Da Christina Rossetti a Evelyn De Morgan: la Confraternita delle Preraffaellite

Ora vi racconto una storia.
C’era una volta una volta un piccolo gruppo di giovanotti che, stanchi del modo tradizionale di fare arte, quello rigido e imbalsamato dell’Accademia, decisero di formare un loro club privato, tanto esclusivo da chiamarlo ‘Confraternita’. Per farne parte bisognava giurare di tornare a dipingere alla maniera medievale, quella prima di Raffaello, priva di prospettiva, ma piena di abiti coloratissimi e cappelli appuntiti che facevano tanto Gothic Revival. Qualche anno dopo la Confraternita dei Preraffaelliti si era già disintegrata, distrutta da laudano, adulteri, divorzi e generale mancanza di soldi e/o di successo. L’Estetismo, il movimento nato dalle ceneri ancora calde dell’arte preraffaellita, che sostieneva che l’unico scopo dell’arte era l’arte stessa diventa a sua volta una sorta di preraffaellitismo elevato all’ennesima potenza, un distillato di donne imbronciate dalla chioma fluente che tengono in mano fiori o frutta. Fine della storia.
Almeno la storia conosciuta fino ad ora. Che Pre-Raphaelite Sisters, la mostra della National Portrait Gallery racconta tutta un’altra storia. Una storia che oltre a rivendicare le figure di dodici donne strettamente associate alla Confraternita in qualità di artiste, modelle, poetesse e muse, riscrive radicalmente la storia di questo movimento artistico artistico così britannico. E lo fa mostrando che la Confraternita dei Preraffaelliti non era costituita solo da un piccolo gruppo di artisti uomini, ma era molto più vasto e complesso.
La mostra si apre con i nomi più noti, quelli di Christina Rossetti, la celebre sorella poetessa del ragazzo terribile dei prerafaelliti, Dante Gabriel Rossetti ed Effie Grey Millais, la sfortunata moglie di John Ruskin passata alla storia per essere riuscita ad avere l’annullamento da Ruskin per non aver mai consumato il matrimonio, e per sposare in seguito John Everett Millais. E naturalmente Elizabeth Siddal, la tormentata compagna di Rossetti più nota per essere l’Ofeliadipinta da Millais – e che per questo quasi muore di polmonite a causa del freddo preso nella vasca da bagno mentre posava per questo dipinto – che come artista.
Una vera sorpresa per me è la figura di Fanny Eaton, figlia di un ex schiavo della Giamaica e arrivata a Londra da adolescente dove lavora come cameriera e dove e’ notata da Millais e da Rossetti. Grazie alla sua pelle chiara, Fanny Eaton diventa la modella per eccellenza per ogni tipo di personaggio esotico, dalle eroine bibliche alle insegnanti indiane. La sua inclusione in questa mostra mette in discussione quella che da sempre è considerato il canone tipico della bellezza preraffaellita.
Fanny Eaton by Joanna Boyce Wells, 1861. Yale Center for British Art, Paul Mellon Fund
Fanny Eaton by Joanna Boyce Wells, 1861. Yale Center for British Art, Paul Mellon Fund
Georgiana Burne-Jones (1840-1920), moglie del celeberrimo Edward Burne-Jones è invece il tipico esempio di donna che, in quanto sposata ad un grande artista, finisce per passare la vita nell’ombra. Lei stessa un’artista promettente, una volta sposata abbandona ogni speranza di sviluppare la sua creatività, che la societa vittoriana era chiara e una volta moglie e madre, il ruolo di una donna era quello di sostenere il marito e prendersi cura dei figli. Cosa che Georgiana ha sempre rispettato, mantenendo un dignitoso silenzio anche durante la devastante infatuazione del marito per la bellissima artista e modella di origina greca Maria Zambaco (1843-1914). Inutile dire che per la povera Georgiana, la vita conugale per cui dovette sacrificare il suo talento fu una grande delusione. La sua unica forma di ribellione nei confronti della societa’ vittoriana fu mettersi con determinazione a studiare il Latino, materia che (come i classici in genere) era considerata inadatta alle donne in quanto troppo difficile.
Georgiana Burne-jones studying Latin, by Edward Burne-Jones
Georgiana Burne-jones studying Latin, by Edward Burne-Jones
Il meglio, tuttavia, arriva alla fine, quando incontriamo due personaggi eccezionali come Marie Spartali Stillman ed Evelyn De Morgan, le cui opere invitano ad una drammatica rivalutazione delle vecchie idee sul preraffaellismo come movimento di uomini impegnati a dipingere donne silenziose.
Evelyn De Morgan (1855-1919) era l’energica moglie del ceramista e novellista William De Morgan, collaboratore di William Morris oltre ad essere una grandissima artista. I Morris e i De Morgan erano amici oltre che collaboratori, e il rapporto di affettuosa amicizia esistente tra i due William si estendeva anche a Jane ed Evelyn. Questo ritratto della Jane Morris a 74 anni, ancora bellissima con la sua lussureggiante chioma bianca dipinto da Evelyn è per me uno dei piu’ belli dell’intera mostra. Varrebbe la pena riscrivere questo capitolo della storia dell’arte solo per lei.
Jane Morris by Evelyn De Morgan
Jane Morris by Evelyn De Morgan
Per troppo tempo, il modo in cui questi artisti, sia uomini che donne, si sono sostenuti a vicenda alternandosi nel ruolo di mentori, amici, confidenti, è stato trascurato. Mostrando quanto fosse essenziali le “sorelle” preraffaellite, anche come artiste a in sé per sé, questa nuova mostra dipinge il movimento nel suo insieme in una luce diversa, certamente molto migliore.
2019 Paola Cacciari
Londra// fino al 26 Gennaio 2020
Pre-Raphaelite Sisters @ National Portraat Gallery

