“Siamo figli del nostro paesaggio” – Lawrence Durrell e Alessandria — LUOGHI D’AUTORE

«No, non credo che ti piacerebbe questa città sconfitta, con le sue case levantine che si scrostano al sole; un mare liscio, sporco e brunastro, senza flutti che lambisce il porto. Arabo, copto, greco, francese, levantino, niente arte, né vera gaiezza. Una noia mitteleuropea intrisa di alcol. Nessun argomento di conversazione, tranne il denaro», così […]

via “Siamo figli del nostro paesaggio” – Lawrence Durrell e Alessandria — LUOGHI D’AUTORE

Tutankhamun: Treasures of the Golden Pharaoh

Ho pensato molto e molto a lungo, se davvero volevo farlo, se davvero volevo vedere la mostra alla Saatchi Gallery su King Tut dico. E non solo per il prezzo del biglietto, che costa dalle £24.50 alle £28.50 a seconda se si tratti di un giorno o di un’ora di punta, senza sconti di nessun tipo, neanche per il chi lavora in altri musei, come spesso è il caso per le altre esposizioni. Ma anche, e soprattutto, per il caos, la folla, la fila, le teste assiepate davanti alle teche, il pigia-pigia genereale e gli inevitabili isterismi legati alle must-see-exhibitions, le mostre da vedere che se non le vedi non sei nessuno.

Tutankhamun Saatchi (7)

Poi ho pensato che la io la mostra la volevo vedere nonostante tutto, e non solo perché da sempre l’Egitto mi affascina (anche se non riesco a trascorrere più di cinque minuti nella sale egizie del British Museum per in motivi citati sopra….), ma soprattutto perché questa sarà l’ultima volta che saranno visti fuori dall’Egitto. E e visto che non prevedo di fare una gita sul Nilo nel prossimo futuro, ho deciso di approfittare della sua presenza a Londra per andare a porgere i miei omaggi al divino faraone Tutankhamun.

Tutankhamun Saatchi (9)

Allestita per celebrare i 100 anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamun, il 4 novembre 1922 da parte dell’archeologo Howard Carter, la mostra della Saatchi si rivela essere una vera sorpresa. Non solo perche, dato il volume di gente che la visita, la fila non è troppo lunga e le sale non sono troppo piene (anche se la strana conforrmazione della galleria rende il percorso un po’ confuso) ed effettivamente riesco a vedere qualcosa invece che come al solito intravedere in contemuto delle teche tra la di teste assiepate davanti al vetro, ma per gli oggetti stessi. Avvolti in atmosferiche luci ovattate sono circa 150 manufatti Avvolti in atmosferiche luci ovattate sono circa 150 manufatti (60 dei quali mai usciti dall’Egitto) la maggior parte molto scintillanti, altri più’ umili, tutti provenientii dalla tomba del giovane faraone. Proprio la tomba di Tutankhamun sarà l’attrazione principale del nuovo Grande Museo Egizio del Cairo, il cui completamento finanziato anche dalla mostra,  si concluderà in tempo per celebrare il centenario dalla scoperta. La novità qui è la mancanza di novità: la mostra fa quello che dice di fare, cioè mostrare i tesori di Tutankhamun, un’occasione unica per entrare nella sua, un po’ come fece Carter quasi un secolo fa, e ed questo il suoi più grande merito.

Ovviamente al termine del percorso della mostra non manca un gigantesco shop modello Las Vegas, con ogni genere di gadget e pubblicazione sul tema, ma a £50 il catalogo è decisamente troppo costoso. Non c’è problema: i miei occhi (e la memoria del mio smartphone) sono pieni di “cose meravigliose”… 🙂

