Taste: the history of Britain through its cooking di Kate Colquhoun

Poche cose riflettono la cultura di una società come il cibo e il modo in cui lo si prepara. Noi italiani siamo giustamente orgogliosi della nostra tradizione culinaria, ragion per cui quando due decadi fa ho annunciato il mio trasferimento nella terra del Fish and Chips, la prima cosa che amici e parenti si sono precipitati a fare è stata seppellirmi di cibarie da portare oltremanica – dal caffè all’olio d’oliva come se invece che per Londra fossi partita alla volta di un’isola deserta.
E se sul fatto che la Gran Bretagna sia un’isola non ci piove, bisogna dire che la gastronomia inglese – da sempre oggetto di scherno da parte di noi del continente, ha fatto passi da gigante, tanto è vero che il celebre e celeberrimo TV show di cucina MasterChef è nato in Inghilterra negli anni Novanta. Ma questa è un’altra storia…
La storia in questione è quella racconatta dalla storica irlandese Kate Colquhoun Taste: the history of Britain through its cooking. Attraverso gli alti e bassi della storia della Gran Bretagna, Kate Colquhoun celebra ogni aspetto della cultura e della cucina di una nazione troppo spesso accusata di non avere affatto una cucina tradizionale. Dall’Età del Ferro alla Rivoluzione Industriale, dai romani alla Reggenza, passando attraverso i banchetti Anglosassoni  e dei Tudor e ai dickensiani dinner-party per arrivare all’invenzione dei surgelati e del microonde, Taste racconta una storia ricca e diversa e soprattutto illuminante. Per finira una buona volta con i pregiudizi di chi dice che non esiste una cucina inglese! Forse… 😉
Taste: The Story of Britain Through Its Cooking (Paperback)

1599. One year in the life of Shakespeare di James S. Shapiro

1599, la storia di un anno nella vita di William Shakespeare. Ma perché proprio il 1599? Cosa è accaduto nel corso di quell’anno da renderlo così speciale da spingere James Shapiro, Professore di letteratura inglese e comparata presso la Columbia University di Chicago e studioso di Shakespeare e di Storia Moderna, a scriverci sopra un intero libro?
La risposta è: molto. In quel fatidico anno accaddero molte cose e molto importanti che hanno cambiato non solo il destino del Bardo, ma anche la storia della letteratura e del teatro.

Ma andiamo per ordine. Nell’ultimo anno del XVI secolo, Londra contava una popolazione di circa 200.000 persone. I due principali teatri contenevano circa tremila persone ciascuno. Il teatro inglese non era mai stato così importante e non aveva riflesso in modo così ovvio la società che serviva. Il regno di Elisabetta I era al tramonto, la Guerra d’Irlanda ha svuotato le casse dello stato e il Conte di Essex, il favorito della regina è in odore di alto tradimento. La regina invecchiava e si ostinava a non voler nominare un erede per paura di essere eliminata e la è popolazione preoccupata per la successione.

E come molti altri suoi contemporanei, anche Shakespeare era un uomo influenzato dal suo tempo e dagli eventi – anche se come altri preferisce rifugiarsi nella relativa sicurezza della storia antica, dalla cui prospettiva temporale poteva affrontare tematiche contemporanee senza rischiare di essere accusato di altro tradimento (anche solo parlare della futura morte di un sovrano era cosiderato tradimento). Il 1599 è anche l’anno che vede la costruzione del nuovo Globe Theatre e la stella di Shakespeare brillare sempre più alta; questo è infatti l’anno in cui il Bardo crea quattro delle sue opere più famose – Enrico V, Giulio Cesare, Come vi piace e soprattutto, Amleto.

Dalla provinciale Stratford upon Avon, nella contea del Warwickshire, ai teatri di Londra e a quelli di corte, 1599. One year in the life of Shakespeare racconta l’evoluzione di Shakespeare da semplice poeta e drammaturgo di talento in uno dei più grandi scrittori mai vissuti. È un viaggio alla riscoperta del mondo in cui il poeta è nato e cresciuto e che nella sua maturità stava scomparendo – il suo passato cattolico; la Foresta di Arden; la morente cultura cavalleresca.

