Handel and Hendrix: in due sotto un tetto

La vita e la musica di George Frideric Handel (1685-1759) e Jimi Hendrix (1942-1970) sono diverse come il giorno e la notte, eppure questi due grandi per un breve periodo sono stati vicini di casa. Separate da un muro e da due secoli di storia al 23 e 25 di Brook Street, nel cuore dell’elegante Mayfair, sono le case di questi due grandi della musica che fecero di Londra la loro casa e cambiarono la musica per sempre.

Photo: Phillip Reed/Handel House Trust Ltd

Handel prese possesso  del n. 25 di Brook Street nell’estate del 1723, poco dopo essere stato nominato da Giorgio II compositore della Cappella reale poiche’, in quanto straniero, Handel non poteva possedere una proprietà. Ma la zona in cui si trovava Brook Street, nel quartiere elegante dell’alta borghesia georgiana di Mayfair, abbastanza lontano dalla dubbia comunità di artisti e musicisti che ruotavano attorno a Soho e a Covent Garden, ma abbastanza vicino al palazzo di St. James’s Palace, dove svolgeva le sue funzioni ufficiali e King’s Theatre in Haymarket che era al cuore dell’opera italiana su cui al momento si incentrava la sua carriera e Handel rimase li anche dopo la sua naturalizzazione nel 1727. La zona doveva davvero piacergli (lo si può biasimare?) visto che visse lì per quasi 40 anni (fatto di per se notevole, visto che i compositori d’opera all’epoca condicevano una vita alquanto nomadica. Lì ha scritto il Messia, The Water Music (1717), Zadok the Priest (1727), Music for the Royal Fireworks (1749) e molti altri capolavori e lì morì, nella sua camera da letto del primo piano nel 1759.

Handel's Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Handel’s Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

Jimi Hendrix, da molti considerato il più grande chitarrista rock, visse nella casa accanto, al 23 di Brook Street con la sua fidanzata inglese, la DJ Kathy Etchingham per due anni prima di morire in circostanze ancora misteriose in un hotel di Notting Hill nel 1970, a soli 27 anni – probabilmente soffocando nel sonno in seguito ad un’overdose accidentale, anche se alcuni non escludono  il suicidio.

Entrambe le case sono tipiche dimore borghesi dell’epoca georgiana e la disposizione degli ambienti segue le convenzioni tipiche degli edifici di questo periodo, con le cucine nel seminterrato, le camere disposte su ciascuno dei tre piani (una stanza anteriore e una posteriore più piccola con un bagno vicino) e con gli alloggi della servitù nella la soffitta.

Fu Kathy Etchingham a trovare l’appartamento nel Giugno del 1968 grazie ad un annuncio su uno dei giornali della sera (quando ancora c’erano) mentre Hendrix era a New York per la cifra di £30 alla settimana. La coppia visse nell’appartamento all’ultimo piano per una anno circa prima di separarsi nel 1969. Pare che Hendrix, per il quale questa era la “prima vera casa” si sia divertito un mondo ad arredarla secondo i suoi gusti con tessuti colorati e soprammobili e gingilli vari comprati a Portobello Road e in vari altri mercatini.

Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

La Etchingham ricorda interminabili spedizioni da John Lewis, il grande magazzino su Oxford Street, per acquistare tende e cuscini dove Hendrix si lanciava in interminabili discussioni con i commessi su colori e accostamenti dei tessuti. E l’atmosfera e’ davvero di accogliente intimità, anche se credo che mai come in questo caso la frase “se i muri potessero parlare” sia appropriata. E davvero non avrei voluto essere il vicino del piano di sotto di questa coppia di creativi e dei loro amici della scena della Swinging London!

Strano ma vero: quando Hendrix venne a sapere chi fosse stato il suo illustre vicino ne fu molto felice e non sapendo molto di Handel si precipitò nel famoso negozio One Stop Records in South Molton Street per acquistare le registrazioni di The Royal Fireworks e The Water Music – cosa che ha fatto dire ad alcuni musicofili di poter individuare i riff del compositore nella musica successiva di Hendrix…

Handel & Hendrix in London

25 Brook Street
Mayfair, London W1K 4HB
Telephone: +44 (0)20 7495 1685

2019 © Paola Cacciari

La donna ‘perduta’ e il lato oscuro della società vittoriana

The Fallen Woman, ossia la donna caduta. Dove per ‘caduta’ si intende naturalmente alla donna caduta in tentazione, sedotta e abbandonata, perduta. Una figura tragica così popolare nell’arte e nella letteratura vittoriana e a cui il Foundling Museum ha dedicato un’intera mostra. Ma se l’argomento è insolito, lo è anche il museo, nato nel 1741 per volere del capitano Thomas Coram che, tornato a Londra nel 1732 dopo una vita passata per mare, si accorse che la città pullulava di bambini abbandonati e decise di fondare un istituto che raccogliesse questi trovatelli.