 

 

10 capolavori d’arte che si possono vedere gratis nei musei di Londra – parte 2

Come promesso, ecco la seconda parte della carrelata di capolavori provenienti dai musei londinesi compilata da Arianna di La Sottile Linea d’Ombra. Che ne dite? E come dice lei, quali sono i vostri preferiti? Buona lettura! 🙂

La sottile linea d'ombra

Come ho già accennato, si possono dire molte cose sulla Gran Bretagna, ma ciò che non finirò mai di ammirare è la gratuità di moltissimi suoi musei, in cui si può entrare tranquillamente, senza nemmeno perdere tempo a fare i biglietti.

Ho iniziato a parlarne nello scorso post, in cui potete trovare i primi quattro capolavori di questa galleria, siti alla National Gallery (se ve lo siete perso, cliccate qui: 10 capolavori d’arte che si possono vedere gratis nei musei di Londra – parte 1) e oggi continuerò con gli altri sei che vi avevo promesso.


British Museum

Per gli appassionati di storia, archeologia e storia dell’arte antica, il British Museum è un vero paradiso. Sono raccolti qui reperti inestimabili di antiche civiltà e passeggiare attraverso i suoi locali è una sorta di bellissimo viaggio nel tempo e nello spazio. Data la sua importanza, non potevo che inserirlo in questa galleria di…

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Dipingere con la luce: i Preraffaelliti e la fotografia

Il periodo compreso tra la grande arte di J. M. W. Turner e John Constable e quella dei “cattivi ragazzi” dell’epoca vittoriana, i Preraffaelliti, non si può certo considerare uno dei momenti più innovativi dell’arte britannica. L’ascesa della classe media benestante che caratterizza il regno della Regina Vittoria (1837–1901) aveva cambiato il mercato dell’arte, e la generazione cresciuta in quell’epoca industriale voleva un’arte che riflettesse il loro mondo. Un mondo che pittori come William Murleady, William Powell Frith (quello di Darby Day) ed Edwin Landseer (1802–1873) provvedono opportunamente a riprodurre, rifornendo le case della middle-class britannica di interni borghesi, animali, scene rurali e di genere.

