Gli acquerelli di Singer Sargent

Ah John Singer Sargent! L’americano che amava l’Europa e che dipingeva luminosi ritratti di ricchi aristocratici, attori e socialites della bell’époque con quella sua tecnica levigata dalla pennellata ricca di colore acceso! Quanto lo amo!

Nato a Firenze nel 1856, figlio di un noto chirurgo di Philadelphia che avrebbe preferito per il figlio qualcosa di meno capriccioso di una carriera artistica,  John Singer Sargent (1856-1925) si trasferisce precispitosamente in Inghilterra da Parigi nel 1884, quando lo scandalo suscitato dal suo provocante ritratto di Madame X (l’ereditiera Virginie Gautreau ritratta con lo scandaloso abito nero) rischia quasi di stroncare la sua carriera – aiutato in questo da un altro anglofilo convinto, lo scrittore Henry James.

Ma Sargent  aveva però un’altra passione oltre al suo lavoro di gettonatissimo ritrattista: l’acquerello. E di acquerelli questa mostra della Dulwich Picture Gallery ne mostra una quantità industriale e di qualità altissima – una testimonianza della continua ed inossidabile devozione del pittore statunitense a questa tecnica.

Detail of John Singer Sargent’s The Lady with the Umbrella (1911) Credit: Museum de Montserrat. Donated by J. Sala Ardiz. Image © Dani Rovira

Sargent torna sullo stesso soggetto ripetutamete , soprattutto quando si tratta di Venezia, citta’ che ama alla follia e dove torna ogni autunno per 15 anni e che dipinge in tutti i modi possibili e immaginabili con una devozione che rasenta l’ossessione. La sua Venezia dipinta dalla prospettiva ondeggiante di una gondola, cambia in continuazionecome la realtà di Pirandello.

John Singer Sargent’s The Church of Santa Maria della Salute, Venice (c1904-09). Photograph: Catarina Gomes Ferreira/Calouste Gulbenkian Foundation, Lisbon

Il senso di libertà che deve aver provato al di fuori delle costrizioni della ritrattistica su commissione è palpabile cosi come l’influenza della fotografia. Si concentra sui primi piani, inquadrando la sua composizione proprio come un fotografo con la sua macchina fotografica. E così quando dipinge l’enorme statua del Nettuno della mia Bologna finisce con l’ignorare in modo pressoche completo la statua bronzea del Gigante e del suo tridente per concentrarsi invece sirene e sui delfini che stanno alla base della fontana.

John Singer Sargent’s Fountain in Bologna (1906) watercolour on paper Private Collection
John Singer Sargent’s Fountain in Bologna (1906) watercolour on paper Private Collection

Nei suoi acquerelli miriadi di persone sono impegnate a vivere la loro vita – operai, amici, soldati, famigliari: tutti sono dipinti con la stessa democratica brillantezza. E questa è la nota che colpisce di più: in un Europa sempre più divisa della lotte di classe, lo sguardo di Sargent va a posarsi su si soggetti immuni da tutto questo come i soldati al fronte per esempio, o i paesaggi alpini.

Highlanders resting at the Front. Sargent, 1918. © Fitzwilliam Museum, Cambridge
Highlanders resting at the Front. Sargent, 1918. © Fitzwilliam Museum, Cambridge

Poi la Prima Guerra Mondiale arriva a porre fine all’avventura Sargent nel Vecchio Continente. L’americano non farà mai più ritorno nella sua amata Europa: nel panorama artistico del dopoguerra, dominato dalle Avanguardie di Picasso e Matisse, semplicemente non c’era più posto per lui. #SingerSangent

Londra//fino all’8 Ottobre 2017

al Dulwich Picture Gallery

http://www.dulwichpicturegallery.org.uk

 

