La caduta del muro di Berlino

Cosa facevo io il 9 Novembre 1989? Non ricordo, forse studiavo per qualche esame all’Universita, forse stavo leggendo. Di certo non stavo guardando la televisione, al contrario dei mei genitori, incollati alle immagini mandate dal TG1 che mostravano una moltitudine di invasati che prendevano a picconate un muro, mentre altri piangevano e si abbracciavano.

Ricordo di essere andata a vedere cosa stava succedendo e di essere ritornata nella mia stanza a continuare quello che stavo facendo, che in fondo, era solo un muro e…

Esatto. Il mio interesse e, di conseguenza, la mia conoscenza degli eventi  della politica mondiale era equivalente a quello per la pesca: assolutamente zero. Sono riuscita ad arrivare ai vent’anni immersa nella piu’ totale ignoranza. Non che me ne vanti, anzi. Ma certamente negli anni Ottanta grazie alla conspicua assenza di Internet e degli smartphones, era molto piu’ facile per chiunque decidere di cosa si poteva fare a meno. Ed io impegnata, com’ero con il miei esami di Storia Medievale e Filologia Romanza, ero fermamente collocata con la mente qualche secolo prima degli eventi della Guerra Fredda che avevano portato alla costruzione di quel brutto muro. Se avevano deciso di buttarlo giu’ tanto meglio: l’estetica ci avrebbe certamente guadagnato…

Quello che mi era (ahem…) sfuggito, era che nella seconda metà degli anni Ottanta la politica di riforme di Michail Gorbačëv, leader dell’Unione Sovietica dal 1985, favorì e accelerò il crollo dei regimi del blocco comunista. A Berlino tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre 1989 centinaia di migliaia di abitanti manifestarono nelle strade invocando libere elezioni, libertà di stampa e di viaggiare. Mentre i dirigenti della Germania dell’Est cercavano di controllare e indirizzare le proteste della popolazione, il simbolo più sinistro della repressione venne preso d’assalto pacificamente dai Berlinesi dell’Est.

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Nel tardo pomeriggio di giovedì 9 novembre gli abitanti della città iniziarono la conquista e l’abbattimento del Muro: da Est e da Ovest migliaia di persone si arrampicarono sul Muro per abbracciarsi, ballare, festeggiare. Preso a picconate, raschiato, martellato, il Muro mostrò i primi squarci e nel giro di alcune settimane si era trasformato in un cumulo di macerie.

 

E oggi quello che rimane del del Muro di Berlino è la East Side Gallery, un lungo tratto di 1,3 km del famigerato muro che si trova in Mühlenstrasse, nella ex Berlino est. È la più lunga galleria d’arte all’aperto al mondo e ospita oltre cento dipinti murali originali. Un ricordo di un periodo strano e terrificante di quando un muro di cemento aveva diviso il mondo.

Berlin 2019 © Paola Cacciari
Berlin 2019 © Paola Cacciari

Back in Time: Berlin Alexander Platz – Franco Battiato

Alexander Platz – Franco Battiato (1982)
Molto bella anche la versione di Milva
E di colpo venne il mese di Febbraio
Faceva freddo in quella casa
Mi ripetevi: “sai che d’inverno
Si vive bene come di primavera?”
Si si, proprio così
La bidella ritornava dalla scuola
Un po’ più presto per aiutarmi,
Ti vedo stanca, hai le borse sotto gli occhi,
Come ti trovi a Berlino Est?
Alexander Platz Auf-widersen!
C’era la neve,
faccio quattro passi a piedi
fino alla frontiera
Vengo con te!
E la sera rincasavo sempre tardi
Solo i miei passi lungo i viali
E mi piaceva spolverare, fare i letti
Poi restarmene in disparte
Come una vera principessa,
Prigioniera del suo film,
Che aspetta all’angolo come Marleene
Hai le borse sotto gli occhi,
Come ti trovi a Berlino Est?
Alexander Platz, Auf-widersen
C’era la neve
Ci vediamo questa sera
fuori dal teatro,
Ti piace Schubert?
Il Muro di Berlino e le sue canzoni