 William Powell Frith, The Derby Day (1856–8) Tate
William Powell Frith, The Derby Day (1856–8) Tate

Ma tutto cambia con l’avvento della fotografia. Nata nel 1839 grazie al genio di Henry Fox-Talbot che inventa la fotografia su carta salata, questa arte porta una ventata di aria fresca nello stagnante panorama artistico vittoriano. E qui ha inizio Painting with Light, la mostra di Tate Britain, un’affascinante racconto di un periodo incredibilmente creativo, che vede artisti e fotografi impegnati quasi simultaneamente ad esplorare nelle loro opere questioni di movimento, luce e composizione.

Ma è possibile dipingere con la luce? Certo che lo è, ce lo insegnano gli impressionisti e i Macchiaioli nostrani, le cui tele sembrano essere state dipinte con il sole accecante dell’Estate mediterranea. Ma questa della Tate è un altro di un altro tipo tipo di luce, quella irradiata della scienza e dal progresso. Una luce che invita l’arte ad essere oggettiva.

Ma questa felice collaborazione tra pittura e fotografia non sarebbe  mai avvenuta senza due gentiluomini scozzesi dai nomi oscuri, David Octavious Hill e Robert Adamson.  Stabilitisi ad Edimburgo nel 1843, allora sede di una progressiva comunità di scienziati, artisti e scrittori, i due aprono uno studio fotografico che produsse non meno di 2000 fotografie e in soli quattro anni (una quantità davvero impressionante per quei tempi) e un mastodontico dipinto che non sarebbe mai esistito senza la fotografia, il Disruption Portrat. Tale dipinto prevedeva il ritratto individuale di tutti i 457 partecipanti alla storica assemblea che nel 1843 diede vita alla Free Church of Scotland. David Octavius Hill, che era presente all’assemblea, decise di immortalare la scena servendosi della nuova invenzione della fotografia per ottenere ritratti di tutti i ministri presenti. Il dipinto richiese vent’anni per essere completato, ma fu un successone anche se David Octavious Hill e Robert Adamson furono opportunamente dimenticati.

The Woodman’s Daughter, by John Everett Millais (Guildhall Art Gallery, City of London )
The Woodman’s Daughter, by John Everett Millais (Guildhall Art Gallery, City of London )

Influenzati dal grande  John Ruskin, il famoso critico d’arte che riportò in auge le fortune di un Turner sul viale del tramonto (e diventato ‘infamosamente’ famoso per lo scandalo dell’annullamento del suo matrimonio mai consumato con la frizzante Effie Gray, che lo lascia per l’aitante Millais) e ispirati dall’arte e dalla cultura medioevali e guidati dalla fede nel carattere spirituale del proprio lavoro, i Preraffaelliti crearono opere affascinanti e sorprendentemente originali. Fedeli al mantra di Ruskin che li esortava a “non respingere niente e non selezionare niente”, ma ad “andare incontro alla natura” John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti e William Holman-Hunt adottano un approccio fotografico verso la realtà. Nei loro quadri elementi fino ad allora tralasciati assumono una nuova, vitale, importanza.

Già dalla meta del XIX secolo la collaborazione tra pittura e fotografia è tale da spingere i preraffaelliti ad uscire dai loro studi per esaminare la natura con un’attenzione mai vista dai tempi di Constable – che fu tra i primi a dipingere all’aperto. E basta guardare le tele di Millais o Holman-Hunt per capire di cosa sto parlando: ogni filo d’erba, ogni fiore, ogni foglia è dipinto con esattezza fotografica. Le loro tele rasentano l’esplosione di megapixel offerta dalle moderne  single-lens reflex.

