Biennale d’Arte di Venezia 2019, le 10 cose da non perdere

Anche quest’anno per questioni logistiche non riesco ad andarci a La Biennale, e allora mi consolo con questo interessantissimo post di Davide Astegiano. Buona lettura!

looking for europe

L’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia giunge quest’anno alla 58° edizione. Il titolo è May You Live In Interesting Times per la curatela dell’americano Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra. L’esposizione resterà aperta ai visitatori sino al 24 novembre 2019. Ecco cosa non perdere tra le 87 partecipazioni nazionali e le 79 proposte della mostra collettiva dei Giardini della Biennale e dell’Arsenale.

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Come sono andate le elezioni europee 2019 — Asiablog.it

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Manfred Weber, candidato del PPE alla Presidenza della Commissione Europea, saluta i sostenitori a Berlino. Foto Gregor Fischer Dopo 40 anni Popolari e Socialisti hanno perso la maggioranza assoluta nell’Europarlamento, ma Bruxelles ha resistito all’assalto delle forze euroscettiche, anche grazie alla crescita di Liberali e Verdi, che diventano un importante ago della bilancia (Asiablog.it) — Il Partito…

via Come sono andate le elezioni europee 2019 — Asiablog.it

Essere umani, secondo Martin Parr

Mentre questa maratona di autolesionismo che si chiama Brexit si avvia alla non specificata data fatidica che segnerà l’uscita (o meno) della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il cantore per antonomasia dell’identità nazionale del Paese approda alla National Portrait Gallery. Naturalmente sto parlando di Martin Parr. E non è una coincidenza. Che per gli ultimi tre anni, a partire dal referendum nel 2016, Parr ha puntato il suo obiettivo su vari aspetti della nazione per capire cosa significhi il concetto di “Brexitness”.

Il risultato, come ci si può aspettare, è qualcosa che va ben oltre la semplice retrospettiva che oltre alle immagini della Brexit, ci sono ritratti celebri, strani autoritratti, ritratti di gruppi di persone che condividono gli stessi interessi o ruoli e che riflettono e rappresentano la ricca diversità delle comunità che vivono nel Regno Unito che sono spesso impegnate nelle più eccentriche e disparate attività (snorkelling in una pozza di fango, birdwatching, ballo indiano) che Parr ha girato per la BBC, un negozio di merch e un caffè dove puoi avere una tazza e un pezzo di torta battenberg. Il risulato è un caos colorato e frammentario, ma lo è anche il Regno Unito in questo momento, quindi va bene così.

Martin Parr
Martin Parr

Parr è sempre stato un acuto osservatore delle contraddizioni dell’essere umani, e di come queste contraddizioni siano amplificate e distorte da altri fattori come l’età, il genere, la razza o la classe sociale (che dovesse non esistere più e che invece è viva e vegeta e gode di ottima salute), quindi amplificate e distorte da una generalistica idea di nazionalità. Quindi la Brexit è molto importante come al solito per lui. Ci sono le bandiere di San Giorgio, le persone che festeggiano a modo loro il matrimonio degli ultimi rampolli della famiglia reale, i tatuaggi, i mas-paradenti di carnevale e i pensionati sfortunati.

L’effetto totale è una sorta di scorrazzata sul pianeta-Parr – un pianeta popolato da abitanti-stereotipi più simile a personaggi delle pantomime natalizie, ma che tuttavia hanno la peculiarità di essere anche persone in carne ed ossa. Parr è bravissimo ad invitare chi osserva le sue foto a vedere le cose dal suo punto di vista, tanto che alla fine anche a chi osserva pare di abitare sul pianeta-Parr, un pianeta in cui la realtà appare cupa o sgargiante a seconda del come la vede lui. Una cosa mi pare chiare: che i semi della Brexit sono germogliati ovunque attorno a noi, toccando le nostre vite più di quanto immaginiamo. Parr sonda le contraddizioni di Brexit con occhio curioso e affascinato regalandoci un acuto ritratto di un momento chiave di un epoca. In fondo anche questo fa parte dell’essere umani.

