I ritratti di Thomas Gainsborough

Una cosa che ho sempre amato di Thomas Gainsborough (1727-1788) sono i suoi paesaggi, quelle distese ondulate di prati punteggiati di alberi e basse sotto cui coppie eleganti si fanno fare il ritratto. Il mio quadro preferito, Mrs and Ms Andrews  non fa parte di Gainsborough’s Family Album, la mostra a lui dedicata alla National Portrait Gallery anche se non è lontano da lì trovandosi alla National Gallery. Dipinto da Gainsborough attorno alla metà del XVIII secolo, Mr and Mrs Andrews ritrae una coppia di compiaciuti proprietari terrieri inglesi le cui terre erano situate tra le contee del Suffolk e dell’Essex. Il colore è sottile e risplendente, quasi trasparente e l’atmosfera di una una fresca (quanto variabile) giornata primaverile nella bellissima campagna inglese. Il cielo plumbeo enfatizza il blu cielo dell’abito della giovane moglie e il verde brillante del prato. Sembra di sentire il fruscio delle foglie del grande albero sotto cui siede in una posa informale la coppia: sono un uomo e una donna persi nell’abbraccio della Natura. Come nell’autoritratto dell’artista con la moglie, The Artist with his Wife Margaret and Eldest Daughter Mary, dipinto dall’artista nel 1748 che sembra essere il prototipo per quello, dipinto due anni dopo, di Mrs e Ms Andrews.

The Artist with his Wife Margaret and Eldest Daughter Mary by Thomas Gainsborough, c1748. Photograph © The National Gallery, London
The Artist with his Wife Margaret and Eldest Daughter Mary by Thomas Gainsborough, c1748. Photograph © The National Gallery, London
Thomas Gainsborough, Mr and Mrs Andrews (about 1750) The National Gallery, London
Thomas Gainsborough, Mr and Mrs Andrews (about 1750) The National Gallery, London

Che tutta la storia della pittura di paesaggio comincia con lui, Gainsborough, non con John Constable – anche se Constable porterà all’ennesima potenza ciò che Gainsborough aveva iniziato. Anche Gainsborough, come Constable dopo di lui, dipingeva ritratti per dipingere paesaggi, che i paesaggi non pagavano, mentre i ritratti sì. Gainsborough si considerava un mestierante del ritratto e guadagnava bene grazie a quella nuova classe sociale che stava nascendo proprio in quel periodo, la ricca borghesia, che lo pagava profumatamente per farsi farsi immortalare dall’artista del momento. E come Constable dopo di lui, anche Gainsborough dava il meglio di sé con  i ritratti delle persone che davvero voleva dipingere che erano poi la sua famiglia e i suoi amici. E i 50 ritratti nell’album di famiglia di Gainsborough sono fatti per amore e non denaro. Nessun altro artista del XVIII secolo ha lasciato così tante immagini dei suoi parenti – genitori, zii, cugini, figli, nipoti e animali domestici assortiti – e questo non è semplicemente perché Gainsborough aveva una famiglia numerosa. L’olio di Gainsborough è fluido come il pastello e le immagini, così frammentarie e veloci, sembrano moderne come quelle di Manet o Degas.

Gainsborough Dupont c.1770-5 Thomas Gainsborough 1727-1788 Bequeathed by Lady d’Abernon 1954 http://www.tate.org.uk/art/work/N06242

Nelle sue immagini Gainsborough ha radiosamente espresso l’etica di un’intera epoca, quella del sentimento (sensibility). Originatosi  negli scritti filosofici e scientifici di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), il sentimento divenne presto un movimento artistico e letterario, soprattutto per quanto riguarda  il nuovo genere del romanzo che prediligeva come protagonisti individui fortemente emotivi che no esitavano a a svenire o a farsi prendere da sentimenti potenti  davanti ad un’esperienza emotivamente commovente. Nella persona dell’uomo e della donna di “sentimento” si univano coraggio e un cuore generoso che, al contrario di quanto era accaduto fino ad allora, non esitava a commuoversi davanti al dolore, alla gioa e all’amore.