The Parting of Lancelot and Guinevere by Julia Margaret Cameron. Credit The Metropolitan Museum of Art

 

Mentre gli artisti cercano di emulare l’esattezza delle fotografie, i fotografi cercano di riprodurre nelle loro immagini la qualità amosferica della grande pittura di storia o dei paesaggi.  Molti fotografi d’altro canto, che avevano studiato per diventare pittori prima di essere catturati dalla macchina fotografica, creano fotografie che cercano di imitare le qualità atmosferiche della pittura, mentre utilizzano le fotografie come studi preparatori invece del disegno. Mai come nella prima metà del XIX secolo il dialogo tra arte e fotografia fu così aperto e fruttuoso.

Dante Gabriel Rossetti, Proserpine 1874 Tate

 

Ma nella seconda metà del XIX secolo tutta questa positivistica chiarezza scientifica diventa troppa e alcuni artisti cominciano ad allontanare se stesi e la loro arte dalla chiarezza senza pietà offerta dalla fotografia per andare alla ricerca della belle fine a se stessa.

Entri Julia Margaret Cameron, la donna che rese la fotografi quanto di più simile ad un dipinto e il cui caratteristico utilizzo dell’effetto flou e  dell’uso quasi caravaggesco della luce, resero le sue immagini simili ad apparizioni. Non sorprende che la Cameron godesse dell’amicizia di altri famosi Preraffaelliti, G.F. Watts e Dante Gabriel Rossetti. I tre erano amici, oltre che stretti collaboratori e a loro è dedicata una serie di ritratti che i tre artisti hanno fatto gli uni degli altri, oltre a quelli  delle loro muse e modelle, Elizabeth Siddal e Jane Morris.

Che la fotografia fosse uno strumento prezioso come base e promemoria di futuri dipinti gli artisti lo sapevano bene. Ma in certi casi poteva addirittura diventare IL dipinto, come nel caso di John Atkinson Grimshaw che divenne famoso per le sue vedute notturne del porto di Liverpool e delle strade di Londra che fecero esclamare a James Abbott McNeill Whistler “Mi consideravo l’inventore di Nocturnes fino a quando ho visto le immagini illuminate dalla luna di Grimmy”. Il fatto che “Grimmy” a differenza di Whistler era un pittore di quantità più che di qualità, e il dipingere sulla fotografia gli faceva risparmiare tempo permettendogli di guadagnare il necessario per mantenersi. È davvero il caso di dire che il bisogno aguzza l’ingegno. E il pennello! 😉

2016 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 25 Settembre 2016

Painting with Light.

Tate Britain

Donne, Madonne e le pietre di Venezia: la vita (non troppo) segreta di John Ruskin

Oltre a resuscitare le sorti di un Turner ormai sul viale del tramonto, scatenare la moda per lo stile Neogotico e fare la fortuna dei Preraffaelliti, John Ruskin (1819-1900) inventò la critica d’arte come la intendiamo oggi. Nella vita privata tuttavia, era un personaggio egocentrico, solitario, supponente e nevrotico che preferiva le pietre di Venezia alle grazie della moglie, che infatti lo lasciò per l’aitante pittore John Everett Millais che le Madonne le dipingeva, ma che le donne le amava in carne e ossa.

John Ruskin standing at Glenfinlas, Scotland, by John Everett Millais(1853–54)
John Ruskin standing at Glenfinlas, Scotland, by John Everett Millais(1853–54)