2019 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 3 Maggio 2020

Tutankhamun: Treasures of the Golden Pharaoh @ Saatchi Gallery, London

Scrivere lascia il segno: ce lo racconta la British Library

Mi piace scrivere: questo è il motivo per cui ho aperto un blog. Appartengo ad un’epoca pre-computer, quando si scriveva a mano e a scuola avere “una bella calligrafia” era ancora una cosa ancora importante. Mi piace vedere i miei pensieri che si srotolano sulla carta, le idee che predono forma d’inchiostro, le parole rotonde che si srotolano ordinate sotto i miei occhi. La scrittura elettronica è una grande invenzione, ma non mi da la stessa soddisfazione. Non ho mai smesso di scrivere e certamente non ho mai preso la scrittura sottogamba, che scrivere come il leggere, sono due delle invenzioni più rivoluzionarie dell’umanità. E la British Library ci ha fatto sopra una mostra, un’altra bellissima mostra come solo la British Library sa fare, quando si tratta di affrontare soggetti di questo tipo (ricordo la mostra del 2011 sull’evoluzione della lingua inglese.

Writing: Making Your Mark è una mostra piene di parole, di libri e di stupefacenti artefatti, che vanno da una pietra intagliata mesoamericana di 5000 A.C. ai  manoscritti illuminati, dal primo Microsoft Word al MacBook. In  parole povere: dalle tavolette ai tablet.

Do computers mark the beginning of the end for writing? Photo: Tony Antoniou.
Do computers mark the beginning of the end for writing? Photo: Tony Antoniou.

A proposito, lo sapevate che la lettera “A” deriva dal’evoluzione del geroglifico rappresentante una testa di bue? Nel corso del tempo i Fenici, i Greci, gli Etruschi e infine i Romani, utilizzarono questo geroglifico, stilizzandolo sempre più fino ad arrivare a quella che conosciamo come la prima lettera del nostro alfabeto. E mentre fatico a processare che la lingua di Dante e Shakespeare derivi da qui, non riesco e non pensare che questo geroglifico semi-astrattro sarebbe stato benone sulla copertina di un disco dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin

Eppoi manoscritti, tanti manoscritti. Dai salteri medievali a Mozart e James Joyce; dalle note tironiane alla BIC Cristal, la penna biro più famosa  e affidabile, che ancora oggi si vende ancora a milioni. Il mio oggetto preferito è una tavoletta di cera sulla con i compiti di uno scolaro egiziano che stava imparando il greco: compiti che risalgono al II secolo DC, ma sempre compiti sono…

La domanda finale è quella che mi preoccupa: dove andrà a finire la nostra lingua? E’ fluida malleabile, o si è semplicemente semplificata troppo? Saremo ancora capaci di parlare o finiremo con l’utilizzare un linguaggio più simile agli sms che ad un codice usato da esseri umani? Non ne ho idea. Ma come cantava Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

2019 © Paola Cacciari

Londra// fino al 27 Agosto 2019

Writing: Making Your Mark

www.bl.uk

Sicilia: terra di cultura e di conquista al British Museum

Che la Sicilia sia sempre stata una terra di conquista lo sappiamo tutti. O almeno lo sanno (o almeno dovrebbero saperlo) tutti gli scolari italiani che hanno prestato attenzione alle lezioni di storia a scuola. Ma per il resto del mondo, per tutti coloro che in Sicilia non ci sono mai stati (tra questi filistei ci sono anch’io) o che non hanno mai avuto occasione di approfondirne le complicate vicende, il fatto che in questa isola strategica, la più grande del Mediterraneo, ci sia molto più della Mafia o dell’Ispettore Montalbano (diventato superpopolare nella terra del Fish and Chips grazie alla BBC4 che periodicamente trasmette e ritrasmette la serie con Luca Zingaretti per la gioia di mia suocera) può essere una vera e propria rivelazione. Soprattutto per gli abitianti di un’altra isola come gli inglesi. Che se il fatto che i Normanni invasero la Gran  Bretagna nel 1066 è trapanato nel cervello di ogni ragazzino in età scolare, mi chiedo quanti scolari britannici (ma anche quanti adulti) sappiano che quegli stessi normanni che sbarcarono sulle coste inglesi guidati da Guglielmo il Conquistatore, invasero la Sicilia nel 1061 cinque anni prima che invadessero la Gran Bretagna, al seguito di Ruggero I di Altavilla (1031 circa- 1101) e la governarono per duecento anni…