Berlin: Imagine a City di Rory MacLean

Mai giudicare un libro dalla copertina dice il proverbio. Bisognerebbe sempre ascoltare i proverbi. Ma partivo per Berlino il giorno dopo e volevo un libro che mi parlasse della città. Devo ammettere che non ho guardato molto per il sottile, la mia ignoranza di storia tedesca è apocalittica (diamo la colpa ai racconti di guerra dei nonni che mi hanno sempre fatto storcere il naso davanti a quella Nazione) e la copertina postmoderna con il volto di David Bowie in bella mostra hanno fatto il resto e mi sono trovata da allungare i soldi al libraio ancora prima che il mio cervello registrasse cosa stesse succedendo.

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Come immaginavo fosse questo libro? Non so, ma certamente non così. Berlin Immagine a City non è un normale libro di viaggio – è troppo lirico e romanzato per esserlo, ma non è neppure un vero romanzo storico. A pensarci bene, Berlin immagine a City non è un libro normale, nel senso che non è non fiction (almeno  non nel senso letterale della parola), ma non è neppure un romanzo storico, ma un misto dei due generi. E questo mi ha mandato un po’ in crisi che fino all’ultima pagina non riuscivo a decidermi se mi piacesse o no, al contrario della città che mi piaciuta subito, molto più di quanto mi aspettassi.

 

Ho impiegato molti anni per arrivare a Berlino che i racconti di guerra dei nonni e di quello che hanno sofferto durante l’occupazione tedesca scolpiti nel cervello sono sempre stati per me un deterrente. Non e’ bella nel senso tradizionale del termine, bella come Roma, Londra, Praga, Vienna o Parigi dico, ma ti entra dentro come solo pochi altri luoghi fanno. Una città fatta di memorie, dove le assenze sono più vive delle presenze, mobile come l’acqua, dove il passato sembra trasformarsi subito in futuro e dove ad ogni passo ti sembra di andare a braccetto con la storia. Una città volubile, volatile e incredibilmente viva.

Berlin 2019 © Paola Cacciari
Berlin 2019 © Paola Cacciari

La storia di Berlino si srotola davanti ai nostri occhi come un tappeto magico, per sempre intrecciata alla storie della sua (più o meno sventurata) gente. Per le sue strade incontriamo poeti, musicisti, scrittori, architetti, scienziati (dal poeta medievale Konrad van Colln all’architetto neoclassico Karl Friedrich Schinkel, dal diabolico Joseph Goebbels al geniale David Bowie) che hanno vissuto vissuto nella città tedesca e hanno contribuito alla sua storia e alla sua crescita – nel bene e nel male. Le loro vite ci scorrono davanti agli occhi come un film, plasmate dalle parole (e dalle ineccepibili ricerche) di Rory Mclean. 
E poi Kennedy, naturalmente. Che non poteva mancare il discorso che il Presidente degli Stati uniti John F. Kennedy tenne il 26 Giugno 1963 in cui pronuncio la celebre frase: “Ich bin ein Berliner” (“I am a Berliner” “Io sono un berlinese”) divenuto uno dei  momenti più significativi della guerra fredda e un grande incoraggiamento morale per gli abitanti di Berlino ovest, che allora vivevano in una enclave all’interno della Germania Est, dalla quale temevano un’invasione.

«Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum (sono un cittadino romano). Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire ‘Ich bin ein Berliner.’ Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole ‘Ich bin ein Berliner!‘»

2019 © Paola Cacciari

Back in Time: Heaven – The Psychedelic Furs

Era il 1984 quando la neonata Videomusic mi fece scoprire questo bellissimo pezzo della band inglese Psychedelic Furs. Avevo quattordici anni, non sapevo l’inglese, internet non esisteva e per i testi delle canzoni tradotti in italiano bisognava rimettersi alla bontà delle pagine di TV Sorrisi e Canzoni o alla Feltrinelli, sotto forma di libro.