La madre di Ruskin, Margaret, aveva 37 anni quando si sposa – un’età quasi archeologica per il periodo vittoriano – e la nascita di quell’unico figlio è accolta dalla coppia come un dono del cielo. Adorato, viziato e assecondato in ogni suo desiderio, il giovane John vive un’infanzia protetta e felice che lo trasforma in un adolescente eccentrico, ipersensibile e intellettualmente molto precoce. Questo, unito al fatto di non aver conosciuto altra figura femminile al di fuori di una madre fieramente protettiva e impicciona, lo porta a sviluppare idee confuse e irreali sul mondo femminile. Un mondo nel quale il giovane Ruskin si butta totalmente impreparato e con conseguenze disastrose, come dimostra la sua giovanile infatuazione non corrisposta per Adele Domecq, la figlia del socio in affari del padre, che lo getterà in uno stato di tale disperazione da costringerlo nel 1840 a sospendere i suoi studi universitari ad Oxford e a partire per un lungo viaggio sul Continente, tra il sollievo dei genitori, dai quali aveva ereditato l’insaziabile passione per i viaggi.

Mountain Rock and Alpine Rose by John Ruskin. 1844-49. Ruskin Foundation (RF 1395), Ruskin Library, Lancaster University. ©Ruskin Foundation.
Mountain Rock and Alpine Rose by John Ruskin. 1844-49. Ruskin Foundation (RF 1395), Ruskin Library, Lancaster University. ©Ruskin Foundation.

E in Europa tutto lo affascina: la gente, l’architettura e soprattutto il paesaggio e le forze sublimi della Natura ad esse legate – argomenti che saranno una costante degli scritti di Ruskin per gli anni a venire. Galvanizzato da ciò che ha visto sul Continente, una volta tornato a Londra nel 1841 Ruskin si butta nel lavoro e nel 1843 esce il primo volume di Modern Painters, un’appassionata quanto accurata difesa dell’arte di Turner che ottiene un discreto successo. Ruskin ha trovato la sua vocazione.

Nel 1846, tre anni dopo essere ritornato ad Oxford e aver terminato i suoi studi, esce il secondo volume di Modern Painters, una riflessione vasta e informata su quanto aveva appreso durante il suoi viaggio in Europa e che lo consacrerà definitivamente all’Olimpo delle celebrità letterarie, facendone una delle più importanti figure della storia dell’arte della sua generazione. I cinque volumi di Modern Painters (1841-60) sono un’opera epicamente vasta, in cui penetranti osservazioni sull’arte vanno di pari passo con scritti di botanica, geologia, mitologia, storia a poesia – tutti soggetti che avevano sempre interessato Ruskin e su cui continua a scrivere copiosamente per tutta la vita.

Da grande appassionato dei romanzi di Walter Scott (1771-1832) qual’era, Ruskin flirta per un breve momento con l’idea di sposare la nipote del grande scozzese, la giovane Charlotte Lockart. Per l’ambizioso giovane, imparentarsi con quel grand’uomo sarebbe stata una mossa sociale che gli avrebbe aperto moltissime porte. Ma lo sconvolgimento emotivo causato dalla passione per Adele, aveva reso Ruskin troppo cauto e così Charlotte Lockart esce dalla vita di Ruskin altrettanto silenziosamente quanto vi era entrata per lasciare il posto a Euphemia Gray.

Effie Gray painted by Thomas Richmond.
Effie Gray, by Thomas Richmond.

Allegra, intelligente e vivace, Effie Gray (1828-1897) ama la compagnia ed è perfettamente a proprio agio in società. I due, che si erano conosciuti da bambini a Perth, in Scozia, dove un tempo la famiglia Ruskin abitava, si rivendono anni dopo quando Effie trascorre un periodo di tempo nella loro splendida casa a Denmark Hill, al Sud-Est del Tamigi. La bambina che Ruskin aveva visto in Scozia si era trasformata in una bellissima donna e John, incapricciatosi della giovane, decide di sposarla nonostante il parere contrario dei suoi genitori che non la consideravano all’altezza del loro celebre figlio. Forse avevano intuito che sotto l’amabile sorriso della fanciulla e il suo aspetto da bambola, si celava una natura forte e audace che avrebbe causato guai di ogni sorta, e visto cosa riservava il futuro alla coppia, avevano ragione…