L’epoca edoardiana. Ovvero: fuga nella bellezza

Con l’ascesa la trono di Edoardo VII il 22 Gennaio del 1901, l’Inghilterra si trasforma da un giorno all’altro. A sessant’anni il re non era più un ragazzino e grazie all’ostinato rifiuto della Regina Vittoria, sua madre, di coinvolgerlo negli affari di stato, a “Bertie” (com’era noto in famiglia – il suo vero nome era Albert Edward) non era rimasto altro che attendere pazientemente il suo turno al timone della nazione ingannando l’attesa tra viaggi, cavalli, amanti e amicizie non proprio raccomandabili. Non sorprende pertanto che l’atteggiamento a dir poco “epicureo” del sovrano abbia contribuito a creare quell’immagine dell’epoca edoardiana come età romantic, fatta di lunghi pomeriggi estivi, di ricevimenti all’aperto, di partite di tennis e pedalate in campagna; di donne eleganti che indossano immacolate pettorine di pizzo e acconciature rigonfie che incorniciano il viso e da uomini in paglietta e ghette. Un’immagine che sembra uscita da un quadro di John Singer Sargent (1856-1925), non a caso il più grande ritrattista dell’epoca edoardiana, e che pur non essendo falsa (quella di Edoardo VII fu davvero un’ età di piacere e di opulenza) non racconta tuttavia l’intera storia.

John Singer Sargent- Group with Parasols, c.1904–5. Copyright: Private collection
John Singer Sargent- Group with Parasols, c.1904–5. Copyright: Private collection

Quello a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo fu un periodo di grande transizione in cui passato e futuro vanno di pari passo in modo quasi schizzofrenico. Ma l’ottimismo della Bell’Epoque che già cominicia a sostituirsi alla severità vittoriana a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, è superficiale e nasconde in realtà potenti forze sotterranee che minano dal profondo la struttura della società. Questi sono gli anni del socialismo, dei diritti del lavoratori e del movimento per il suffragio femminile. Ma soprattutto, questi sono anni caratterizzati da un profondo vuoto religioso che viene ansiosamente riempito da “culti” alternativi.

Il culto dell’Impero era uno di questi. Il successo e la longevità dell’Impero britannico sono da attribuirsi principalmente alla (quasi) “superomistica” convinzione che la sobrietà e rettitudine morale che lo caratterizzavano, rendessero il modello di vita britannico, superiore a quello di altri paesi e che per questo tale modello fosse degno di essere esportato nel mondo. Il culto dell’Impero vede il sostituirsi ai luoghi classici del Grand Tour europeo l’India misteriosa, l’Africa nera e la lontana Australia, mentre la musica di Edward William Elgar (1857-1934), i romanzi esotici di Rudyard Kipling (1865-1936) e l’imponente architettura di Sir Aston Webb (1849-1930) ne gridano al mondo l’impegno e le virtù civili. Ma con la superficie dell’Impero cresce anche l’isolamento intellettuale della Gran Bretagna, che mai come in questo periodo guarda con sospetto a tutto quanto viene dall’Europa, sopratutto se francese.

1.Napoleon Sarony – Oscar Wilde- 1882 - National Portrait Gallery, London
Napoleon Sarony – Oscar Wilde- 1882 – National Portrait Gallery, London

Coloro che rispondono al richiamo del Continente, come Oscar Wilde (1854-1900) e Aubrey Beardsley (1872-1898), sono additati come esempi viventi di depravazione e decadenza. Benvenuti nel mondo dei figli del Decadentismo, gli esteti, coloro che non hanno altro dio all’infuori della Bellezza.

Sarà proprio profondo malessere sociale che attraversa la società britannica a cavallo tra i due secoli una delle cause principali della nascita dell’Estetismo. Colpa del diritto di voto (almeno per gli uomini e solo se borghesi…) che aveva allargato la società e sfumato le tradizionali barriere che separavano le classi sociali. Con l’avvento della “cultura di massa” promossa dalla società vittoriana, le arti che prima erano predominio di un ristretto circolo di pochi eletti, erano diventate accessibili (sebbene in forme diverse) anche al popolino della working class. A questo si aggiunse l’avvento delle ferrovie che aveva reso gli spostamenti facili ed economici, permettendo così persino alla classe operaia di andare in vacanza. Davanti a tanta sovversione sociale, agli aristocratici e agli artisti non restano cose come che il “gusto” e lo “stile” per continuare a distinguersi dagli strati inferiori della società.

