Dai Musei Vaticani al Louvre, mostre e musei da visitare online — Uozzart

Dai Musei Vaticani di Roma alla Pinacoteca di Brera a Milano, dal Louvre di Parigi alla National Gallery of Art di Washington: dieci musei, in Italia e all’estero, da visitare comodamente dal vostro divano… Io resto a casa, certo, ma ciò non significa che si debba sacrificare arte e bellezza. E, grazie alla tecnologia, la…

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A Joint Statement on the Coronavirus Pandemic

In Inghilterra i musei chiudono al pubblico e noi che ci lavoriamo dobbiamo reinventarci un ruolo diverso per far sì che il settore della cultura, già così fragile, sopravviva a questa catastrofe. Ci aspettano tempi difficili, ma l’arte e la cultura sono importantissimi per il morale e la salute mentale delle persone.

Front of House in Museums

A joint statement from FoHMuseums, Fair Museum Jobs and Museum Wellness

We urge museums and their associated organisations to give their unanimous support to the entire museum workforce at this critical time to ensure the long-term health and security of those working in museums.

We encourage museums to give their full support to their workers to ensure their risk to exposure is limited and the effects associated with actions to minimise the spread of Covid-19 are not contributing to the increased vulnerability of their livelihoods.

Not all museum workers are able to work from home, including those working in front facing roles this includes roles associated with keeping museums open to the public such as operations who are more important than ever to minimising the risk of contamination and maintaining the cleanliness of museums. FoH are exposed to the public and are less likely to be able to “work from…

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And So To Bed

Il CODV 19 secondo Samuel Pepys (e secondo Claudia di London SE4 🙂 )

London SE4

Samuel Pepys CoronavirusNon so bene cosa dire di questo 2020.

Il tempo atmosferico è alquanto anomalo, con primavera nettamente anticipata (il viali di SE4 sono tutti in fiore). Al tempo stesso, ho perso il conto di quante tempeste con nomi astrusi ho avuto a che fare nelle ultime settimane. Pioggia, vento e ombrelli rotti.

E poi c’è un virus nuovo, CODV 19, che viene dalla Cina e terrorizza l’Europa. 

Abbiamo avuto il primo caso ufficiale londinese proprio qui vicino. La paziente non è rimasta a casa, non ha telefonato al numero 111, ma ha chiamato un Uber e si è fatta portare al pronto soccorso! 

C’è stato anche un “super-untore” (o super-diffusore, come lo etichettano gli italiani), sopravvissuto al virus, che lo ha sparpagliato, ignaro, qua e là, anche nelle alpi francesi, fino a Maiorca. La sua faccia è finita in prima pagina: unica colpa, quella di essere andato ad…

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Il mito di Troia colpisce ancora

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.»

Sono passati molti anni dalle lezioni di Epica alle scuole medie, ma il proemio dell’Iliade ancora me lo ricordo. L’Iliade, il poema della guerra di Troia una storia di violenza, gelosia, inganno e stupido orgoglio: con questi ingredienti non sorprende che il poema di Omero sia ancora attuale! Era pertanto solo questione di tempo prima che il British Museum ci facesse sopra una mostra.

The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Come tutte le strie che si rispettino, si comincia dall’inizio, dalle nozze di Teti e Peleo, al ratto di Elena, rapita al marito Menelao perchè Venere aveva promesso a Paride l’amore della donna più bella del mondo se le avesse dato il pomo d’oro, prima di passare alla discordia e dalla guerra, per arrivare poi all‘ira di Achille. Che l’Iliade non tratta, come si presumerebbe dal titolo, dell’intera guerra di Ilio (Troia), ma di un singolo episodio di questa guerra che copre l’arco di 51 giorni, l’ira di Achille (causata dal fatto Agamennone avesse deciso di prendere per se stesso la sua schiava, Briseide ferendo Achille nell’orgoglio-nessuno naturalemnete aveva chiesto l’opinione di Briseide…). Ne segue una colossale battaglia tra greci e troiani nel quale Achille viene ucciso (non prima di aver vendicato l’amico Patroclo morto per mano di Ettore), ma Troia capitola solo grazie all’inganno del cavallo escogitato dallo scaltro Odisseo.

Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum
Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum

Ma quando i greci vittoriosi decidono di intraprendere il lungo viaggio di ritorno, cominciano i guai, e comunque questa è un’altra storia, l‘Odissea. Naturalmente non mancano episodi dall’Odissea, che in fondo le avventure di Ulisse e C. costretti a vagare per vent’anni per il Mediterarrneo in balia di dispettosi dei, forniscono una ricchissima fonte di immagini ampiamente utilizzate per la decorazione di vasi a figure rosse come questo qui sotto che mostra Ulisse (nome latino) che, dopo aver tappato le orecchie ai compagni, si fa legare all’albero maestro della nave per udire il canto delle sirene – un canto che  uccide tutti coloro che lo ascoltano.