I due si sposano nel 1848, ma Ruskin si rifiuta di consumare il matrimonio adducendo le scuse più svariate, fino a suggerire di attendere che Effie compisse i venticinque anni. E dal momento che la giovane sposina di anni ne aveva appena diciannove e desiderava ardentemente diventare madre, l’attesa si preannunciava lunga davvero… Nel tentativo di mettere un po’ di distanza dall’ingombrante presenza della suocera e cercare di sedurre il marito, la sempre intraprendente Effie suggerisce di trascorrere la luna di miele a Venezia. Ruskin, che aveva visitato la città lagunare per la prima volta nel 1835 con i genitori, è entusiasta, mentre la povera Effie che, una volta in Italia, si trova abbandonata a se stessa mentre il novello sposo passa le giornate a disegnare monumenti, lo è molto meno.

John Ruskin Watercolour 1845
John Ruskin Watercolour 1845

La giovane si butta così nella vita sociale veneziana, con grande sollievo di Ruskin che può così dedicarsi all’arte senza sentirsi in colpa – atteggiamento che in seguito porterà il fratello di Effie ad accusarlo di incoraggiare le amicizie della moglie per comprometterla e avere così un motivo per separarsi da lei. La separazione avvenne – eventualmente- nel 1854 quando, esasperata dal contnuo rifiuto di Ruskin di consumare il matrimonio, la Effie lo denuncia per impotenza, ottenendo l’annullamento e nel 1855 sposerà Millais, da cui avrà otto figli.

Nonostante tutto, i sei anni che Ruskin trascorre da uomo ‘infelicemente’ sposato furono per lui un periodo molto produttivo che vide, tra le altre cose, la pubblicazione di saggi fondamentali come The Stones of Venice (1851-53) dove si fece promotore del Gothic Revival che divenne lo stile degli edifici pubblici e commerciali vittoriani, e di Pre-Raphaelitism, che decise della fortuna di quel movimento. Per lui, arte e morale erano inestricabilmente legate, ed fu un’ironia della sorte che Ruskin si sia trovato a vivere in una società come quella vittoriana che fece del capitalismo la sua nuova religione. Quello stesso capitalismo a cui William Morris si opponeva con le sue Arts and Crafts, di cui infatti Ruskin divenne un grande sostenitore.

Paradossalmente, tra i due, chi uscì meglio dallo scandalo dell’annullamento fu Effie che fu molto felice con Millais, nonostante l’ostinato rifiuto della regina Vittoria di riceverla a Corte non le permettesse la vita sociale che aveva conosciuto, seppure per un breve periodo, all’inizio del suo matrimonio con Ruskin. Lo stesso non si può dire di quest’ultimo. I nemici di Ruskin non persero tempo ad utilizzare lo scandalo per danneggiare la sua reputazione e le sue future relazioni sentimentali, come quella con la giovanissima Rose La Touche, di cui Ruskin chiede la mano nel 1867. Effie avrà provato un maligno piacere quando il 18 Maggio del 1868 prese carta e penna e si sedette alla sua scrivania per scrivere una lunga lettera alla madre della fanciulla, avvisandola di ciò che aspettava alla figlia se avesse acconsentito al matrimonio con il celebre critico. Il matrimonio non si fece, e Rose morì nel 1875 a soli ventisette anni per cause ancora non chiare, gettando Ruskin nello sconforto.

John Ruskin, by William Downey, for W. & D. Downey
John Ruskin, by William Downey, for W. & D. Downey

E Ruskin trovò comunque l’amore, se non in una donna, certamente nei suoi libri, nell’arte e nella bellezza della Natura. E senza le distrazioni causate da una moglie e da una casa piena di bambini divenne il più grande critico d’arte del XIX secolo e uno dei più grandi pensatori ed intellettuali che l’Inghilterra, e forse il mondo intero abbia mai avuto.