Artist Frederic, Lord Leighton – Pavonia- 1858-59 © Private Collection co Christie
Frederic, Lord Leighton – Pavonia- 1858-59 © Private Collection c/o Christie‚

Dice la leggenda che quando i suoi occhi si posano sulla volgare carta da parati che decorava la squallida stanza del suo albergo di Parigi, il morente Oscar Wilde abbia sospirato: “La mia carta da parati e io abbiamo ingaggiato un duello all’ultimo sangue – uno di noi deve andarsene.” In un mondo come quello dell’Estetismo, che ha come religione la bellezza e come motto “Art for art’s sake”, anche cose come la carta da parati contavano molto. Perché, lungi dall’essere un mero stile artistico, l’Estetismo era prima di tutto uno stile di vita di Oscar Wilde era l’auto-dichiarato profeta. Gli esteti vestivano in modo flamboyant, portavano capelli lunghi e brache di velluto al ginocchio, amavano i colori sgargianti, le piume di pavone e le ceramiche giapponesi.

Tra lo sgomento del grande critico d’arte John Ruskin (1819-1900), per il quale l’arte andava di pari passo con la moralità, la pittura narrativa ed edificante che aveva caratterizzato l’età vittoriana lascia il posto alle sensuali bellezze del maturo Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), al raffinato virtuosismo formale di Edward Coley Burne-Jones (1833-1898), alle scene di vita romana di Lawrence Alma-Tadema (1836-1912) e di Frederic Leighton (1830-1896), al colore monocromatcio e alle forme semplificate che già preannuciano le strazioni moderniste di James McNeill Whistler (1834-1903). Ironia della sorte, ciò che inizia come un esperimento privato tra un gruppo di amici residenti tra Chelsea e Holland Park, finisce con il diventare patrimonio di tutti quando, nel 1875, Arthur Liberty (1843-1917) apre Liberty & Co, il grande magazzino che prende il suo nome in Regent Street, rendendo così –paradossalmente – la bellezza alla portata di tutti.

Ma un tale cambiamento non rimane confinato alla solamente alla pittura. Per secoli relegata a lapidi, tombe e busti celebrativi, durante l’Estetismo anche la scultura si allontana dai soggetti celebrativi tipicamente vittoriani per esprimere nuove emozioni, sensazioni e una nuova spiritualità, grazie all’opera di artisti come il suddetto Lord Leighton (che oltre ad essere un fantastico pittore era anche uno scultore di tutto rispetto) ed Alfred Gilbert (1854-1934) la cui scultura più famosa è forse il piccolo Eros di bronzo che fa bella mostra di sé a Piccadilly Circus del 1893.

Liberty. London. 2014© Paola Cacciari
Liberty. London. 2014© Paola Cacciari

Diversamente da quanto era accaduto in Francia e in Russia, in Inghilterra non ci furono rivoluzioni a rompere con lo status quo. Al contrario. Invece che guardarla con sospetto, la società britannica vede l’aristocrazia come l’incarnazione stessa della cultura Britannica: un modello a cui aspirare piuttosto che distruggere. E questo ci porta ad un altro culto dell’epoca edoardiana, quello della riscoperta del glorioso passato inglese.

Iniziato nel XVIII con Horace Walpole (1717-1797), l’ossessione per il passato medievale inglese si intensifica nella seconda metà nell’Ottocento portando, oltre alle Arts and Crafts di William Morris, anche alla nascita di istituzioni come il National Trust (fondato nel 1895), volte a salvaguardare monumenti antichi. Ossessionata com’era dallo stile di vita aristocratico, la classe media non badava a spese per imitare l’aristocrazia nello sforzo di resuscitare l’età d’oro dei Tudor, con la sua eclettica architettura in mattoni rossi e travi a vista. Il fatto che quella fosse un’epoca patriarcale, gerarchica, maschilista e intrinsecamente ostile alle donne non sembrava preoccupare nessuno, se non le Suffragette.

Resta il fatto che quella edoardiana fu un’età d’oro per l’architettura domestica, con personaggi come Charles Francis Annesley Voysey (1857–1941) e Charles Robert Ashbee (1863-1942) che con la loro architettura spiccatamente originale lasciano la loro impronta non solo a Londra, ma in tutta la Gran Bretagna. Costruite per sembrare antiche, le nuove case borghesi e sono irregolari, discrete e armonicamente inserite in un paesaggio che (al contrario delle grandi country houses delle epoche Tudor ed elisabettiana) non vogliono più dominare, ma a cui vogliono appartenere. In questo nulla è più perfetto della magnifica Standen, costruita tra 1892 il 1894 da Philip Webb (1831-1915), il creatore della Red House di William Morris. Costruita per il ricco avvocato londinese James Beale e la sua famiglia, Standen è una poesia di legno e mattoni, decorata da sublimi interni Arts and Crafs; immersa nel verde della Contea del West Sussex, a circa un’ora di treno da Londra, era tuttavia fornita di ogni comfort e persino della luce elettrica!