Concordia temple in Agrigento, Sicily
Concordia temple in Agrigento, Sicily

Piantata com’è nel mezzo del Mediterraneo, questa bella isola ha attirato ondate di popoli sin dall’VIII secolo a.C. che ne hanno inevitabilmente influenzato e modificato la cultura, solo per essere poi irrimediabilmente conquistati dalla sua selvaggia bellezza. Cartaginesi, greci, romani, bizantini, arabi e normanni si sono susseguiti portando con sé il loro patrimonio linguistico e culturale: un patrimonio che ha finito con il mescolarsi, stratificarsi fino a diventare qualcosa di completamente nuovo e totalmente unico.

Dalla preistoria alla Magna Grecia (a Siracusa, che Cicerone descrive come “la più grande e la più bella di tutte le città greche” nasce Archimede che qui ha famosamente esclamato “Eureka!” ) passando per la dominazione Romana (testimoniata tra le altre cose da un impressionante rostrum di bronzo di una delle navi romane impegnate nella cruciale battaglia delle Egadi del 10 marzo 241 a.C., da poco ripescato dal mare) e le invasioni dei Vandali, fino ad arrivare alla conquista araba, che insieme ad una raffinata cultura portarono anche le arance per le quali l’isola è famosa, questa mostra racconta con garbo l’affascinante storia di quest’isola.

Come hanno fatto lingue e culture, anche religioni diverse hanno convissuto per secoli le une accanto alle altre in pace e armonia. Un’armonia espressa non solo nell’arte, ma anche negli oggetti personali, veri e propri capolavori di arte applicata, come il mantello di Ruggero II (1095-1154), tessuto a Bisanzio e ricamato da mussulmani i Sicilia per un Re cristiano; o una splendida iscrizione scolpita su un monumento funerario voluto da un suddito cristiano in onore della madre nel 1149, le cui parole sono ripetute in giudeo-arabo (in arabo scritto in alfabeto ebraico), latino, greco e arabo. Ma sotto Ruggero non furono solo le arti a fiorire con splendide opera architettoniche come la magnifica Cappella Palatina di Palermo, costruita a tra il 1130 e 1143 per volere di Ruggero II e consacrata il 28 aprile 1140, questa magnifica magnifica basilica a tre navate che si trova all’interno del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni era la “cappella” privata della famiglia reale e a Palermo questo sovrano illuminato attrasse accanto a sé i migliori tra studiosi, filosofi e scienziati di ogni etnia, come il famoso geografo arabo al-Idrisi (Idrīsī o Edrisi)

Byzantine-style mosaic showing the Virgin as Advocate for the Human Race, originally from Palermo Cathedral, c.1130-1180 AD
Byzantine-style mosaic showing the Virgin as Advocate for the Human Race, originally from Palermo Cathedral, c.1130-1180

Le cose si complicano non poco quando, nel 1208, quattordicenne, Federico II (1194-1250) uscì dalla tutela della madre Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II) e di Papa Innocenzo III  e assunse direttamente il potere nel Regno di Sicilia. Fino ad allora la principale preoccupazione del Pontefice  era stata quella di mantenere distinti Impero e Regno di Sicilia, ma questo diventa impossibile quando nel 1213 Federico II, sconfitto  Ottone IV di Brunswick, viene incoronato anche re di Germania nel 1213.

Nonostante la promessa di Federico di non unire in un’unico stato l’Impero e il Regno di Sicilia, il Pontefice Onorio III decide di allontanare lo Svevo spedendolo in Terra Santa alla guida dell V Crociata offrendogli in cambio del disturbo la corona imperiale. Incoronato in San Pietro a Roma nel 1220, Federico II viene poi scomunicato dal nuovo Papa Gregoro IX nel 1227  che lo accusa di aver tergiversato e di aver tradito la Chiesa.