Thomas Gainsborough(1727-1788), Portrait of Mrs Gainsborough, 1778 (circa), The Samuel Courtauld Trust, The Courtauld Gallery, London
Thomas Gainsborough(1727-1788), Portrait of Mrs Gainsborough, 1778 (circa), The Samuel Courtauld Trust, The Courtauld Gallery, London

Gainsborough che nasce in Suffolk, vive a Bath (1759-73) e si trasferisce a a Londra nel 1774, è la quint’essenza del nuovo ideale , quello dell’ informalità, che investe la società inglese  della metà del Settecento grazie soprattutto al pensiero rivoluzionario del suddetto Rosseau. Nell’Émile, pubblicato nel 1762 e tradotto in Inghilterra nel 1763, Rousseau sosteneva che bisognava riscoprire la natura umana nelle sue fondamenta primordiali, eliminando le sovrastruttura sociale, culturale ed educativo imposto dalla società. Ciò porta una vera e propria rivoluzione nell’educazione dei bambini che, considerati fino ad allora come mini-adulti, possono finalmente comportasi come tali e godersi la loro infanzia.

Mary and Margaret Gainsborough, the Artist’s Daughters, c1760-1

E Margaret e Marion Gainsborough sono di certo le figlie più dipinte del XVIII secolo. Gainsborough infatti le ritrae bambine, adolescenti e donne: tutta la loro vita si svolge sotto gli occhi attenti di un babbo affettuoso Uno dei miei dipinti preferiti è Mary and Margaret Gainsborough, the Artist’s Daughters, ancora una volta un prestito dal Victoria ad Albert Museum in cui Marion cerca di fissare i capelli di Margaret – una scena di eccezionale intimità emotiva. Lo schizzo a olio di Gainsborough delle sue figlie è incredibilmente attento ed empatico. Mary sta sistemando i capelli della sua sorellina come nessun adulto sarebbe permesso, e Margaret lo sopporta con imbronciata tolleranza come si conviene alla sorella minore.

2019 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 3 Febbraio 2019

Gainsborough’s Family Album @ The National Portrait Gallery

Turner, Constable e la nascita della pittura di paesaggio in Inghilterra

I primi tre decenni dell’Ottocento sono anni di grande di cambiamenti per la Gran Bretagna che con l’affermarsi della rivoluzione industriale diventa la nazione più potente del mondo. Gli incredibili progressi della scienza e della tecnologia portano allo sviluppo della macchina a vapore e al suo utilizzo per ferrovie e navi, rivoluzionando così i trasporti e le comunicazioni. Ma se da un lato l’industrializzazione porta la ricchezza e il consolidamento della ricca borghesia vittoriana a cui appartiene John Ruskin (1819-1900), dall’altro determina il costituirsi di un proletariato urbano che vive un degrado sociale e morale dapprima sconosciuto.

Come spesso accade in queste situazioni, gli intellettuali dell’epoca sentono più che mai il bisogno di alternative all’inarrestabile progresso scientifico e tecnologico che aveva spogliato la Natura del suo mistero. E così, insieme all’amore per la Patria e per la storia portati dalla Rivoluzione francese, si afferma durante il Romanticismo anche un altro mito: il paesaggio. Dapprima considerata un genere minore, limitata a mestieranti che si guadagna da vivere con vedute pittoresche di parchi e dimore di campagna e non ad un artisti seri, la pittura di paesaggio acquista una nuova dignità nel XVIII secolo quando grandi artisti come Thomas Gainsborough (1727-1788) cominciano a dipingere paesaggi, sebbene idealizzati.

JohnConstablesMa saranno J.W.M. Turner (1775-1851) e John Constable (1776- 1837) a portare la pittura paesaggistica a tali altezze da poter competere con la pittura storica. Nati ad un solo anno di distanza, tuttavia questi due giganti del paesaggio britannico non avrebbero potuto essere più diversi. Basso, rozzo e grassoccio, Turner era il figlio di un barbiere di Covent Garden, un autodidatta, arrogante ed ambizioso determinato a provare agli occhi del mondo che la pittura inglese poteva rivaleggiare e persino superare in grandezza quella dei grandi maestri del passato. Personaggio eccentrico e solitario, non si sposò mai, preferendo la compagnia dei suoi pennelli a quella degli altri esseri umani. L’esatto opposto di Constable che non solo proveniva da una famiglia della ricca borghesia di campagna della contea del Suffolk, nell’Est dell’Inghilterra (suo padre era un mercante di cereali), ma era anche bello, elegante, raffinato, oltre ad essere un marito e padre felice. Sua moglie, Maria Bicknell era figlia di un avvocato del luogo; i due si sposano nel 1816 dopo un lungo e contrastato fidanzamento e dalla loro unione nacquero sette figli.