By Paola Cacciari, 2015

Pubblicato su Londonita

Venere torna a casa: l’ossessione vittoriana di Pérez Simón a Leighton House

Mosaici scintillanti, ceramiche blu cobalto, sete, piume di pavone e donne bellissime. No, non si tratta di una pagina de Le mille e una notte, ma di Leighton House, la casa-studio del pittore e scultore vittoriano Frederic Leighton (1830–1896).
Nascosta tra Kensington High Street e Holland Park, nella zona Ovest di Londra, Leighton House Museum non è solo una casa, ma una vera e propria opera d’arte. Egli stesso un eminente esponente dell’Estetismo, (il movimento artistico nato tra 1870 e il 1900 da una costola del Decadentismo e promotore della filosofia dell’arte per l’arte, che vantava tra i suoi adepti personaggi come Oscar Wilde e Aubrey Beardsley) non sorprende che scelga di decorare la sua abitazione secondo i dettami dell’Arts and Crafts di William Morris e dell’Orientalismo che impazzava  sul finire dell’Ottocento.

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Lawrence Alma Tadema, The Roses of Heliogabalus, 1888, Oil on canvas, The Pérez Simón collection, Mexico ©Studio Sébert Photographes

 

Sebbene già prima di Napoleone Gentile Bellini e Paolo Veronese avessero dipinto soggetti di sapore esotico, l’Orientalismo è essenzialmente un fenomeno del XIX secolo. Sulle orme di isolati avventurieri romantici come il poeta George Gordon Byron, gli artisti dell’epoca mossi dal fascino per l’esotico, si spingevano con il Grand Tour sino alle regioni balcaniche, allora dominate dall’Impero Ottomano. Il miglioramento dei trasporti fece il resto e grazie all’invenzione della macchina vapore la presenza di artisti occidentali in Medio Oriente aumentò in modo considerevole. Come di norma per un artista (e perlopiú uno ricco come lo era lui) anche Leighton viaggiò molto e molto lontano e il risultato si può vedere nella preziosa Arab Hall disegnata da George Aitchison tra il 1877 e il 1879 e ispirata all’architettura arabeggiante de La Zisa di Palermo, ammirata durante un passaggio in Sicilia e che ancora oggi non cessa di suscitare stupore anche nel piú scettico dei visitatori di Leighton House.
Con l’arrivo del nuovo secolo tuttavia, questo passato mitico, con le sue eroine discinte e sensuali e il suo zuccheroso sentimentalismo, passa di moda: non più oggetto di dibattito, gli artisti tardo-vittoriani furono relegati ai depositi dei musei. Ma Juan Antonio Pérez Simón, spagnolo di nascita e messicano di adozione, magnate delle telecomunicazioni e proprietario della più grande collezione privata al mondo (almeno a sentire Paris Match), le ha amorevolmente collezionate a dispetto delle mode, e la sua decisione di esporne una cinquantina in Leighton House è perfetta: ancora oggi infatti, le sue stanze conservano  intatta quell’aura artistica conferitagli dagli artisti ed esteti dell’epoca, che qui si riunivano per bere, fumare e discutere sul come liberare l’arte dalla morale borghese.

Edward John Poynter, Andromeda, 1869, Oil on canvas, The Pérez Simón collection, Mexico ©Studio Sébert Photographes
Edward John Poynter, Andromeda, 1869, Oil on canvas, The Pérez Simón collection, Mexico ©Studio Sébert Photographes

 

Il risultato è A Victorian Obsession: The Pérez Simón Collection, dove la bellezza fine a sé stessa regna sovrana. Fatta eccezione per lo studio di Lord Leighton infatti, la collezione permanente del museo è stata temporaneamente rimossa per lasciare spazio ai dipinti della mostra, che può così srotolarsi in modo ininterrotto lungo le pareti gialle, rosse e verdi del museo. Qui, oltre ad opere dello stesso Leighton (cinque delle quali dipinte in questa stessa casa) come Greek Girls Picking up Pebbles by the Sea (1871) e Crenaia (1880), troviamo anche quelle di altri importanti pittori vittoriani appartenenti al suo circolo di amici e conoscenti, come Edward Burne-Jones, John Everett Millais, John William Waterhouse, Edward Poynter.