Ma se l’imperatore Svevo era un’anticristo per il papa, per il resto del mondo era lo Stupor Mundis. Non solo diede vita in Sicilia (e nell’Italia meridionale) ad un regno basato su di un governo centralizzato e che poteva contare su di un’efficiente amministrazione, ma soprattutto fu un convinto protettore di artisti e studiosi e la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

Uomo straordinariamente colto (parlava sei lingue: latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) ed energico e lui stesso un discreto letterato, Federico ebbe un ruolo di primo piano nella storia della letteratura promuovendo la poesia della Scuola siciliana che fiorì a Palermo dal 1220 e fondando a Napoli un’Università (1224), che avrebbe permesso ai sudditi a lui fedeli di studiare senza doversi recare fino a Bologna. Sotto di lui la Sicilia raggiunge l’apice culturale e con i suoi successori iniziò il lento declino dell’isola che costringe artisti come Antonello da Messina a lasciare la sua terra e a trasferirsi a Napoli.

E il mio pensiero va inevitabilmente ad un’altra mostra che solo pochi mesi fa ha occupato proprio questi stessi spazi del British Museum e dedicata all’Egitto dopo i faraoni (Egypt: Faith After the Pharaohs), una mostra che come questa sulla Sicilia esplora la natura cosmopolita e multiculturale di un’altra antica potenze del mediterraneo. Che a pensarci bene, in un epoca come quella in cui viviamo in cui il multiculturalismo è diventato norma e in cui l’immigrazione (con le pressioni fiscali e sociali che ne derivano) è diventata una delle più grandi preoccupazioni della politica europea (non solo britannica) ha perfettamente senso che un’istituzione come il British Museum cerchi di esaminare e il modo in cui culture diverse possano coabitare, coesistere e interagire in modo positivo per tutti.

Sicily: culture and conquest
Fino al 14 agosto 2016
The British Museum, Londra
www.britishmuseum.org/sicily

A Londra le città sommerse d’Egitto

Il Paese in cui ho abitato per quasi vent’anni si sta sgretolando sotto i miei occhi, ma la vita continua e per distrami dalle catastrofe politica, economica e sociale che è l’Inghilterra post-Brexit sono andata ad annegare la mia tristezza al British Museum.

Non ho usato a caso il termine annegare. Atlantide infatti non è stata l’unica leggendaria città sommersa e forse se avessi letto Diodoro Siculo, Strabone ed Erodoto con più attenzione l’avrei saputo prima. Ma non l’ho fatto che letteratura Greca non era parte del mio corso di studi universitari. E allora ben venga Sunken cities: Egypt’s lost worlds a colmare le mie lacune.

Canopus menouthis herakleion.jpgPer oltre mille anni le due antiche città di Thonis-Heracleion e Canopus sono state considerate roba da leggenda. In origine situate sul Delta del Nilo e oggi sommerse nella baia di Abukir, a 2,5 km dalla costa, Thonis-Heracleion era uno dei piu’ importanti centri di commercio e scambio del mediterraneo, mentre Canopus, dal canto suo era un importante luogo di culto. Pare che le due città siano scomparse attorno al VI o VII secolo d.C. a causa di un progressivo sprofondamento nel mare (presente Venezia?), o forse di un terremoto/maremoto a seguito del quale il terreno si è trasformato in poltiglia. Attraversate da una rete di canali, erano dotate di numerosi ancoraggi per navi e possedevano grandi templi dedicati a Khonsu (che i greci identificarono poi con Eracle) e a Osiride.

I mercanti greci che cominciarono ad arrivare intorno al 650 a.C. e finirono con il mettere radici, integrando la loro cultura greca con quella egiziana. Persino Alessandro Magno (356 a.C.–323 a.C.) che conquistò il paese tre secoli più tardi dimostrò grande rispetto per gli dei egiziani ingraziandosi così i sacerdoti egiziani e conquistando la fiducia del popolo. E per onorare il grande Ramses II per cui provavava una profonda devozione, Alessandro costruì una stele (seppure di dimensioni impressionanti), per onorare se stesso costruì una città (la prima) chiamata appunto Alessandria d’Egitto. Ma la costruzione di Alessandria (fondata tra il 332 e il 331 a.C.)  segna la l’inizio del declino di Thonis-Heracleion e Canopus. Nominando re l’amico d’infanzia e suo generale Tolomeo Sotere, Alessandro diede vita alla dinastia Tolemaica che governò l’Egitto ellenistico dal 305 a.C. al 30 a.C. fino alla conquista romana – una conquista che come ben sappiamo si chiude con la morte dell’ultima regina tolemaica, Cleopatra.