Martin Parr
Martin Parr

#MartinParr

2019 © Paola Cacciari
Londra//Fino al 2 Giugno 2019

Only Human: Martin Parr @ National Portrait Gallery

 

Londra celebra il nudo nel Rinascimento

Amato odiato, celebrato, idealizzato o iperrealistico, il corpo è sempre stato al centro dell’interesse umano. O almeno lo  è stato da quando, nella Grecia classica fu inventato il concetto della nudità eroica. Il 480 a.C. anno della distruzione di Atene da parte dei persiani, si può adottare come spartiacque per la storia della arte greca, in quanto è con la costruzione dell’Acropoli promossa da Pericle (495 a.C.- 429 a.C.) che si afferma la nuova arte classica. Come per l’arte, anche per la democrazia ateniese  (perché di Atene si parla per il VI e V secolo a.C.) non esistono modelli precostituiti, ma nasce dal quotidiano “essere cittadini” dei suoi abitanti. Esiste una stretta correlazione tra arte e politica, tra l’artigiano che prende dalla realtà gli aspetti migliori per creare un corpo umano realistico, ma al tempo stesso perfetto, e la ricerca di ordine e di razionalità del cittadino che partecipa attivamente alla vita politica. Il gesto di Socrate di bere la cicuta e di non fuggire dalla città che lo aveva condannato a morte per non violare le leggi che aveva difeso per tutta la vita, emana una un’infinita libertà di spirito: un gesto possibile solo in una società che concede al cittadino i suoi diritti.

 Albrecht Dürer, Adam and Eve, 1504. Adam and Eve
Albrecht Dürer, Adam and Eve, 1504. Adam and Eve

Ma quella della Grecia classica  è un’arte che stimola l’imitazione. E mentre nel vicino Oriente, l’arte mira a creare timore reverenziale sottolineando la diversità tra uomo e il dio, nell’Atene di Pericle il mondo degli eroi e quello degli dei coincidono, rendendo così possibile un processo d’immedesimazione tra l’ideale  e il reale. Non sorprende, pertanto, che Platone e Aristotele utilizzino il corpo umano e le sue membra come metafora dell’armonia esistente tra la polis e gli individui che la componevano.

Dopo essere scomparsa per quasi tutto il Medioevo, l’idea del nudo come positiva è stata reintegrata nell’arte moderna quale esempio di Virtù, del vero, del bello e del buono, riappare con grande vigore durante il Rinascimento. E qui comincia la mostra della Royal Academy, intitolata, inevitabilmente, The Renaissance Nude,

Chiunque, a scuola, abbia fatto un po’ di attenzione alle lezioni di Storia dell’Arte (quando ancora c’era Storia dell’Arte a scuola) sa che la riscoperta dell’arte e della filosofia classica – e in particolare lo scavo all’inizio del XVI secolo delle sculture romane Laocoonte e dell’Apollo del Belvedere – hanno avuto un effetto importante sul modo in cui il corpo umano è stato introdotto nell’arte.

Agnolo Bronzino, Saint Sebastian, c.1533.

Rappresentazioni di questo tipo erano nuove e scioccanti, e in conflitto con l’idea portata avanti dal Cristianesimo, per cui il nudo era visto in relazione alla sofferenza fisica dei santi – che in effetti abbondano sulle partei della Royal Academy. Ma insieme ai corpi muscolosi e tormentati di santi e martiri, ci sono anche numerose veneri voluttuose, come la splendidaVenere che sale dal mare (‘Venus Anadyomene’) dipinta attorno al 1520 da Tiziano. Il dipinto cattura il momento immediatamente successivo alla nascita della dea (la stessa scena della Nascita di Venere di Botticelli, solo senza conchiglia – o meglio, con una conchiglia minuscola…) quando Venere emerge dal mare torcendosi i capelli, completamente assorbita da se stesse. Quella che abbiamo davanti non è la Venere di Botticelli che, messa in cornice, guarda lo spettatore, ma una giove donna colta in un momento di intimita’.