Con il Rinascimento e la riscoperta della letteratura classica, le vicende della guerra di Troia come l’episodio del cavallo e la fuga di Enea dalla città in fiamme con il padre Anchise sulle spalle) diventano particolarmente popolari nelle mani di maiolicari come Francesco Xanto Avelli da Urbino,

 

mentre in pieno Neoclassicismo il pittore George Romney contemporaneo del piu’ noto Heinrich Füssli, immortalerà la famosa bellezza di Emma Lady Hamilton, dipingendola nei panni di Cassandra, sfortunata figlia di Priamo e che ebbe da Apollo la facoltà della preveggenza, ma che per il fatto di prevedere terribili sventure, era invisa a molti.

 

 

George Romney, Lady Hamilton as Cassandra
c.1785–6. Tate.

 

Ma l’interesse per Troia resta, e nel 1871 l’archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, credette di trovarla in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico della scuola francese guidata da Calvert, poi interrotto per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati, che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso), aiutato solo dalla moglie, la greca Sophia Engastromenou, riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo che il Re di Troia aveva nascosto prima della distruzione della città e che era narrato nell’Iliade.

Sophia Schielmann wearing Helen's jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
Sophia Schielmann wearing Helen’s jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Inutile dire che queste scoperte scatenarono un vera e propria mania per la mitica città e il suo altrettanto mitico passato. Poco importava che Schliemann avesse in realtà trovato qualcosa di molto più antico che i suoi ritrovamenti risalivano infatti a un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C. (la città narrata nei poemi omerici era collocata al settimo strato).

Ora come allora la storia di Achille, Ettore, Elena e Cassandra, di Enea ed e compagni continua ad affascinare e, a giudicare dalle centinaia di persone che hanno visitato questa mostra, a treceno anni di distanza siamo ancora vittime del suo incantesimo.

2020 ©Paola Cacciari

Londra// fino all’8 Marzo 2020

Troy: Myth and Reality @ British Museum, London,

L’Inghilterra in cucina: Pollo con patate

Siamo talmente abituati ad metterle in tavola quando e come si vuole, sotto forma di gnocchi, purè, al forno, bollite (etc, etc, etc) che a volte ci si dimentica che la patata non ha sempre fatto parte della nostra cucina.

I primi a scoprirla furono conquistadores spagnoli. Impegnati com’erano a distruggere  l’Impero degli Inca, non so quando trovarono il tempo di notare questo strano tubero, ma lo fecero. E insieme ad immense ricchezze sudamericane, gli spagnoli portarono con loro in Europa anche la patata. Dal 1570 la si trova in Spagna da dove, grazie alla curiosità di agricoltori ed erboristi, arrivò in Italia, nei Paesi Bassi e, verso il 1580,  in Inghilterra. Con buona pace degli inglesi che preferirebbero attribuire la storia della sua introduzione in Inghilterra al navigatore, corsaro e poeta Sir Walter Raleigh, insieme al tabacco. Storia che non pare avere alcun fondamento storico, ma che di certo è molto più romantica dell’idea che a portare la patata sulle loro tavole fosse stato un erborista. Che fu grazie alla curiosità di personaggi come il grande erborista elisabettiano John Gerard (che addirittura appare sul frontespizio del suo trattato con un fiore di patata in mano, a dimostrare come, ancora nel 1597 le patate erano ancora una grossa novità) uno tra i primi a studiare questo tubero, disegnarlo, cuocerlo e – udite udite!- mangiarlo, perché la  “patata bianca” o “della Virginia” come era chiamata per distinguerla da quella dolce, diventi uno degli alimento base della dieta britannica.  Anche se bisognerà attendere altri due secoli prima che questo accada...

https://i0.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Gerard_John_1545-1612.jpg
Frontespizio di The Herball (1636).

Le patate, soprattutto se arrosto, stanno bene con tutto, ma uno dei miei abbinamenti preferiti è con il pollo che nella ricetta tradizionale inglese si mangia ripieno di un composto fatto di pane grattugiato, salvia e cipolle chiamato stuffing (ripieno) che si spalma anche sotto la pelle del pollo prima di metterlo nel forno e che dona al tutto un’aroma delizioso…

Roast chicken and sage and _nion stuffing and gooseberry sauce

Se vi interessa tentare lo stuffing, questa è la ricetta:

tbsp.unsalted butter
2 medium onion, chopped
2 stalks celery, chopped
3 c.chicken broth
1/4 c. sage leaves, chopped
1 c. flat-leaf parsley, chopped
2 large eggs, beaten
3/4 tsp.salt
1/2 tsp pepper

Sbucciate le cipolle e tagliatele a fette spesse. Mettetele in una casseruola, cospargetele di sale e ricoprite con acqua calda. Fate bollire per circa 5 minuti e scolatele.
Riempite il tegame di acqua calda e far bollire lentamente per una 1/2 ora, o fino a quando le cipolle sono tenere. Scolatele e strizzatele le cipolle per ascigarle il possibile e tritatele finemente.