A tratti un po’ verboso e mancante delle mappe storiche e geografiche e delle cronologie che io trovo necessarie per ritrovarsi in un libro così complesso e ricco di informazioni, questo di James Shapiro resta tuttavia una lettura affascinate e illuminante. Consigliato agli amanti di Shakespeare e a chi legge in inglese.

2018 ©Paola Cacciari

2018 ©Paola Cacciari

La vita quotidiana a Londra al tempo di Dickens

L’avvicinarsi del Natale mi fa sempre venire il desiderio di leggere qualcosa di Charles Dickens (1812-1870). E non solo per la sua incredibile galleria di personaggi (chi non conosce il perfido Ebenezer Scrooge di Canto di Natale, il monello Oliver Twist o l’orfano Philip Pirrip detto “Pip” di Grandi Speranze?), ma perchè tra tutti i personaggi dipinti nelle sue storie, quello che più ha colpito la mia immaginazione è lei, Londra. Che è impossibile leggere un romanzo di Dickens senza immaginare di trovarsi immersi nel ventre pulsante della metropoli vittoriana.

Covent Garden Market, Phoebus Levin, 1864. Museum of London.
Covent Garden Market, Phoebus Levin, 1864. Museum of London.

Charles Dickens era un camminatore instancabile. Inquieto e sofferente d’insonnia, si dice percorresse dalle 5 alle 30 miglia al giorno tra Londra e dintorni, a volte camminando a piedi per tutta la notte. Camminava veloce (si calcola tenesse un ritmo di 4 miglia e mezzo all’ora), ma la sua velocità non gli impedì di essere un attento osservatore del mondo circostante.  Tanto che un contemporaneo dello scrittore disse famosamente che se si dava a Dickens il nome di una qualsiasi via di Londra, lui sarebbe stato in grado di elencare tutto – dai negozi a quanti pezzi di buccia d’arancia c’erano sul marciapiede.

victorian-city-cov_2367185aIl ritratto della città che esce dai romanzi di Dickens è addirittura diventato un saggio nelle mani capaci della storica Judith Flanders che con contagioso entusiasmo esplora luoghi, odori, suoni di quella che era allora la più grande città del mondo. The Victorian City: Everyday Life in Dickens London racconta la storia di una città dura ed eccitante in cui contrasti sociali erano forti, costantemente sommersa da una spessa cappa di fumo che per anni è stata scambiata per nebbia (per la nebbia vera fatevi un giro nella Pianura Padana!), percorsa da fiumiciattoli puzzolenti che sfocianovano in quella grande fogna a cielo aperto che era il Tamigi. Un po’ come adesso. Solo che adesso al fumo del carbone si è  sostituito l’ossido di carbonio e non so cosa sia meglio…

2016 ©Paola Cacciari

No way Home di Carlos Acosta

Forse non passerà alla storia della letterartura per le sue qualità di scrittore, ma poco importa visto che Carlos Acosta (L’Avana, 2 Giugno 1973) è già passato alla storia come uno dei più grandi danzatori classici del mondo. Ma anche se non è certo un capolavoro, non riuscivo a staccarmi da questo libro. Forse proprio per la sua prosa semplice e diretta che da’ spazio al racconto di una vita straordinaria, narrata con semplicità e tanta, tanta autoironia.

Carlos Acosta

Figlio mulatto di una casalinga e di un camionista di colore, Carlos cresce nella difficile realtà della Cuba degli anni Ottanta, in una famiglia povera, con poche opzioni e uno spirito indipendente che spesso lo fa finire nei guai con bande di monelli come lui, con cui ballava la break-dance e sognava di diventare un grande calciatore come il suo idolo Pelè. E proprio per allontanarlo dalle cattive compagnie il padre lo iscrive, contro la sua volontà, alla scuola di ballo de L’Avana. A nulla valgono gli innumerevoli tentativi del giovane Carlos di farsi espellere per tornare a giocare a calcio con gli amici di sempre. Sfortunatamente per lui (e fortunatamente per tutti gli amanti della danza classica), già da bambino il nostro eroe aveva un talento straordinario. Un talento che lo ha portato appena diciasettenne in Italia alla Compagnia Teatro Nuovo di Torino a ballare niente di meno che con Luciana Savignano, eppoi a Losanna dove vinse la Medaglia d’oro 1990 al Prix de Lausanne. Eppoi Parigi, Huston e infine Londra, al Royal Ballet dove la sua stella ha brillato per 17 anni.

