevendo Pimms. E questo da solo basta a fare di Wimbledon uno degli eventi dell’estate. Pioggia permettendo. Dal 29 Giugno al 12 Luglio. wimbledon.com

RoyalAlbertHall
Royal Albert Hall by Paola Cacciari

Per un’appassionata (quanto squattrinata) amante della musica classica quale sono, l’arrivo dell’Estate a Londra significa una cosa sola: l’inizio dei Proms. I Proms (Promenade Concerts) non solo sono uno degli eventi da non perdere dell’estate londinese, ma sono anche il festival di musica classica più grande del mondo. Nell’arco di otto settimane, la Royal Albert Hall, la straordinaria sala da concerti di epoca vittoriana che dal 1895 ospita questo evento, diventa il palco su cui le migliori orchestre internazionali condotte da direttori d’orchestra (o semidei se chiedete a me) come Antonio Pappano e Daniel Barenboim, rinomati solisti e compositori contemporanei si esibiscono in opere nuove e grandi classici. E il tutto a partire da sole 5 sterline! La dichiarazione d’intenti era semplice e resta la stessa anche oggi: provvedere musica classica di prima qualità in modo ugualitario e ad un prezzo abbordabile. E se questo da solo non bastasse (e vi assicuro che per me è più che sufficiente) è l’atmosfera rilassata e festaiola che fa dei Proms un evento unico nel suo genere – un po’ come il Glastonbury della musica classica. I posti della platea sono rimossi e la grande arena diventa standing room only, in cui i “Promenaders” (il popolo dei Proms) si ammassa per ascoltare il meglio del meglio (e a volte del peggio) della classica: dalla musica barocca italiana alle nuove creazioni di compositori emergenti, da concerti di jazz alla musica Indiana e contemporanea. Armatevi di programma, sandwiches e scarpe commode. E buon divertimento! Dal 17 Luglio al 12 Settembre 2015. Per il programma dettagliato guardate BBC proms 2015.

pubblicato su No Borders Magazine

The Summer is Magic. L’estate della Royal Academy

È difficile credere che sotto l’intricato arazzo cangiante formato da tappi di bottiglia di alluminio creato dall’artista africano El Anatsui che ne copre la facciata palladiana si nasconda il caposaldo della tradizione britannica. E invece è Burlington House. L’installazione “TSIATSIA – searching for connection” è stata commissionata dalla Royal Academy. O meglio, dalla sua anima contemporanea, giunta quest’anno alla 245esima edizione.

Installing the Summer exhibition 2013 (c) Benedict Johnson

Installing the Summer exhibition 2013 (c) Benedict Johnson

Amata, odiata, attesa e discussa, la Summer Exhibition è una certezza del calendario britannico, come Wimbledon, i Proms e la pioggia: non manca infatti a un appuntamento con l’estate londinese dal 1769. Il motivo di tanto successo? Semplice: una formula unica nel mondo dell’arte. Per qualche settimana, infatti, opere di maestri di fama mondiale come Anthony Caro, Anselm Kiefer e Zaha Hadid – tra i partecipanti di quest’anno – sono esposte accanto a quelle di illustri sconosciuti che sperano di diventare il Damien Hirst o la Tracey Emin del futuro. E proprio la ragazza terribile di Margate, schizzata a fama mondiale nel 1999 con il suo My Bed all’epoca degli YBA e che dal 2011 è socia della Royal Academy, è un’assidua partecipante a questo evento. A dimostrare come gli antagonisti di ieri possano trovarsi insospettatamente a proprio agio nel mainstream di oggi.
Come vuole la secolare tradizione dell’Accademia, la mostra è curata da un comitato costituito da artisti e architetti e incaricato di scegliere le opere per la mostra. Mostra che è aperta a tutti coloro che, per la modica cifra di 25 sterline, vogliano tentare la sorte presentando un pezzo alla selezione. Quasi tutte le opere esposte sono in vendita, con prezzi che vanno dalle 100 sterline di una stampa, alle centinaia di migliaia di quelle dei soci dell’Accademia (a cui naturalmente è risparmiato il processo della selezione) e il 30% dei proventi è destinato al finanziamento della scuola.
Ma molto è cambiato da quando la Royal Academy era considerata il simbolo della tradizione (contro cui famosamente si scagliarono i Pre-Raffaelliti di Rossetti e Millais) e ha lavorato duramente per svecchiare un’immagine un po’ sbiadita. Le pareti affollate del periodo vittoriano hanno lasciato il posto a un allestimento arioso e intrigante, curato da artisti per artisti e in cui trovano spazio stili e tecniche diversi, che vanno dalla pittura all’incisione, dalla fotografia alla scultura a modelli architettonici.

Lecture Room at the Summer exhibition 2013- photo John Bodkin