Standen National Trust Exterior, UK - Diliff by Diliff
Standen, National Trust

Con la morte di Edoardo VII il 6 Maggio 1910 si chiude un età di opulenza e di piacere. Chissà quale strada avrebbe intrapreso l’Inghilterra se gli orrori della Prima Guerra Mondiale non avessero catapultato la Nazione nel Modernismo.

2015©Paola Cacciari

pubblicato su Londonita

Eric Ravilious e il Modernismo romantico

Se dicessi che conosco l’opera di Eric William Ravilious (1903-1942) direi una bugia, che prima di lavorare al museo (il mio bellissimo, adorato museo!) non ne avevo mai sentito parlare. E se qualche giornata trascorsa nelle sale della ceramica, mi ha illuminato su quella parte della sua arte che riguarda la sua collaborazione con Wedgwood, la famosa manifattura inglese di ceramica fine con sede nello Staffordshire per cui il nostro pittore ha realizzato una serie di tazze per celebrare l’incoronazione di Re Edoardo VIII (tazze che poi furono opportunamente modificate dopo la sua abdicazione con il nome del fratello, salito al trono come Giorgio VI) o quelle deliziose mugs con l’alfabeto create nel 1937, la mostra della Dulwich Picture Gallery è stata una piacevole scoperta.

Eric Ravilious (designer) Wedgwood (maker) Victoria and Albert Museum
Eric Ravilious (designer)
Wedgwood (maker) Victoria and Albert Museum

Adoro questo piccolo museo nel Sud di Londra, uno dei più antichi della capitale costruito dall’architetto John Soane e aperta al pubblico nel 1817. Ma arrivarci da casa mia è davvero scomodo, e cerco di andarci solo quando c’è davvero qualcosa che voglio vedere – e anche questo non è un’assicurazione che il viaggio ne valga la pena (una mostra su James Abbott McNeill Whistler che davvero volevo vedere si è rivelata essere una vera fregatura). Ma ieri, ombrello e occhiali da sale nello zaino che a Londra non si sa mai, io e la mia dolce metà ci siamo avventurati nel profondo Sud-Est londinese, per una volta completamente all’oscuro sul cosa avremmo trovato, semplicemente basandoci sulle recensioni lette nel Time Out London e contagiati dell’entusiasmo di una collega del museo che su Ravilious ha finito per scriverci la tesi di Master. E davvero ne è valsa la pena…

The Westbury Horse' by Eric Ravilious, 1939, watercolour on paper
The Westbury Horse’ by Eric Ravilious, 1939, watercolour on paper

Non ci sono tazze o insalatiere e tantomeno le incisioni per cui era (a quanto pare) così famoso in tutta la Gran Bretagna in mostra alla Dulwich Picture Gallery, ma solo un’ottantina di luminosi acquerelli che uno non si stancherebbe mai di guardare. Si tratta della prima grande retrospettiva dedicata a questo artista che ha per oggetto solo ed esclusivamente la sua attività di pittore. È un mondo magico e delicato quello di Ravilious, fatto di sfumature transparenti, di cieli plumbei e di raggi di sole e di campagne verdi in cui il vecchio e il nuovo si incontrano e convivono.

Ravilious photo by Phyllis Dodd from Fry Art Gallery
Eric Ravilious photo by Phyllis Dodd from Fry Art Gallery

Ravilious era un pittore tipicamente britannico – una sua foto che ho trovato in internet lo ritrae in tweed, il ciuffo biondo leggermente spettinato, come se fosse appena sceso dalla sua biciletta dopo una pedalata nella verde campagna di uno dei paesaggi delle South Downs inglesi che tanto amava dipingere. Forse è stata proprio questa sua delicatezza tipicamente britannica nell’uso dell’acquerello è una delle ragioni per cui questo geniale pittore è praticamente sconosciuto al di fuori di confine della Gran Bretagna. Questo e il fatto che morì a soli 39 anni: troppo presto per farsi un nome all’estero.