Ma sebbene le fonti greche citassero queste fiorenti città, nessuno di fatto ci credeva alla loro esistenza. Fino al 1996 quando, dopo anni di ricerche, l’archeologo Franck Goddio e il suo team dell’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine hanno provato il contrario. Gli scavi subacquei portati avanti vicino alla costa di Alessandria hanno portato alla luce un vero e proprio tesoro nascosto a 40m sotto il mare, fatto di gigantesche statue e oggetti sorprendenti, conservati in modo immacolata grazie alla loro immersione nelle acque turchesi del Mediterraneo. E questo secondo Godio è solo l’inizio che, secondo lui, nonostante i circa 300 oggetti in mostra (mostra di cui Goddio è il co-curatore), il “il 95% dei reperti sono ancora da scoprire.”

Diver Franck Goddio poses with an inscribed tablet he found in the ruins of Heracleion in Aboukir Bay, Egypt.
Diver Franck Goddio poses with an inscribed tablet he found in the ruins of Heracleion in Aboukir Bay, Egypt.

Tolomeo I (il generale di Alessandro) e i suoi successori adottarono usi e rituali egizi per dare legittimità al loro regno, e la comunione culturale era tale che egizi e greci si scambiarno anche gli dei, a volte chiamandoli con altri nomi, a volte mantenendo inalterati i loro attributi, a volte modificandoli. Ecco così che Osiride, il dio egizio per eccellenza, diventa il Dioniso dei greci, mentre Iside era rappresentata come Afrodite e Serapide come Zeus. Thoth diventa il romano Mercurio. Ogni cultura rispettava la religione e riti dell’altro. Se potessimo anche noi imparare da loro…

2016 ©Paola Cacciari

Londra// fino al 27 Novembre 2016

Sunken Cities: Egypt’s Lost Worlds

#SunkenCities

britishmuseum.org

 

L’Egitto dopo i faraoni

Per un’appassionata di Storia Greca e Romana come la sottoscritta il British Museum è la grotta di Alí Babà: pieno di tesori. Inutile dire che ci capito appena possibile momento, per ammirare i marmi del Partenone (non infognamoci nelle discussioni sulla legittimità della loro presenza a Londra…), vasi, sculture, mosaici e per salutare il mio imperatore preferito, Traiano. O in questo caso Augusto, visto che la mostra in questione parte dalla sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra ad Azio il 2 settembre 31 a.C ad opera della flotta di Ottaviano.

Head of Augustus, bronze head from an over-life-sized statue, likely made in Egypt, C.27-25 BC Credit British Museum
Head of Augustus, bronze head from an over-life-sized statue, likely made in Egypt, C.27-25 BC Credit British Museum

Con queste premesse, potevo perdermi quindi Egypt: faith after the pharaohs? Inutile dire che questa mostra è una vera chicca per tutti coloro che sono interessati al mondo tardo-romano e bizantino e oltre, che il periodo in esame va dall’Egitto romano fino alla conquista araba – 1200 anni di storia che vanno da Cleopatra a Maometto. È un viaggio incredibile attraverso importanti migrazioni culturali e di popoli, ciascuno con la propria cultura e religione. Religioni e culture che nell’Egitto post-romano si sovrappongono l’una all’altra, lottano tra loro ma che il più delle volte coesistono l’una accanto all’Altra.