Self-Portrait c.1799 Joseph Mallord William Turner 1775-1851 Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856 http://www.tate.org.uk/art/work/N00458
Self-Portrait c.1799 JMW Turner 1775-1851

Ciò che accomuna questi due artisti tuttavia è il modo in cui guardano al paesaggio, cercando di catturarne lo spirito anziché l’esatta topografia. Ma le similitudini si fermano qui.Eletto Associato della Royal Academy nel 1799, Turner ne diventa membro a tutti gli effetti nel 1802, a soli ventisette anni, mentre Constable dovrà aspettare i cinquantatre. Turner si forma nell’ambito della tradizione pittorica settecentesca stabilita da Joshua Reynolds (1723-1792), e i suoi paesaggi ricordano gli sfondi delle opere dei grandi maestri del passato come Tiziano e Poussin, anche se fin da subito nelle sue tele è palpabile l’interesse per gli effetti atmosferici e per l’uomo in balia delle forze della Natura. E se per Turner il successo arriva presto, Constable non ottiene che un modesto riconoscimento in vita.

Turner trae ispirazione dalla Bibbia, dalla storia e dalla mitologia per i suoi soggetti. I suoi sono quadri registrano i grandi cambiamenti della società e, come le poesie e i romanzi del tempo, reclamano una contestualizzazione storico-sociale per essere pienamenti compresi: non si può guardare The Fighting Temeraire (1839) intraprendere il suo ultimo viaggio verso lo smantellamento senza vedere nel vecchio vascello una metafora del presente, di un Paese in rotta verso la modernità. Come Constable, anche Turner è affascinato dal cielo, ma il suo deve essere luminoso come quello del suo eroe Claude Lorrain. Turner lo ammira a tal punto che nel suo testamento chiede che due delle sue tele siano appese permanentemente alla National Gallery accanto a quelle di Claude. Un desidero che da sempre è stato rispettato, e che forse anche Claude avrebbe approvato.

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J.M.W. Turner, The Fighting Temeraire, 1839. ©The National Gallery

Per Constable, invece la tradizione che Turner vuole rivaleggiare e superare non è che un ostacolo a ciò che vuole esprimere. Non che il nostro pittore-gentiluomo non ammiri i grandi del passato, che molto ha appreso da maestri come van Ruysdael e Gainsborough, oltre che da Claude Lorrain. Ma vuole dipingere quello che vede con i suoi occhi, non con quelli di Claude. Vuole essere il più possibile fedele alla realtà, e per questo disegna all’aperto, immortalando il mondo circostante in veloci schizzi ad olio che poi rielabora nel suo studio, al contrario Turner che di rado dipinge all’aperto (e anche quando lo fa le città e i luoghi dei suoi dipinti sembrano spesso lontani dalla realtà) e che si concede enormi licenze poetiche per trasmettere uno stato d’animo.

John Constable Study of Cirrus Clouds
John Constable, Study of cirrus clouds, c.1821-1822 © Victoria and Albert Museum, London

Certo, se paragonati a quelli di Turner che rischiava la morte scalando le Alpi per dipingere quegli spettacolari acquerelli tanto apprezzati dai suoi numerosi ammiratori-acquirenti in patria, i semplici paesaggi di Constable sembrano soggetti modesti e provinciali. Turner viaggiò molto e molto lontano, visitando la Germania, la Danimarca, l’Italia, la Francia e la Svizzera. Constable, al contrario, non lasciò mai l’Inghilterra perché come Jane Austen (1775-1817), il suo universo era nella campagna del Suffolk, nelle colline di Hampstead e nel cielo che le copriva. E come la sua celebre contemporanea scrittrice, anche Constable ha l’innata capacità di vedere il grandioso nel quotidiano, anche se proprio la quieta bellezza della sua arte lo ha relegato per anni all’ombra della sua più teatrale controparte londinese.