Dalla Roma decadente de Le rose di Eliogabalo (1888) di Lawrence Alma-Tadema (che manca da Londra dal 1913 e a cui è dedicata un’intera sala) alle leggende arturiane di John Melhuish Strudwick e alle eroine preraffaellite di Rossetti e Millais, gli opulenti  ambienti di Leighton House enfatizzano la luce e il colorismo brillante di questi straordinari dipinti che celebrano la bellezza femminile in tutte le sue forme.
Alla sua morte, avvenuta nel 1896 senza eredi, la casa di Lord Leighton fu venduta e il suo contenuto disperso. Dopo anni di relativo abbandono, un lungo restauro terminato nel 2010 ha permesso  al pubblico di ammirarne di nuovo gli interni in tutto il loro decadente splendore. Ed ora, dopo tanti anni di assenza, anche i dipinti di Lord Leighton e quelli dei suoi amici sono finalmente ritornati a casa. È davvero un’occasione da non perdere. Fino al 29 Marzo.

Pubblicato su Londonita

A cura di Paola Cacciari
INFO: Leighton House Museum 12 Holland Park Road, London W14 8LZ . Tutti i giorni dalle 10 alle 17.30; chiuso il martedì. Biglietto intero £10; ridotto £6. http://www.rbkc.gov.uk/museums

Desperate Romantics di Franny Moyle

Senza nulla togliere ai biografi italiani, ci sono cose che gli inglesi (e non sono) fanno meglio, come scrivere biografie. Esiste un piacere di raccontare la storia nel mondo anglosassone che trovo assente nei libri di non fiction italiani. Come in questo Desperate Romantics: The private Lives of the Pre-Raphaelites.

Il soggetto, come si deduce dal titolo sono i famigerati cattivi ragazzi della Confraternita dei Preraffaelliti, le celebrità della tarda epoca vittoriana. Nata nel settembre del 1848, sviluppatasi ed esauritasi nel corso di un decennio, la confraternita deve il suo successo iniziale ad una critica positiva di John Ruskin che, nel 1851, scrisse due appassionate elegie dei dipinti Preraffaelliti ed un saggio intitolato Preraphaelitism, in cui annoverava la loro pittura nell’arte moderna e confrontava le loro tecniche con quelle di William Turner. Un netto cambiamento di rotta se guardiamo le feroci critiche dello Household, del Times e del grande Charles Dickens, che proprio di loro non ne voleva sapere. Uh!

La loro vita anticonformista, che infranse i tabù morali e di classe e che piegò  le rigide norme che regolavano i ruoli dei sessi, sconvolse la società  bacchettona del tardo XIX secolo. Donne straordinarie come Elizabeth Siddal, Effie Ruskin e Jane Burden (poi Morris) furono attirate nell’orbita di carismatiche figure come Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt, John Everett Millais, William Morris ed Edward Burne-Jones, attorno ai quali orbitava nel bene e nel male il grande critico John Ruskin.

Desperate Romantics è un  libro affascinante e terribilmente ben scritto, che cattura in pieno il pazzo spirito di uno straordinario gruppo di individui in uno straordinario momento. Un altra chicca di Franny Moyle, fantastica scrittrice e biografa, purtroppo ancora solo in inglese. Da questo libro la BBC2 ha tratto uno sceneggiato in sei puntate mandato in onda nel 2009 dall’omonimo titolo, davvero divertente ben fatto. Se vi capita di vederlo, non fatevelo scappare!

2014 ©Paola Cacciari

Desperate Romantics. Photograph: Laurence Cendrowicz/BBC
Desperate Romantics. Photograph: Laurence Cendrowicz/BBC