The Foundling Hospital. London, 2015 © Paola Cacciari
The Foundling Hospital. London, 2015 © Paola Cacciari

Il primo nucleo del Foundling Hospital (l’Ospedale degli innocenti) aprì i battenti nel 1741 in un’abitazione di Hatton Garden, nel quartiere di Clerkenwell. In un primo momento ai genitori che abbandonavano qui i figli perché non potevano mantenerli, veniva semplicemente richiesto di lasciare al collo dei bambini una piccola collana con un ciondolo come segno di riconoscimento – monete, pezzi di cotone o nastro, versi scritti su pezzi di carta come pegno del genitore qualora riuscissero a tornare a riprenderli. Ma il successo dell’istituzione rese necessaria una struttura più grande.

Henry Nelson O’Neil, A Mother Depositing Her Child at the Foundling
Henry Nelson O’Neil, A Mother Depositing Her Child at the Foundling

Disegnato da Theodore Jacobsen e locato nel quartiere di Bloomsbury, il nuovo ospedale fu completato tra il 1742 e il 1752 e al suo completamento fu descritto dal Times come uno dei monumenti alla carità più importanti eretti nel XVIII secolo in Inghilterra. George Frideric Handel fu eletto presidente dell’istituzione e diresse una serie di concerti per raccogliere fondi per l’ospedale, tra cui nel 1750 anche una performance del Messia; tutt’ora la museo si possono ammirare gli spartiti originali del Messia e l’organo su cui suonava.In pochi anni vennero presentati all’ospedale oltre 14.934 bambini. Le grandi spese per il mantenimento dell’opera, allarmarono la Camera dei Comuni che propose di trovare questi fondi nelle parrocchie. L’ospedale, dipendendo ora quasi esclusivamente dalle proprie forze, stabilì una tassa d’ammissione di 100 sterline per scoraggiare i genitori che non potevano permettersi un’altra bocca da sfamare ad abbandonare i loro figli. Se la tassa ridusse il numero dei bambini accettati, e quindi le spese di mantenimento della struttura, nel 1801 fu stabilito che l’ospedale come istituzione di carità, non doveva chiedere soldi alla popolazione bisognosa. In quest’epoca, infatti, la maggior parte dei bambini presenti all’ospedale erano di ragazze-madri o comunque di donne non sposate e anche alcune prostitute. E questo ci porta al soggetto della mostra, The Fallen Woman.

La liberazione sessuale è una cosa relativamente recente per le donne e si limita prevalentemente al mondo Occidentale. Ma in un’epoca come quella vittoriana, in cui la rispettabilità era di fondamentale importanza, per una donna non sposata la perdita della castità era un vero e proprio disastro. In una società in cui il ruolo della donna era limitato a quello di moglie devota, madre premurosa e figlia obbediente, il sesso al di fuori del matrimonio era un vero e proprio tradimento dell’ideale vittoriano della donna angelicata, un ideale medievale tornato prepotentemente in voga nell’Ottocento insieme alla passione per guglie e pinnacoli del Revival Neogotico. I soggetti dei dipinti dell’epoca sono praticamente un’aggiornata versione della Madonna con il Bambino medievale e rinascimentale. E se la povertà e l’ignoranza erano accettate con riluttanza, come giustificazioni per una gravidanza non voluta, l’idea generale era che le donne fossero esseri fondamentalmente la deboli, la cui moralità andava salvaguardata tramite una stretta educazione e una vita segregata. Che si sapeva che le ragazze che per necessità dovevano uscire nel mondo per lavorare erano esposte a terribili tentazioni. Ne sa qualcosa Lizzie Siddal che lavorava come modista in un negozio di cappelli e incontrò l’aitante Dante Gabriel Rossetti sulla strada per il lavoro.

Non sorprende che proprio l’epoca vittoriana, con il suo moralismo ipocrita, abbia dato vita ai bad boys del XIX secolo, i Preraffaelliti che con il loro anticonformismo che infranse i tabù morali e di classe e che piegò le rigide norme che regolavano i ruoli dei sessi, sconvolse la società bacchettona del tardo XIX secolo. Ma Rossetti e compagni. erano solo una minoranza e se le bellezze sensuali dell’anglo-italiano erano apprezzatissime, molto più diffusse erano le scene di vita borghese con cui la società vittoriana sollecitava le donne a non perdere la virtù.