Con le loro visioni di pascoli e di una campagna che prospera con il lavoro dell’uomo, i paesaggi di Constable sembrano usciti da Le Georgiche di Virgilio, ma allo stesso tempo rappresentano un microcosmo minacciato dalla rivoluzione industriale e dalle riforme agrarie.

E se dipingere per Constable è solo un altro modo per ‘sentire’, allora è chiaro che la vera anima dell’artista è nei piccoli schizzi ad olio che produce in preparazione delle tele più grandi: non rovine romantiche o epiche storie, ma spiagge, prati verdi e nuvole. Soprattutto nuvole – che l’artista dipinge in modo ossessivo, documentando la direzione del vento, della luce e all’ora della giornata. Resi con larghe pennellate cariche di colore, questi schizzi su carta sono opere straordinarie.Veduta emozionata o veduta emozionante? Il mago-Turner o il tecnico-Constable? Quella sul chi sia il più grande paesaggista britannico è una diatriba che si trascina da centocinquant’anni. Ma l’arte di entrambi questi grandi maestri rompe in modo definitivo con la tradizionale pittura di paesaggio, offrendo gli artisti futuri la possibilità di intraprendere due strade diverese. Potevano diventare visionari come Turner. O, come Constable, decidere di tenere i piedi ben piantati per terra e gli occhi fissi sulla realtà. Gli impressionisti certo sapevano quello che facevano quando scelsero la seconda.

2015 © Paola Cacciari (Pubblicato su Londonita)

 Dove potere ammirare le opere di Turner e Constable:

Tate Britain, Millbank, London SW1P 4RG.

The National Gallery,Trafalgar Square, London WC2N 5DN.

Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, London SW7 2RL

Gli esperimenti pittorici di Joshua Reynolds. Alla Wallace Collection di Londra.

Pochi artisti possono vantare un posto così centrale nella storia dell’arte britannica come Joshua Reynolds (1723-1792). Più famoso di Constable, più richiesto di Turner, fu collezionista, scrittore ed educatore, oltre ad essere stato anche il primo presidente della Royal Academy, dall’alto della cui cattedra pronunciò i famosi Discorsi sull’arte che influenzarono il gusto del pubblico e la formazione delle future generazioni di artisti britannici.

The Wallace Collection: Joshua Reynolds: Experiments in Paint
Self-Portrait by Sir Joshua Reynolds oil on canvas, circa 1747-1749 © National Portrait Gallery

Tuttavia, nonostante la sua immensa produzione pittorica (nel corso della sua lunga carriera dipinse oltre 2000 ritratti) e la sua abilità in quello che oggi chiameremo ‘networking’, della sua vita sappiamo davvero poco. Quel che è certo è che se avesse dato ascolto a suo padre, un ecclesiastico del Devon professore al Balliol College dell’Università di Oxford, invece di un grande pittore avremmo avuto un farmacista. Fortunatamente per la storia dell’arte, il giovane Joshua decise che l’arte (e non la medicina) sarebbe stato il suo futuro e nel 1740 si trasferì armi e bagagli a Londra presso lo studio del pittore Thomas Hudson, solo per lasciarlo tre anni più tardi per proseguire i suoi studi da solo. Ma nel mondo dell’arte, ieri come oggi, la competizione è forte e Reynolds capisce presto che la strada per diventare un artista fuori dal comune passava dall’Italia. E lì si reca nel 1750 con l’immancabile Grand Tour, il viaggio all’estero che ogni gentiluomo britannico degno di questo nome doveva intraprendere per completare la propria educazione. Un’esperienza essenziale soprattutto nella vita di un artista e che rendeva chi non poteva permetterselo (come il pittore William Hogarth) verde d’invidia. In Italia Reynolds visita Roma, Napoli, Firenze, Bologna e Venezia, dove studia la maniera degli antichi e i grandi maestri del passato, prima di tornare a Londra nel 1753 per mettere in pratica quanto appreso durante il suo soggiorno europeo e diventare uno dei più grandi ritrattisti del XVIII secolo.