Aggiungere il pangrattato, burro, tuorlo d’uovo, noce moscata, sale e pepe nero appena macinato. Mescolare fino a quando la miscela è appena combinata e assomiglia a pangrattato di grana grossa (non frullare!) e procedete a riempire il pollo.

2020 ©Paola Cacciari

La Londra di Hogarth

Violenza, inganno, corruzione e una nazione divisa. No, non è l’ennesimo articolo sull’Inghilterra della Brexit (anche se potrebbe esserlo) ma la serie Humours of an Election, dipinta nel 1754 da quel genio della satira che era William Hogarth (1697-1764), che rappresenta una falsa elezione generale che va di male in peggio – e in cui mi pare che ogni personaggio assomigli a Boris Johnson & C.

The Polling from The Humours of an Election series, 1755
The Polling from The Humours of an Election series, 1755
Con un tempismo impeccabile infatti, il Sir John Soane Museum ha riunito per la prima volta tutte le serie di William Hogarth: La carriera di una prostituta (The Harlot’s Progress, 1731), Carriera di un libertino (A Rake’s Progress, 1732-33) Quattro momenti del giorno (1738), I quattro stadi della crudeltà (1741) e Marriage A-la-Mode (1743). Le aveva ribattezzate ‘Modern Moral Subjects‘ e sono  costruite come commedie fatte di immagini.
Ho sempre avuto una passione sviscerata per Hogarth e il suo spietato sarcasmo. Mi chiedo se sarebbe stato cosi cattivo verso quella ricca borghesia a cui non apparteneva se fosse riuscito ad farne parte. Il non essere riuscito a fare il Gran Tour, il pellegrinaggio artistico-godereggio nel sud dell’Europa necessario per un gentiluomo che si volesse considerare tale, per mancanza di mezzi: fu un colpo da cui non si riprese più…
A Hogarth piaceva dipingere serie di opere: gli permettevano di raccontare una storia, di sviluppare una narrativa mentre si abbandonava al suo istinto . Ed erano facilmente riproducibili come incisioni che potevano essere vendute per SOLDI. Forse non è un caso che tutte le sue grandi serie di opere hanno in come il soggetto del denaro: la sua mancanza, la sua influenza e il suo abuso. La gente ruba, muore e impazzisce per il denaro
A Rake's Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34
A Rake’s Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34

Il “Rake” eredita, sperpera e impazzisce. La coppia in “Marriage-A-la-Mode” si sposa per convenienza (lui per soldi e lei per entrare a fare parte dell’aristocrazia) ed entrambi muoiono. Oh sì, c’è anche morte, e in abbondanza: il mondo di Hogarth è fatto di estremi, ma quello era il mondo in cui viveva e lavorava, la Londra dell’Epoca Georgiana.

Una delle cose più affascinanti della mostra è il modo in cui queste storie portano i protagonisti per tutta Londra: dall’elegante West End all’allora squallido mercato di Covent Garden, fino ai bassifondi del Barbican. Questa non è una fantasia – la carriera di questi personaggi è letterale, catastrofico e posto tra punti di riferimento riconoscibili.
Marriage à-la-mode, After the old Earl's funeral (scene four of six) William Hogarth - The National Gallery
Marriage à-la-mode, After the old Earl’s funeral (scene four of six)
William Hogarth – The National Gallery
Ma non c’è solo miseria e bruttra nei dipinti di Hogarth, anzi. Che e con l’età forse si addolcisce e, i suoi dipinti più tardi sono pieni di bellezza. Forse perché invece della commedia umana si dedicata al sublime della Natura, a cieli, fiumi e boschi. E mi viene da pensare che sia un’altra delle sue gomitate, un modo per rammentarci che la natura è perfetta ed è stato l’uomo a rovinare tutto. Un altro attualissimo riquadro del XXI secolo. Greta Thunberg sarebbe fiera di lui.
2019 ©Paola Cacciari

Londra/fino al 5 Gennaio 2020

Hogarth: Place and Progress @ Sir John Soane’s Museum , Holborn

UK Election: The day after.

Senza parole che, visti i risultati disatrosi delle Elezioni qui in Gran Bretagna, non servono. Bye bye Jeremy Corbyn, sei stato un leader idealista ma assolutamente inefficace. E bye bye EU…