Portrait of a priest of Serapis. Egypt, AD 140-160. © The Trustees of the British Museum
Portrait of a priest of Serapis. Egypt, AD 140-160. © The Trustees of the British Museum

Come reagiscono le arti visive a questi cambiamenti? In 1200 anni L’Egitto si muove dal paganesimo al Cristianesimo, fino a diventare la terra prevalentemente islamica che tutti conosciamo. E non dimentichiamo la presenza ebraica che in momenti diversi della storia egiziana, ha avuto ruoli di grande importanza. Il risultato? Il farmi pensare che come Howard Carter quando scopese la tomba di Tutankamun anch’io stavo vedendo “cose meravigliose”. Perché anche se non ci sono oggetti cult come la maschera di Tutankamun, ci sono davvero una serie di oggetti che mi hanno fatto restare a bocca aperta. Una statua del dio Horus per esempio, con la testa di falco e il corpo di un imperatore romano (con tanto di uniforme e corazza) o l’immagine di un prete cristiano dipinta su un piatto di maiolica realizzato a lustro metallico, una tecnica mediorientale.

Standing-figure-of-the-Roman-god-Horus-wearing-Roman-military-costume-bronze-Egypt-1st-2nd
Standing figure of the Roman god Horus wearing Roman military costume bronze Egypt

Ma la cosa che mi colpisce di più è una Bibbia ebraica che risale al 1005 scritta in arabo. Devo rileggere la spiegazione sulla targhetta accanto alla bacheca un paio di volte perché temo di aver frainteso, ma no, è davvero quello che penso che sia. Al Cairo infatti vivevano tre comunità ebraiche, una delle quali, quella caraitica, non seguiva il Talmud in quanto rifiuta la tradizione orale dell’ebraismo, la cosiddetta “Torah orale”, ma seguiva (segue) la Bibbia; ma vivendo Al Cairo la loro lingua comune era l’arabo, questa Bibbia è scritta nella lingua di Maometto. E se questo mi riempie di stupore, le mie sorprese non sono finite che nella teca vicna ci sono brani del Corano scritti in ebraico nel XII-XIII secolo. Tanto che per un attimo ho la visone di Paul McCarney e Stevie Wonder cantare insieme Ebony ad Ivory nel 1982 (avete presente Ebony and ivory live together in perfect harmony Side by side on my piano keyboard, oh Lord, why don’t we?)

Ivory pyxis box depicting Daniel with arms raised in prayer flanked by two lions, Egypt 5th century AD Credit The Trustees of the British Museum
Ivory pyxis box depicting Daniel with arms raised in prayer flanked by two lions, Egypt 5th century AD Credit The Trustees of the British Museum

È un meraviglioso viaggio in un periodo difficile, denso di conflitti e distruzione, di instabilità politica e religiosa, ma anche di grandissima creatività. E in un momento come questo in cui l’Europa è in sommersa da un’ondata migratoria paragonabile solo a quella delle invasion barbariche e gli estremisti del IS, tra gli altri orrori commessi, stanno sistematicamente distruggendo le vestigia del passato della Siria, questa è una mostra davvero attuale e a tratti davvero commovente.

Londra// fino al 7 Febbraio 2016

Egypt: faith after the pharaohs

britishmuseum.org

Journey through the afterlife: ancient Egyptian Book of the Dead al British Museum

Jon Bodsworth, Papyrus of Hunefer. British Museum

Nome collettivo per una raccolta di incatesimi, consigli e formule magico-religiose che dovevano servire al defunto nel suo viaggio ultraterreno, il Libro dei Morti è un vero e proprio manuale di sopravvivenza per l’aldilà.
Inizialmente tracciati sulle pareti della camera sepolcrale, nel Medio Regno (1987 a.C. – 1780 a.C.) i geroglifici erano dipinti sui sarcofagi, per poi essere sostituiti (a partire dalla XVIII dinastia) da papiri posti nella tomba o nel sarcofago del defunto, assieme ai tesori e alle suppellettili ritenute necessarie per il suo viaggio nell’aldilà..

Una rara opportunità  per ammirare la straordinaria collezione di Libri dei morti del British Museum, artefatti così preziosi e fragili che solo di rado sono esposti.
 

Fino al 6 Marzo 2011.