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Joshua Reynolds, The 4th Duke of Queensberry (‘Old Q’) as Earl of March, 1759 © The Wallace Collection

Perché la chiave del successo di Reynolds è da ricercare nell’ossessione tipicamente britannica con il ritratto. A partire dal Rinascimento infatti, la ritrattistica in tutte le sue forme (dal ritratto miniato, alla medaglistica alla ceramica) ha svolto un ruolo dominante in Inghilterra, dove i Tudor utilizzarono l’arte a piene mani per dimostrare al mondo la legittimità della loro dinastia. Nel XVIII secolo tuttavia, con l’ascesa del ceto medio e della classe mercantile il focus culturale si sposta dalla corte alla casa privata. Dalla metà del Settecento in avanti possedere il proprio ritratto non è più un lusso limitato all’aristocrazia e, ansiosa di reclamare il posto che le spetta in società, la ricca borghesia corre a farsi dipingere dai locali “pittori di facce”. Ed è soprattutto a Londra che i ritrattisti dell’Epoca Georgiana trovano un mercato fiorente e assetato di arte e di status e preparato a pagare profumatamente per ottenerlo.

La soluzione adottata da Reynolds era quella di immortalare i suoi soggetti in pose teatrali e in ambientazioni principesche, facendo di essi personaggi eroici e grandiosi, dipingendoli con pennellate larghe dal colore ricco e dai drammatici effetti di ombre e di luce. Gli uomini trasudano carisma, le donne buona educazione, intelligenza e sensibilità. Pose derivate dall’arte antica e da quella dei grandi maestri del passato servono come modello di riferimento per costruire immagini ricche di fascino. Dotato di un innato senso di ciò che si addiceva all’età, al sesso e allo status sociale del soggetto da dipingere, Reynolds diventa in breve un maestro nel creatre la “posa perfetta”. E le commissioni fioccano, tanto che nel 1760 può trasferirsi in un imponente palazzo in Leicester Square con tanto di servitù in livrea…

Oggi Joshua Reynolds non è più conosciuto come merita – la sua arte meno immediata di quella di Thomas Gainsborough e meno originale di quella di William Blake. Ma fu innegabilmente un grande innovatore e questo è ciò che la Wallace Collection vuole dimostrare con Joshua Reynolds: Experiments in Paint. Con i suoi 20 dipinti, materiali d’archivio e immagini ai raggi X, questa piccola mostra esplora il metodo di lavoro dell’artista sia a livello materiale che a livello concettuale – dal suo uso dei pigmenti, allo sviluppo della composizione, facendo particolare attenzione ai temi della sperimentazione e dell’innovazione. E se il ricco scenario di Hereford House, sede della Wallace Collection, costituisce un appropriato scenario per una mostra su Reynolds, è con una punta di delusione che si seguono le indicazioni che portano al seminterrato che, se ha dalla sua il vantaggio pratico dello spazio, non ha tuttavia nulla dell’eleganza e della ricchezza delle stanze dei piani superiori. Ma non si può avere tutto…

Joshua Reynolds, Mrs. Abington as Miss Prue
Joshua Reynolds, Mrs. Abington as Miss Prue in “Love for Love” by William Congreve, 1771. © Yale Center for British Art, Paul Mellon Collection