E così solo di recente, riascoltando questa canzone ho realizzato che non è affatto quello che sembra, e che il paradiso di cui si parla non è affatto quello religioso. Heaven è una canzone contro la guerra nucleare – non dimentichiamo che siamo in piena Guerra Fredda, per la precisionequella che viene definita la Seconda Guerra Fredda, il periodo che va dalla fine degli anni Settanta a metà degli anni Ottanta, le tensioni e i conflitti tra le maggiori potenze si erano riaccese, e con esse anche le velleita’ militaristiche...

Ripensandoci, è davvero strano pensare di averci ballato sopra sprizzando felicità da tutti i pori, quando il testo è in realtà piuttosto pesante… Ma per me resta comunque uno dei pezzi più belli degli anni Ottanta.

Heaven (1984)

Heaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart
Yeah, Heaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart 
There’s too many kings
Wanna hold you down
And a world at the window
Gone undergroundThere’s a hole in the sky
Where the sun don’t shine
And a clock on the wall
And it counts my timeHeaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart
Yeah, Heaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart

There’s a song on the air
With a ‘love you’ line
And a face in a glass
And it looks like mine

And I’m standing on ice when I say
That I don’t hear planes
And I scream at the fools
Wanna jump my train

Heaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart
Yeah, Heaven
Is the whole of our hearts
And Heaven
Don’t tear you apart

Yeah, Heaven
Ah, Heaven
Yeah, Heaven…

We can be heroes just for one day…(David Bowie)

Non ero mai stata a Berlino. E vedere quel che resta del muro mi ha colpito. Tanto. ❤

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East Side Gallery, Berlin 2019 © Paola Cacciari
East Side Gallery, Berlin 2019 © Paola Cacciari
East Side Gallery, Berlin 2019 © Paola Cacciari
Potsdamer Platz, Berlin 2019 © Paola Cacciari
Potsdamer Platz, Berlin 2019 © Paola Cacciari

Tempo di seconda mano

Tecnicamente questo libro appartiene ancora al 2018, che sono trascorsi solo 5 gg dall’inizio del nuovo anno e non ho ancora completato nessuna nuova lettura che si possa definire appartenete solo al 2019. Ma questo libro di Svetlana Aleksievic, trovato ancora una volta grazie ai preziosi consigli del blog Parla della Russia, l’ho terminato alle 8pm del 31 dicembre del 2018 e mi è rimasto dentro come pochi altri. E’ un libro bellissimo, onesto e sincero, prezioso per chi come me è cresciuto in quel periodo, ma non ci ha mai prestato attenzione a l corso della storia contemporanea e ora vuole recuperare il tempo perduto. Buona fine e buon inizio. E naturalmente, buona lettura! 🙂

Parla della Russia

9788845282010_0_0_300_75“Tempo di seconda mano” di Svetlana Aleksevich è un libro prezioso per comprendere cos’è successo in Russia all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Una cacofonia di voci che avvolgono e talvolta soffocano e turbano il lettore. Molteplici punti di vista della “piccola gente”, quella che non fa la Storia con la S maiuscola, di fronte alla disintegrazione di quello che aveva rappresentato il sogno politico di molti.

Attraverso questo racconto corale l’obiettivo della scrittrice bielorussa, premio Nobel per la letteratura nel 2015 – premiata per “la sua opera polifonica, un tributo al coraggio e al dolore della contemporaneità” è quello di dare voce a donne (protagoniste di molte delle storie raccontate) e uomini, vittime e carnefici tutti protagonisti del dramma collettivo del crollo dell’Unione Sovietica.

È una letteratura – reportage, quella della Aleksevich, che non può avere l’oggettività dell’analisi storica ma ha invece una profondità nell’indagare gli spazi dell’animo umano spesso…

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