04cefb5d-71bc-4a82-adfc-b16afdccb2f1-620x509
Train landscape 1939 (3rd Class, Westbury Horse) by Eric Ravilious

Nominato artista ufficiale di Guerra nel 1939 e Capitano onorario nei Royal Marines, a differenza di altri grandi artisti di guerra come Paul Nash o Singer Sargent, Ravilious non muta il suo stile per adeguarsi al lugubre e severo soggetto della Guerra che resta quello gioioso e colorato dei suoi acquerelli dipinti in tempo di pace – il che non fa altro che accentuare il senso di sinistra irrealtà delle immagini. L’aereo su cui era partito per una missione di salvataggio sull’Islanda precipita in mare e lui è dato per disperso. Con la sua morte la sua prolifica produzione di immagini cessa bruscamente e così la mostra. E mentre guardo i suoi gioiosi acquerelli mi chiedo cosa sarebbe sarebbe diventato se fosse vissuto.

Ravilious Dangerous Work At Low Tide
Ravilious Dangerous Work At Low Tide

2015 © Paola Cacciari

Londra// fino al 31 Agosto 2015

Ravilious

Dulwich Picture Gallery, Gallery Road, London SE21 7AD

dulwichpicturegallery.org.uk

Amici miei: I ritratti di John Singer Sargent alla National Portrait Gallery

Quando penso ai personaggi dei romanzi di Henry James (1843-1916), li immagino con i volti eleganti e le mani allungate dei ritratti di John Singer Sargent (1856–1925). Nella mia mente i due sono inscindibili. Forse perché entrambi provengono da famiglie ricche e giramondo, sono entrambi americani, entrambi espatriati, artisti e appartenenti a quell bel mondo dorato ed elegante che era l’Inghiterra di Edoardo VII. Con tanto in comune non sorprende che i due fossero diventati grandi amici.

NPG_920_1364_CarolusDuranby
Carolus-Duran by John Singer Sargent, 1879. Copyright: Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts, USA (photo by Michael Agee)

Affascinato dalla bellezza, sin da bambino Sargent vuole diventare un artista. A Firenze, dove nasce nel 1856, frequenta i corsi all’Accademia di Belle Arti, con buona pace del padre, un noto chirurgo di Philadelphia, che avrebbe preferito per il figlio qualcosa di meno capriccioso di una carriera artistica. Ma la testardaggine del giovane John paga, e nel 1874 entra nello studio del pittore ritrattista Carolus-Duran, allora molto popolare tra gli studenti d’arte americani espatriati a Parigi.

In breve tempo Sargert acquisisce numerosi clienti sia americani che francesi, tra cui il drammaturgo Edouard Pailleron (1834-1899) di cui ritrae i due figli, Edouard e Marie Louise (1881) in un inquietante doppio ritratto che combina eleganza nervosa e una straordinaria capacità di intuizione psicologica: freddi e seri come due bambole nella loro passiva aggressività, i due bambini sembrano usciti dalle pagine di The Turn of the Screw di Henry James (e non a caso, visto che il racconto fu scritto nel 1998, diciassette anni dopo la realizzazione del dipinto…).

NPG_920_1365_douardandMarie
Édouard and Marie-Louise Pailleron by John Singer Sargent, 1881. Copyright: Des Moines Art Center, Des Moines, Iowa

Ma la fulminante ascesa della sua stella è bruscamente interrotta dallo scandalo suscitato dal suo provocante ritratto di Madame X (l’ereditiera Virginie Gautreau ritratta con lo scandaloso abito nero) esposto al Salone di Parigi del 1884. Ad un passo dalla rovina, Sargent abbandona Parigi per Londra, incoraggiato in questo dal suo amico Henry James. E nella Capitale britannica si dedica pazientemente a rimettere insieme i pezzi della sua brillante carriera. O quantomeno di ciò che ne rimane…

Nella campagna del Cotswolds, dove trascorre le sue estati, Sargent dipinge all’aperto e i suoi esperimenti con l’impressionismo dell’amico Monet risultano in dipinti come Carnation, Lily, Lily, Rose (1885-6) in cui Simbolismo e Impressionismo si combinano con Estetismo e preraffaellitismo e con le influenze giapponesi tanto in voga all’epoca, o Group with Parasols (1904-05) in cui lo spazio piatto della scena e la composizone in primo piano guardano avanti al Modernismo del nuovo secolo.