Grazie alle scoperte fatte nel corso di quattro anni dal Reynolds Research Project, un progetto di ricerca nato dalla collaborazione della Wallace Collection con la National Gallery di Londra e il Paul Mellon Centre for Studies in British Art di Yale, quello che emerge è un ritratto di Reynolds come pittore d’avanguardia che non esita a sperimentare tanto nello stile quanto nella tecnica, alla continua ricerca di quel qualcosa in più che rendesse i suoi quadri sempre più vicini a quelli di grandi come Tiziano e Rembrandt. A volte questi esperimenti non funzionano, come nel caso di William Douglas, il futuro Duca di Queensberry, pallido come un cadavere per via di un pigmento malriuscito. Molto più spesso invece la sperimentazione va a buon fine e Reynolds crea alcuni trai i più raffinati ritratti del XVIII secolo come quello di Mrs Abington as Mrs Prue e della famosa attrice, scrittrice e poetessa Mrs Mary Robinson (in mostra le due versioni di Yale e della Wallace Collection) piú nota con il soprannome di “Perdida” che fu, tra le altre cose, per breve tempo l’amante del Principe di Galles, il futuro re Giorgio IV. Non mancano anche i ritratti di bambini, come quello di Miss Jane Bowles con il suo cagnolino o di Mrs Susanna Hoare and Child, decisamente troppo sdolcinati per gli standard moderni, ma che tuttavia mostrano un Reynolds all’apice della sua sperimentazione ed espressività tecnica – come le lunghe spiegazioni tecniche accanto ad ogni dipinto non cessano per un solo momento di sottolineare. Informazioni che, per un comune mortale non esperto di chimica come la sottoscritta hanno spesso il grosso svantaggio di distrarre l’attenzione dalla pittura stessa. Per il resto, questa è una mostra piccola e perfettamente formata su di un artista imperfetto alla ricerca della perfezione.

2015 ©Paola Cacciari

Pubblicato su Londonita

Londra//fino al 7 Giugno 2015
The Wallace Collection
wallacecollection.org

Thomas Lawrence, il pittore della Reggenza.

Che periodo incredibile l’Epoca Georgiana! Ma chi erano questi ‘georgiani’? Che la domanda e’ lecita, visto che la periodizzazione della storia britannica sembra viaggiare su un binario parallelo alla nostra. Con il nome di Epoca Georgiana si definisce il periodo della storiografia anglosassone che prende il nome dai regni dei quattro giorgi che si susseguirono sul trono britannico tra il 1714 e il 1830. Un periodo di grandissimi cambiamenti storici e sociali e – inevitabilemente – artistici, specialmente in Gran Betagna.

Tutto inizia con la straordinaria espansione commerciale Britannica dell’inizio del XIX secolo, che crea numerose opportunità per i singoli individui di arricchirsi con il commercio. Individui che, ansiosi di reclamare il posto che spettava loro in società, correvano poi a farsi ritrarre dall’artista del momento. Ma se l’artista in questione era Sir Thomas Lawrence (1769-1830), beh, allora il soggetto in questione si poteva dire arrivato. Appartenente alla cosidetta ‘età d’oro della ritrattista Britannica’, quella di Gainsborough e Reynolds per intenderci, Thomas Lawrence fu di certo il più famoso pittore della Reggenza, nonché uno degli artisti più celebri e celebrati dell’Europa post-napoleonica.

Nato Bristol nel 1769, Lawrence era un contemporaneo di Wordsworth e Coleridge, una bambino prodigio che sin dalla più tenera età produceva pastelli di incredibile finezza (soprattutto quelli delle signore alla moda) che il padre, proprietario di una taverna, rivendeva poi al miglior offerente. Determinati a sfruttare questa inaspettata gallina dalle uova d’oro che era il loro bambino, i genitori portano il giovane Thomas dapprima a Oxford e poi a Bath, dove (naturalmnete) attira l’attenzione non solo della societa’ galante, ma anche dell’attrice Sarah Siddons e della Duchessa del Devonshire (quella del film con Keira Knightly per intenderci…). Quando arriva a Londra ha soli 17 anni.

King George IV by Sir Thomas Lawrence, c. 1814. London, National Portrait Gallery
King George IV by Sir Thomas Lawrence, c. 1814. London, National Portrait Gallery

Che Lawrence sia un artista eccezionale è evidente: basta guardare il ritratto incompiuto di Giorgio IV per essere travolti dalla sicurezza della sua mano, dalla padronaza del linea, dalla freschezza del coloro e dalla sua tecnica sublime. Non sorprende pertanto che a soli vent’anni diventasse uno dei più giovani soci della Royal Academy – con l’approvazione di Joshua Reynolds, di cui da questo momento in poi è considerato il degno erede.