The Outcast by Richard Redgrave, RA. 1851. Royal Academy of the Arts, London.
The Outcast by Richard Redgrave, RA. 1851. Royal Academy of the Arts, London.
Ovviamente se il sesso fuori dal matrimonio era tabù per le donne, era perfettamente accettabile per gli uomini, che in tutta la letteratura o arti visive non esiste nessun personaggio maschile paragonabile alla ‘donna caduta’. La colpa, sembra, era sempre e solo tutta delle donne.
Perché il loro bambino fosse accettato dal Foundling Hospital, queste giovani disperate dovevano scrivere una lettera in cui chiedevano all’istituzione di accettare il loro neonato, dicendo che erano persone rispettabili che erano cadute in tentazione una sola volta e che, dopo essere state sedotte, erano state abbandonate da amanti senza scrupoli. Ma tra i richiedenti c’erano spesso anche prostitute e le vittime di violenza sessuale.
G F Watts, Found Drowned, c 1848-1850 © Watts Gallery
G F Watts, Found Drowned, c 1848-1850 © Watts Gallery

Cosa ne sia stato delle madri che erano riuscite ad ottenere che l’ospedale accettasse i loro bambini è difficile da sapere. Rifiutate dalle loro famiglie, prive di ogni mezzo di sostentamento (che tutto era di proprietà del marito), molte finirono con il prostituirsi solo per poter mangiare, altre si suicidarono buttandosi nel Tamigi, altre morirono di stenti in povertà. Insomma, per la donna caduta, il salto ‘dalle stelle alle stalle’ avvenita davvero da una grande altezza…

Londra//fino al 3 Gennaio 2016

Georgians Revealed alla British Library


Il Settecento è un secolo di straordinaria attualità. Valori come la tolleranza, l’idea del progresso e della famiglia come l’intendiamo ora sono state elaborate dai pensatori del XVIII secolo. Ma anche tante altre cose che diamo per scontate sono nate in quegli anni incredibili, come spiega la mostra Georgians Revealed della British Library.

In Inghilterra, con il termine “Era Georgiana” si indica il periodo compreso tra il 1720–1840, l’era dei quattro re Giorgio. Giorgio I di Hannover (1660–1727), chiamato a fare il re alla fine della dinastia degli Stuart nonostante non parlasse l’inglese (ma un sovrano protestante, anche se tedesco era preferibile ad uno inglese, ma cattolico); Giorgio II (1683- 1760), che oltre ad aver fondato l’università di Gottinga nel suo regno di Hannover, e il British Museum a Londra non ha fatto molto altro.  Giorgio III (1738– 1820) famoso, oltre che per la sua pazzia, anche per gli eventi epocali che si sono svolti durante il suo lungo regno, come la rivoluzione industriale, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Mica roba da ridere. Suo figlio era il godereccio Giorgio IV (1762–1830), personaggio liberale e stravagante (suo è il folle Royal Pavilion di Brighton) passato alla storia più per i pessimi rapporti con il padre e con la moglie, Carolina di Brunswick e per l’intensa vita mondana che per altro. Fu patrono delle arti e della letteratura, fu legato ai dandy più alla moda di Londra e a personaggi controversi come Georgiana Cavendish, la Duchessa del Devonshire. Quest’ultimo  fu per un certo periodo anche Principe Reggente durante la malattia di suo padre (1812-20). Da qui il nome Reggenza che produce uno stile ben preciso che corrisponde al Biedermeierdei paesi germanofoni, al Federal degli Stati Uniti ed allo stile Imperofrancese. Ma sto divagando.

È un’epoca prettamente inglese quella georgiana. In Italia non esiste nulla di similmente unitario dal punto di vista politico ed economico. Ma esistono esistono numerosi punti di contatto con il mondo delle arti, architettura, la moda e, naturalmente, la musica. Ma oltre ad Handel e a Jane Austen (e scusate se è poco) il periodo georgiano ci ha regalato la cultura popolare come la intendiamo adesso. Questo è il periodo in cui si diffonde l’idea di ‘gusto’ in fatto di arredamento, moda e costume. Il ‘gusto’ era naturalmente quello delle classi aristocratiche che i nuovi borghesi arricchitisi con il commercio volevano emulare. Wedgwood e Chippendale ebbero un bel da fare a creare oggetti per le loro case – case spesso costruite e decorate da grande architetti come John Nash e Robert Adam.

Diventati più ricchi, i borghesi hanno più tempo da riempire e lo fanno con una serie di attivitá varie ed eventuali: nasce pertanto il concetto di ‘hobby’ come lo intendiamo adesso. Si dedicano allo shopping, al giardinaggio, alla danza. Bevono té e caffè, vanno a teatro, visitano musei (in questo periodo nascono istituzioni come il British Museum e la Royal Academy) e dimore storiche e, grazie al miglioramento nella  rete di trasporti, anche città termali relativamente lontane come Bath, Cheltenham  e Tunbridge Wells. Anche il concetto di turismo è dell’era georgiana.

Tom and Jerry at the Exhibition of Pictures at the Royal Aacademy by Isaac Robert and George Cruikshank, 1821
Tom and Jerry at the Exhibition of Pictures at the Royal Aacademy by Isaac Robert and George Cruikshank, 1821

È una mostra entusiamante quella della British Library. L’unica critica dal mio punto di vista è il non aver affrontato (se non appena accennandolo) il tema della schiavitù o delle condizioni del popolino. Ma si sa, la storia la scrivono i potenti e i vincitori. E il poveri, ieri come oggi, non contano nulla.

 ©Paola C. Cacciari

Fino all’11 Marzo 2014. 
 www.bl.uk/georgians-revealed