NPG_920_1362_RobertLouisSte
Robert Louis Stevenson by John Singer Sargent, 1887. Copyright: Courtesy of the Taft Museum of Art, Cincinnati, Ohio

L’inizio del Novecento vede Sargent diventare il pittore più conteso dall’alta società da entrambi i lati dell’Atlantico, il ‘van Dyck dei nostri tempi’, come l’aveva definito Auguste Rodin. Ma l’artista che dipinge la società elegante alla maniera di van Dyck non piace al secolo delle Avanguardie che lo relega al dimenticatoio senza pensare che criticare Singer Sargent per non essere Picasso o Matisse è come criticare Henry James per non essere James Joyce o Marcel Proust, che Sargent è un ritrattista ed un ritratto è quello che si aspettano da lui i suoi clienti.

E che ritrattista è il nostro americano! Sargent dipinge circa 600 ritratti, oltre a dipinti e acquerelli di soggetti diversi, diventando l’artista prediletto del bel mondo. Come quelli di van Dyck, i ritratti di Sargent si preoccupano di esprimere lo status del soggetto attraverso l’abbigliamento, i gioielli e la posa del personaggio. Ma come spesso accade nei ritratti ‘ufficiali’, il virtuosismo della composizione e l’attenzione alla resa dello status del personaggio finiscono con il prevalere, a scapito dell’espressività.

William_Butler_Yeats_by_John_Singer_Sargent_1908
William Butler Yeats, 1908

Per questo Sargent: Portraits of Artists and Friends alla National Portrait Gallery è una vera rivelazione. Dipingendo amici e cognoscenti, Sargent può finalmente essere se stesso. E libero di rispondere solamente alle esigenze della pittura invece che a quelle del committente e del suo status sociale, l’artista ci regala un’abbagliante carrellata di volti appartenenti al mondo dell’arte, della musica e della letteratura, come gli artisti Auguste Rodin e Monet, il musicista Gabriel Fauré, lo scrittore R.L. Stevenson, e naturalmente lui, il suo grande amico Henry James. E non mancano anche splendini ritratti femminili come quello dell’attrice Eleonora Duse, nota nel mondo del teatro semplicemente come “La Duse”, reso con una pennelatta larga e soffice, che ricorda quella di Giovanni Boldini – quel Boldini a cui Sargent, abbandonando Parigi, aveva lasciato campo libero.

L’unico ritratto da cui non traspira nulla del carattere del soggetto è il suo autoritratto. Elegante e raffinato, Sargent parlava quattro lingue, era un lettore accanito e un bravo musicista: eppure il personaggio che ci osserva da questo ritratto è un libro chiuso. Gelosamente protettivo della sua privacy, sembra quasi che l’artista abbia volute evitare di proposito di aprire un benché minimo spiraglio che potesse gettare luce sulla sua personalità: e non a caso tutti gli autoritratti da lui completati furono commissionati da terzi, piuttosto che frutto di una spontanea auto-osservazione…

Sargent non si sposò mai, ma continuò a viaggiare tra l’Europa e gli Stati Uniti, circondato dall’affetto e dalla compagnia degli amici e della famiglia. Una famiglia che continua a ricordarlo e ad onorarlo anche adesso, e che annovera tra i suoi discendenti anche lo storico dell’arte Richard Ormond, qui nei panni di curatore della mostra.

Paola Cacciari
Pubblicato su Londonita

Fino al 25 Maggio.
Sargent: Portraits of Artists and Friends.
National Portrait Gallery, St Martin’s Place, London WC2H 0HE
Orario: dal martedi al venerdì dalle 10 alle 18; giovedì e venerdì fino alle 21