Arguto, spiritoso e raffinato, Lawrence si trovava a proprio agio nell’elegante società della Reggenza che era chiamato a ritrarre; un mondo aristocratico fatto di moda, balli e del teatro, in cui l’artista si immerge con entusiasmo e a cui deve il suo folgorante successo professionale, così come la sua ascesa nella società londinese. Dipinge tutto e tutti – tutto coloro che contavano qualcosa in società almeno, inclusi sdolcinati ritratti di bambini e soavi fanciulle dalle guance rosate.

Ma soprattutto, Lawrence crea un nuova tipologia di ritratto maschile, che spopolerà tra i giovanotti che abitano quegli anni memorabili della Reggenza, in cui ancora risonano gli echi della Rivoluzione Francese e che vedono l’Inghilterra impegnata nelle guerre napoleoniche. I suoi sono uomini affascinanti, dallo sguardo ardente, la cui virilità non è diminuita dal loro indossare abiti vivaci, acconciature elaborate e voluminose cravatte. In pratica Lawrence crea l’eroe byroniano prima dellos tesso Lord Byron

Il fatto è che per Lawrence non c’era nulla di meglio di un uomo in uniforme, soprattutto se erano uniformi belle ed elaborate come quelle degli ussari, con le finiture in treccia dorate, anche se nulla batteva un re o un duca agghindati in pompa magna, e basta guardare i suoi ritratti del Duca di Wellington o di Giorgio IV per capire di cosa sto parlando…

Sir Thomas Lawrence. Portrait of Arthur Wellesley, 1st Duke of Wellington c.1815-16. Apsley House, The Wellington Museum, London
Sir Thomas Lawrence. Portrait of Arthur Wellesley, 1st Duke of Wellington c.1815-16. Apsley House, The Wellington Museum, London

Per lui i meriti di un soggetto erano di solito meno importanti dell’aspetto che questo presentava al mondo. Lo stesso vale per ritratti femminili. E a meno che non si tratti della vecchia e agguerrita (e bellissima) Lady Robert Manners, l’esplorazione del carattere del personaggio dipinto non sembra essere per Lawrence una priorità, in particolare se una donna non è agghindata di tutto punto per fare colpo sull’osservatore.

Nonostante tutto i personaggi della Londra elegante si accapigliavano per farsi ritrarre da Lawrence che si impegnava anche in cinque sedute al giorno di due ore ciascuna, facendosi pagare un acconto del 50%. Dopodiché spesso perdeva interesse nel dipinto. Di conseguenza, gran parte della sua corrispondenza riguarda la mancata consegna ritratti finiti, anche dopo anni. Come quella con un tale Lord Ellenborough che lo minacciò di portarlo in tribunale per aver rifiutato di completare un dipinto di sua moglie, mentre un altro cliente lo sfidò addirittura in un duello all’alba a Hyde Park. Ma anche i ritratti non finiti erano molto apprezzati, in particolare dalle clienti di una certa età, come suggerise maliziosamente un assistente di Lawrence.

Per tutta la stravaganza dei suoi ritrattisti, la vita di Lawrence appare – almeno in superficie – stranamente sobria. Non solo non giocava alle carte o ai cavalli e non si ubriacava con gli amici (tutti i passatempi maschili reggenza propri), ma amava leggere i romanzi di Jane Austen e giocare a biliardo. Non si sposò mai nonostante fosse bello e affascinante. Ma come spesso accade a coloro che raggiungono grande altezze, la caduta di Lawrence dalle stelle alle stalle dopo la sua morte nel 1830 fu immediata e totale. Condannato dal moralismo dell’epoca vittoriana che non apprezzata la spavalderia dei ritratti maschile e l’erotismo e la maliziosa civetteria di quelli femminili e definito un pittore da “scatola di cioccolatini” dagli storici dell’arte del XX secolo come William Vaughan, Lawrence fu cosegnato all’oblio o peggio, ridicolizzato. Tanto che che divenne una battuta di spirito dire che l’unico degno erede di Thomas Lawrence fosse il fotografo di moda Cecil Beaton. Che dire? Adoro la cioccolata e in questo momento in cui l’austerità la fa da padrona sono felice di indulgere! 🙂

Londra//Fino al 23 gennaio 2011

National Portrait Gallery

Thomas Lawrence: Regency Power and Brilliance