Carlos Acosta, Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle. Manon, Royal Opera House. 2014 © Paola Cacciari
Carlos Acosta, Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle. Manon, Royal Opera House. 2014 © Paola Cacciari

Proprio alla Royal Opera House di Covent Garden ho avuto la fortuna di vederlo nei panni di Romeo in Romeo e Giulietta, di Basilio in Don Chisciotte, di Colas ne la La fille mal gardée, del principe Siegfried ne Il lago dei Cigni e Lescaut ne L’histoire de Manon, con il Roberto Bolle nazionale ospite del Royal Ballet per l’occasione, che interpretava Grieux. Una gara di bravura tra fuoriclasse che non dimenticherò mai e che mi ha ridotto in lacrime.

E quest’anno, dopo 17 anni al Royal Ballet di Londra, Carlos Acosta ha deciso di lasciare Covent Garden per concentrarsi su altri progetti, come il costituire una compagnia di danza contemporanea nella sua nativa Cuba, ma non prima di averci regalato la sua versione di Carmen, creata appositamente per il Royal Ballet.

Che dire? Meno male che non era bravo a giocare a calcio. Avremo perso uno dei più carismatici danzatori classici del nostro secolo!

2015 ©Paola Cacciari

9780007250783

Constance: The Tragic and Scandalous Life of Mrs Oscar Wilde, Franny Moyle

Poco si sapeva di Constance Wilde prima che la scrittrice inglese Franny Moyle le dedicasse una biografia. La sua esitenza – come spesso accade a quella delle mogli e delle compagne di uomini famosi – diventa funzionale al personaggio del marito, una sorta di Luna al sole del compagno. 

Lo stesso accade a Cosntance, per anni rimasta prgioniera del personaggio di moglie paziente, fedele al marito Oscar anche quando fu accusato di=el reato di omosessualità, processato e condannato a due anni di carcere e lavori forzati.

Ma non fu sempre così. Attingendo ad una fino ad’ora poco esplorata miniera di lettere scritte dall’instancabile Constance, Franny Moyle ci regala un affascinante ritratto di una donna la cui vita e le cui conquiste sono state troppo a lungo dimenticate.

constance-wilde-007
Constance Wilde. Photograph: Williams Andrews Clark Memorial Library, University of California

È la Primavera del 1895. Constance Lloyd (1858-1898) – giornalista, autrice di letteratura per l’infanzia, modello di stile e moda e femminista attivamente impegnata nella lotta per i diritti delle donne – vede la sua vita sconvolta oltre ogni aspettativa quando suo marito, Oscar Wilde, si trova coinvolto in un processo che lo vedrà condannato per crimini omossessuali.
Già nel 1991 Lord Alfred Bosie Douglas detto “Bosie”, aveva preso il suo posto nel cuore dell’adorato Oscar. Colta nel mezzo di uno scandalo pubblico di dimensioni epiche, Constance (che è pur sempre una donna vittoriana e come tale prigioniera di certe convenzioni) è costretta a fuggire, abbandonando Londra e l’Inghilterra, portando con se i suoi figli Cyril e Vyvyan e lasciandosi dietro la sua bella casa, le sue lotte politiche e sociali ed una brillante carriera letteraria. Deve lasciare persino il suo cognome, Wilde, che la donna cambia in Holland, per dissociarsi dallo scandalo che aveva distrutto la sua vita. Morì a Genova nel 1898, e la sua tomba si trova tutt’ora nel Cimitero monumentale di Staglieno

Per chi legge in inglese: Constance: The Tragic and Scandalous Life of Mrs Oscar Wilde.