 Titian, Venus Rising from the Sea ('Venus Anadyomene'), c.1520. Venus
Titian, Venus Rising from the Sea (‘Venus Anadyomene’), c.1520. Venus

L’uso simbolico più ovvio del nudo era il rappresentare purezza e vulnerabilità. C’è Cristo, con la faccia e il corpo contorti dal dolore, in attesa di una flagellazione in un’animata opera di Jan Gossaert; c’è un satiro che piange una bella ninfa ferita in un’immagine di Piero di Cosimo; c’è l’incontaminata Santa Barbara con un petto mozzato in un tetro dipinto di Konrad Von Vechta. I nudi del XV e XVI secolo furono prodotti per chiese e monasteri, collezioni private e trattati anatomici, ma non mancano le immagini pornografiche (o che rasentano la pornografia…) che circolavano ampiamente tra i settori piu’ colti. Alcune di queste immagini, come il Libro d’ore era destinato ad appellarsi al patrono del libro, il re Luigi XII di Francia, erano apertamente erotiche, anche se ironicamente gli oggetti meno sexy sono quelli piú vicini alla pornografia.

Bathsheba Bathing; Jean Bourdichon (French, 1457 - 1521); Leaf from the Hours of Louis XII,Tours, France; 1498 - 1499; Tempera and gold on parchment; Leaf: 24.3 × 17 cm (9 9/16 × 6 11/16 in.); 2003.105.recto
Bathsheba Bathing; Jean Bourdichon (French, 1457 – 1521); Leaf from the Hours of Louis XII,Tours, France; 1498 – 1499; Tempera and gold on parchment; Leaf: 24.3 × 17 cm (9 9/16 × 6 11/16 in.); 2003.105.recto

Poi c’è il nudo come simbolo della bellezza innocenza pre-peccato originale, come nelle mitiche opere di Tiziano e Dosso Dossi. Pazienza, eroismo, religione; aggiungete un po’ dell’ossessione per l’anatomia di Leonarno, Raffaello e Michelangelo, e abbiamo un’idea generale di ciò che era il nudo nel Rinascimento.  Isabella d’Este, la Marchesa di Mantova, fu la prima donna a collezionare arte nel Rinascimento, colei che inaugurò la grande collezione Gonzaga (quella della mostra “Charles I: King and Collector” dello scorso anno alla Royal Academy, in quanto la collezione Gonzaga fu acquistata dal monarca in 1628).

Ciò che ne viene fuori è la sensazione che il nudo sia una cosa complicata, con significati e usi molto diversi anche e soprattutto, a seconda del’area geografica . Anche prima della Riforma protestante, gli artisti del nord Europa erano più austeri, come diffidenti, nei confronti del corpo umano, mentre le loro controparti italiane lo celebravano, tanto negli aspetti sensuali che in quelli celestiali. Collocando opere provenienti da tutta Europa e dagli anni 1400-1530 l’una accanto all’altra, la mostra mette in risalto sia le rotture che le continuità in un periodo più noto per i cambiamenti epocali e mostra che il nudo rinascimentale è molto più sfaccettato di quanto si potesse immaginare.

2019 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 3 Giugno 2019

The Renaissance Nude @ Royal Academy

Anglosassoni

Mi piacciono gli anglosassoni. Mi sono piaciuti da quando alle scuole elementari mi è capitata sotto il naso un’immagine dell’Evangeliario di Lindisfarne. L’immagine di San Matteo che, seduto tra iscrizioni greche e latine che gli pendono pericolosamente sulla testa, scrive il Vangelo con lo stesso impegno di un bambino alle prese con l’alfabeto amorosamnete veglaito da un angelo che fa del suo meglio per aiutalo spostandogli la tenda come per fare entrare più luce in quell’età buia, mi ha sempre fatto sognare. Quell’immagine, cruda e bellissima sapeva di maghi e fate, di nebbie e incantesimi, di cavalieri coraggiosi e di spade nella roccia (ok questo era Re Artù ma io allora non avevo chiare le date…). Sapeva di terre remote e misteriose. Sapeva di Inghilterra insomma. Per cui immaginate la mia gioia quando ho ritrovato questa immagine in esposizione alla mostra Anglo-Saxon Kingdoms: Art, Word, War alla British Library!!

La cosa ironica, sopratutto alla luce delle vicende della Brexit, è che gli antenati  dei moderni inglesi altri non erano che un’accozzaglia di popolazioni germaniche e danesi che nel V secolo avevano attraversato il mare del Nord per sistemarsi armi e bagagli nella perfida Albione, colmando il vuoto di potere lasciato da un altro gruppo di immigrati, i romani che, come i polacchi adesso, non avendo più motivo di rimanere sull’isola vista la decadenza, avevano deciso di ritornarsene sul Continente senza neppure tanti saluti.