Picasso and Modern British Art @ Tate Britain

La giornata inizia con uno spiraglio di sole. La temperatura pare salita di qualche grado. Ottimista come al solito, lascio a casa l’ombrello e il berretto e mi fiondo a Tate Britain a vedere il nuovo blockbuster della stagione, Picasso and Modern British Art. E questa mostra mi intriga in particolare perchè esplora come arte e le idée politiche dello spagnolo siano siano state recepite in questa conservatrice isola, e di come artisti britannici come Duncan Grant, Wyndham Lewis, Ben Nicholson, Henry Moore, Francis Bacon, Graham Sutherland e David Hockney (insomma, le colonne dell’arte britannica…) abbiano reagito all’uragano Picasso. Ma sebbene non sia una sua sfegatata ammiratrice, che ci sono artisti che preferisco, mi pare che una mostra che espone gli uni accanto agli altri, Picasso e questi monumenti dell’arte Britannica, non sia leale. Per l’arte britannica, dico. Ed è un peccato perchè mi piace parecchio Henry Moore…

227ea0da4d_5902524_sml
Pablo Picasso, The Source, 1921. Moderna Museet, Stockholm
 
… e posso vedere l’effetto che il monumentalismo di Picasso ha avuto su di lui…
henry moore
Henry Moore’s Reclining Figure, 1936. Henry Moore Foundation

… e adoro Francis Bacon (anche se lo trovo profondamente inquietante e dopo devo correre a farmi una dose di sentimentalismo vittoriano o di grassocci putti rinascimentali per riprendermi dall’ansia…), ma davvero non vedo il nesso con Picasso. E se Bacon ne esce male, figuriamoci un ‘decoratore d’interni’ come Duncan Grant le cui opere vedrei bene in vendita da Habitat o, in alternativa in mostra, ma nel salotto di casa mia. Esco dalla mostra soddisfatta (un sacco di quadri bellli, da ambo le parti) ma turbata dalla scoperta che di fianco a Picasso questi giganti dell’arte Britannica sembrano statuine del presepe.

Dall’altra parte di Tate c’è un’altra mostra che si chiama Migrations e questa mi pare pìu consona alle mie… ahem, aspettative… artistiche (conservatrici) e che racconta di come, a partire dal Cinquecento in poi, artisti e idée provenienti dall’Europa abbiano influenzato in modo continuo e cosistente l’arte Britannica: dagli Ugonotti francesi che hanno attraversato la Manica per sfuggire alle persecuzioni protestanti, al nostro Canaletto, trasferitosi in Inghilterra inseguendo i signorotti del Gran Tour (visto che il Gran Tour non si faceva pìu a causa delle guerre), all’arte di coloro che hanno abbandonato l’Europa per sfuggire a persecuzioni politiche, religiose o al Nazismo.

227ea0da4d_5902508_sml
James Tissot, Portsmouth Dockyard c.1877. Tate

Ci sono moltissimi bei quadri, ma anche molte brutture, e devo dire che dopo l’adrenalinica visione di tele di Van Dyck, Whistler, Singer Sergeant e Mondrian, c’è l’antitesi di una fontana da cui escono bolle di sapone (affascinante nella sua inutile bruttezza) e quattro sale piene di molteplici video-installazioni come questa di Zineb Sedira che tanto per stare allegri si chiama Bare galleggianti e mi chiedo perchè nessuna mostra al giorno d’oggi si può dire completa senza qualche ‘installazione’ contemporanea…

 Per risollevarmi il morale, vado a cercare i Preraffaelliti e trovo le sale alterate da un nuovo allestimento  organizzato in “ampio ordine cronologico” come dice orgogliosamente un cartello appeso alla parete, che ha relegato cinque secoli di storia della pittura inglese in una sala, per dare pìu spazio alle nuove promesse dell’arte contemporanea.
Basta. È davvero troppo. Abbandono Tate Britain delusa da quella che mi sembra un’occasione perduta. Per l’arte Britannica dico. Chiaramente piove a dirotto. Ed io non ho l’ombrello.

 

Londra// fino al 15 Luglio 2012

Picasso & Modern British Art

Migrations Journeys into British Art

tate.org.uk

Singer Sargent e il mare. Alla Royal Academy di Londra.

John Singer Sargent, ‘En Route pour la pêche
(Setting Out to Fish)’, 1878

dal 10 Luglio al 26 Settembre 2010
Sargent and the Sea
Royal Academy of Arts, Burlington House, Piccadilly, London W1J 0BD.
Orario: da sabato a giovedì ore 10-18 (ultimo ingresso alle ore 17.30); venerdì ore 10-22(ultimo ingresso alle ore 21.30).
Ingresso: intero £10; ridotti £ 9/8.
Info: +44 020 7300 8000
www.royalacademy.org.uk/