2015 ©Paola Cacciari

9781848541627

Watching The English di Kate Fox

Ci sono libri che si leggono e altri che si rileggono. E ci sono libri che si continuano a sfogliare come l’enciclopedia alla ricerca di spiegazioni e informazioni. E Watching The English è tutto questo. L’ho letto per la prima volta nel 2005, ma continuo a rileggerlo qui e la’ con estremo piacere. Che oltre ad essere informativo, è un libro estremamente divertente.

Watching The English è un’accurata osservazione degli usi, dei costumi e delle stranezze del popolo inglese. E il fatto che l’antropologa Kate Fox sia essa stessa inglese significa che, pur viste al microscopio, le caratteristiche degli inglesi  sono osservate con l’affetto e l’autoironia di una compatriota.

E quello che Kate Fox trova è un’affascinante cultura governata da un complesso sistema di tacite regole e bizantini codici di comportamento. Come il parlare del tempo, per esempio. O il riflesso condizionato dello scusarsi sempre, il fare la fila sempre e comunque e i tre tabù da evitare come la peste – parlare di denaro, politica e religione. Dimmi come ti vesti, dove fai la spesa o come parli e ti dirò chi sei. Tutti elementi che, comuni ad altre culture, in Inghilterra pero’ sembrano acquistare un particolare significato. Un’accurata analisi antropologica frutto di dieci anni di lavoro e una buona dose di ironia tutta anglosassone fanno di questo libro una lettura davvero illuminante. Sopratutto per noi del Continente… 😉

2014 ©Paola Cacciari

9781444787399

Desperate Romantics di Franny Moyle

Senza nulla togliere ai biografi italiani, ci sono cose che gli inglesi (e non sono) fanno meglio, come scrivere biografie. Esiste un piacere di raccontare la storia nel mondo anglosassone che trovo assente nei libri di non fiction italiani. Come in questo Desperate Romantics: The private Lives of the Pre-Raphaelites.

Il soggetto, come si deduce dal titolo sono i famigerati cattivi ragazzi della Confraternita dei Preraffaelliti, le celebrità della tarda epoca vittoriana. Nata nel settembre del 1848, sviluppatasi ed esauritasi nel corso di un decennio, la confraternita deve il suo successo iniziale ad una critica positiva di John Ruskin che, nel 1851, scrisse due appassionate elegie dei dipinti Preraffaelliti ed un saggio intitolato Preraphaelitism, in cui annoverava la loro pittura nell’arte moderna e confrontava le loro tecniche con quelle di William Turner. Un netto cambiamento di rotta se guardiamo le feroci critiche dello Household, del Times e del grande Charles Dickens, che proprio di loro non ne voleva sapere. Uh!

La loro vita anticonformista, che infranse i tabù morali e di classe e che piegò  le rigide norme che regolavano i ruoli dei sessi, sconvolse la società  bacchettona del tardo XIX secolo. Donne straordinarie come Elizabeth Siddal, Effie Ruskin e Jane Burden (poi Morris) furono attirate nell’orbita di carismatiche figure come Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt, John Everett Millais, William Morris ed Edward Burne-Jones, attorno ai quali orbitava nel bene e nel male il grande critico John Ruskin.

Desperate Romantics è un  libro affascinante e terribilmente ben scritto, che cattura in pieno il pazzo spirito di uno straordinario gruppo di individui in uno straordinario momento. Un altra chicca di Franny Moyle, fantastica scrittrice e biografa, purtroppo ancora solo in inglese. Da questo libro la BBC2 ha tratto uno sceneggiato in sei puntate mandato in onda nel 2009 dall’omonimo titolo, davvero divertente ben fatto. Se vi capita di vederlo, non fatevelo scappare!

2014 ©Paola Cacciari

Desperate Romantics. Photograph: Laurence Cendrowicz/BBC
Desperate Romantics. Photograph: Laurence Cendrowicz/BBC