Uno si chiede se i curatori l’abbiano fatto apposta  a sottolineare con tanta enfasi il fatto che ANCHE gli antenati  di chi ha votato per la Brexit sono il prodotto di un fiorente rapporto di scambio commerciale e di persone con la proto-UE del  Medioevo. Mi viene quasi da ridere al pensiero! 😉

Ma a differenza dei romani che avevano una passione per la parola scritta, gli anglosassoni preferivano la trasmissione orale della loro cultura. Il che, insieme all’iconoclastia innescata dalla riforma aprotestante di Enrico VIII e ai vari incendi che nel corso dei secoli hanno colpito biblioteche e istituzioni religiose, ha fatto si che restasse davvero poco in fatto di testimonianze scritte dell’epoca. Ma qualcosa ci resta  e il risultato di questi scambi culturali è esposto nelle stanze in penombra della British Library: manoscritti religiosi, libri di poesie e rimedi erboristici, censimenti ed  enormi Bibbie. È la nascita letteraria dell’Inghilterra, ed è memorabile.

Sutton Hoo gold belt buckle Early 7th century © Trustees of the British Museum

Ci sono Alcuino da York che influenza Tours in Francia e la delegazione inglese che va a Roma per ottenere il permesso di sciogliere l’arcivescovado di Lichfield. L’Europa era una grande, fluttuante, interconnessa confluenza di potere e influenza.

E naturalmente non poteva mancare la Cronaca di Beda il venerabile, il monaco benedettino vissuto nel monastero di San Pietro e San Paolo a Wearmouth. La sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum in latino, che tratta della storia della Chiesa inglese e, più in generale della storia dell’Inghilterra, dal tempo di Cesare all’anno 731, con particolare attenzione al conflitto tra la Chiesa di Roma e il Cristianesimo celtico. Già perché nell’VIII secolo gran parte dell’isola era già ferventemente cattolica , grazie all’opera di proselitismo iniziata nell’V secolo da un gruppo di coraggiosi missionari inviati da Roma. la Chiesa comincia ad importare libri dal Continente e a raccoglierne altri localmente, mentre i sovrani dal canto loro cominciano a vedere i vantaggi del documentare per iscritto non solo le leggi, ma anche i loro affari.

E ciò che ci si presenta sotto gli occhi è una vera e propria telenovela del potere,  in cui re creano  regni, li perdono, conquistano, uccidono e vengono uccisi. Non per niente Bernard Cornwell ha dedicato a questo periodo un’intera serie di romanzi storici, Le cronache dei Sassoni (The Saxon Stories nell’originale inglese) che ha per protagonista il sassone Uhtred di Bebbanburg, cresciuto tra i vichinghi e ambientato nella Gran Bretagna di Alfredo il Grande nel  IX secolo.

Secondo il Venerabile Beda, la Gran Bretagna era un crogiolo di quattro popoli (Pitti, scozzesi, britannici e anglosassoni) e cinque lingue (le lingue dei suddetti popoli, più il Latino) e prosperò a causa dell’influenza esterna, grazie al commercio, alla religione e alla conoscenza di altri paesi. Ci aspettano tempi difficili. 😦

2019 ©Paola Cacciari

Londra// Fino al 19 Febbraio 2019

Anglo-Saxon Kingdoms: Art, Word, War @ British Library

La Brexit secondo I Clash

Questa dei Clash mi sembra davvero la colonna sonora adatta al momento … :/

Should I Stay or Should I Go – The Clash (1981, ripubblicato nel 1991)

Darling you got to let me know
Should I stay or should I go?
If you say that you are mine
I’ll be here ‘til the end of time
So you got to let me know
Should I stay or should I go?
It’s always tease, tease, tease
You’re happy when I’m on my knees
One day it’s fine and next it’s black
So if you want me off your back
Well, come on and let me know
Should I stay or should I go?
Should I stay or should I go now?
Should I stay or should I go now?
If I go, there will be trouble
And if I stay it will be double
So come on and let me know
This indecision’s bugging me (esta indecisión me molesta)
If you don’t want me, set me free (si no me quieres, librarme)
Exactly whom I’m supposed to be (dígame que tengo ser)
Don’t you

 

La Brexit secondo Boris Johnson

Oggi in un discorso agli operai della JCB, la multinazionale britannica con sede a Rochester, Boris Johnson che ha lasciato il suo ruolo di segretario agli esteri nel Governo di Theresa May lo scorso luglio per protestare contro il progetto Brexit da lei portato avanti, ha detto che l’accordo con l’UE proposto dalla May era negativo per la Gran Bretagna ed è per questo che il Parlamento ha votato la sfiducia.

E fin qui ci siamo. E ho continuato a mangiare il mio panino imperterrita che ero in pausa pranzo.

Ma quando quel giullare dai capelli color pannocchia ha cercato di rassicurare il pubblico dei lavoratori della fabbrica dicendo loro di non temere che ci saranno ancora le barrette di cioccolato Mars prodotte in Gran Bretagna e che, anzi, non ci sarà affatto carenza di Mars dopo la Brexit, il panino mi è andato di traverso che non sapevo se mettermi a ridere o a urlare.

Che vogliamo mettere la discussione sul come tenere aperto il confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica dell’EIRE, sul come si gestirà il traffico aereo o ferroviario o come far fronte alla possibile interruzione (seppure temporanea) della fornitura di medicine da parte delle aziende farmaceutiche europee con la carenza di cioccolata Mars? Da cioccolatomane senza speranza dovrei essere contenta di questa notizia. Che è rassicurante vedere che l’aspirante Primo Ministro ha le sue priorità ben chiare…

O, no???

To Brexit or not To Brexit: that is the question…

…tanto per rimanere in tema shakespiriano, vista la natura del mio ultimo post sul Bardo. Ma davvero quanto sta accadendo in questo momento alla politica britannica su quanto riguarda la questione della Brexit fa sembrare Amleto e i suoi dubbi roba da principianti. Che sono passati 774 giorni (più o meno, la matematica non è  mai stata il mio forte…) da quando la Gran Bretagna ha votato per la Brexit e nessuno sembra sapere che pesci pigliare.

Nonostante la sua inettitudine, Theresa May è ancorata alla poltrona di Primo Ministro come un’ostrica allo scoglio mentre tutti i membri del Governi litigano con tutti. Da parte sua, l’ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth (e un tempo sindaco di Londra) Boris Johnson che evidentemente si è auto-eletto equivalente britannico del nostro emerito Silvio Berlusconi, per non essere da meno del leggendario Cavaliere, si è messo d’impegno ad offendere quanta più gente possibile a destra e a sinistra, fuori e dentro dall’Europa. E intanto il tempo stringe (che ci sono solo poco più di sei mesi al fatidico giorno quando la Gran Bretagna tornerà a tutti gli effetti ad essere un’isola e lascierà l’UE) e il governo britannico continua a non avere una politica doganale. Andiamo bene. Esattamente quello che ci vuole a rassicurare noi cittadini europei residenti in UK (soprattutto se un po’ nevrotici come la sottoscritta), che da due anni ci siamo ritrovati a vivere in un limbo di sapore dantesco…

La conferma infatti che Permanent Residence Card verrà sostituito un non ancora ben definito settled status non mi rassicura affatto, anche perchè questo ancora fumoso nuovo stato giuridico non solo non mi garantisce gli stessi diritti della cittadinanza (come il votare alle elezioni politiche), ma mi potrebbe privare di alcuni dei diritti goduti fin’ora dai cittadini dell’UE, come la libera circolazione per esempio.

Come scrive Enrico Franceschini sul suo blog My Tube sul quotidiano La Repubblica,

“A suscitare non pochi timori, però, sempre secondo quanto si legge nel documento, ci sarebbe che il fatto che il settled status previsto per gli europei in UK, presupponga, tra l’altro, unicamente un sistema di registrazione digitale, e dunque non preveda il rilascio di un documento d’identità “fisico” – come invece avviene nel resto d’Europa – e questo potrebbe rappresentare un problema per i controlli necessari ad esempio da parte di datori di lavoro o padroni di casa, nonché rendere il sistema più vulnerabile alle frodi.”

C’è di che stare tranquilli insomma. :/

image courtesy Free Clip Arts
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#BrexitShambles

2018 ©Paola Cacciari