Back in time: Aserejé de Las Ketchup

Un altro tormentone modello Macarena, questa Aserejé del gruppo musicale spagnolo Las Ketchup, è stata la colonna sonora dell’estate del 2002.E scommetto che ha fatto ballare anche gli scettici… 😉

Back in time: Macarena de Los del Río

Alzi la mano chi, in discoteca, alle feste o in gruppo sulla spiaggia, non ha ballato almeno una volta la Macarena, la canzone con ballo omonimo che è stato il tormentone dell’estate del 1995. Cantata dal duo spagnolo Los del Río, la Macarena è stata prima in classifica praticamente in tutti i paesi in cui è stato pubblicato il singolo, ed è entrata nell’elenco dei 100 singoli più venduti nella storia.  🙂

Back in time: Elton John – Crocodile Rock

Sono stata al cinema a vedere Rocketman e da allora non riesco a togliermi questa Crocodrile Rock dalla testa. Quel che è peggio è che non riesco a smettere di cantarla, specialmente il ritornello, quello che fa

“La lalalala la lalalala la lalalala la”….

Capita.

Elton John – Crocodile Rock (1973) Live At Madison Square Garden )

La vita in Gran Bretagna? E’ un test: specie se volete la cittadinanza

Posso descrivere i miei primi vent’anni a Londra come una parabola ascendente che ha inizio il giorno in cui sono atterrata all’aereoporto di Heathrow colma di filiali sensi di colpa per aver preferito il Fish & Chips e le nuvole al sole del Bel Paese e alle lasagne della nonna, ma elettrizzata al prospetto della nuova avventura che mi aspettava.

Nulla mi aveva preparato allo shock culturale che mi aspettava in Terra Angla. La mia ignoranza del Paese, dalla lingua agli usi e costumi della gente, era a dir poco spettacolare. A quanto pare la visione compulsiva di La Banda dei Cinque, Black Beauty e Attenti a Quei Due a cui mi ero sottoposta da piccola (e a cui avevo sottoposto i miei genitori) non mi aveva insegnato niente di utile. Certamente non mi avevano insegnato a difendermi dai terribili phrasal verbs pronunciati tra i denti dalla cassiera del mio supermercato di Camberwell.  Ma Londra e l’inglese mi piacevano troppo per farmi dissuadere da qualche verbo ostinato, al punto che mi sono sempre sentita a casa sotto la bandiera della Union Flag.

Non solo: ero una cittadina europea, e come tale certa che niente e nessuno avrebbero interferito con la mia legittima posizione nella società britannica. Almeno prima che il referendum del Giugno 2016 e l’avvento dell’era della Brexit venissero a spogliarmi dell’arrogante sicurezza che la bandiera azzurra con le stelle e le tasse pagate per anni al governo di sua maestà fossero una garanzia sufficiente a garantirmi una vita tranquilla. Sbagliavo.

Così ho deciso di diventare cittadina britannica. L’ironia è che ho deciso di farlo proprio nel momento in cui la mia patria adottiva mi piace meno. Come racconta Bill Bryson nel suo Piccola Grande Isola, il seguito di un’altro mio grande favorito Notizie da un’isoletta, l’unico modo per diventare cittadini britannici se non si è nati sull’isola di Shakespeare o se non si hanno parenti (o almeno un quarto di parente) di origine britannica, è riempire una serie di moduli e giurare fedeltà alla Regina. E visto che i miei genitori erano entrambi bolognesi, e non sono arrivata nella terra del fish and chips portata dalla cicogna, ma bensì da un volo di linea della British Airways, per forza di cose ho dovuto seguire la seconda opzione. Che consiste, oltre a dimostrare una conoscenza approfondita della lingua (cosa utile quando si pensa di vivere in pianta più o meno stabile in un paese straniero…), nel superare un esame chiamato Life in The UK. E se chi viene da un paese di lingua inglese (come Bill Bryson che è americano) è esonerato dal test di lingua, nessuno, proprio nessuno (neppure Bryson stesso), è escluso dal sostenere l’esame. Così ho comprato Life in the United Kingdom: A guide for new residents e mi sono messa a studiare.

Life in the UK test united kingdom official 3rd edition for 2019 book-LF

Non importa quanto bene un aspirante britannico pensi di conoscere la geografia, la storia e la letteratura del proprio adottivo. O a quante overdosi di Tribuna Politica ci si sottoponga per cercare di capire cosa accadrà alla nazione dopo la Brexit, ammesso che questa accada. Ciò che non si sa sono proprio le cose necessarie per superare il test. Come chi ha corso il miglio in meno di un minuto (Sir Roger Bannister nel 1919 se lo volete sapere), cosa significa l’espressione bowled a googly (necessaria nel caso decidiate di capire le regole del Cricket, cosa a cui io ho rinunciato dopo cinque minuti), come si chiama l’edificio in cui si riunisce l’Assemblea dell’Irlanda del Nord (Stormont, memorizzatelo qualora decideste di partecipare ad un quiz al pub), di cosa si compone l’Ulster Fry, la variante nord-irlandese della colazione all’inglese (per la cronaca, contiene soda bread, il nostro pane di soda, invece del toast tradizionale).

Come Bill Bryson, anch’io inizialmente avevo pensato di prendere qualche scorciatoia, convinta di conoscere il Paese in cui vivevo da quasi vent’anni piuttosto bene, e mi sono messa a fare i test di prova online prima di aprire il libro. Solo per ritornarci immediatamente, con la coda tra le gambe, la secchiona che è in me mortalmente umiliata dai terribili risultati ottenuti e determinata a memorizzare cose che sfido qualunque britannico a sapere, come quanti deputati ha l’Assemblea del Galles.

Avrei superato il test a pieni voti, ci fossero stati pieni voti alla fine del test. Ma non c’erano: solo un insoddisfacente pass/fail stampato su un foglio di carta con la data dell’esame da allegare alla domanda di cittadinanza insieme ai documenti necessari. Capita. E poi una piccola cerimonia con cui ufficializzare a suon di inno nazionale e giuramento a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la mia entrata nella grande famiglia britannica. Mi sono quasi commossa.

Pubblicato su la Repubblica.it

Paola Cacciari © Riproduzione riservata

Back in time: Simple Minds – Don’t You (Forget About Me)

Don’t You (Forget About Me) del gruppo scozzese Simple Minds, uscito nel 1985 come primo estratto dalla colonna sonora del film di John Hughes The Breakfast Club. La colonna sonora di una delle estati piu’ belle della mia vita. Buon ascolto (e buona nostalgia! 🙂 )

Simple Minds – Don’t You (Forget About Me)

Back in time: Cutting Crew – (I Just) Died In Your Arms

Un’altra one hit wonder questa dei Cutting Crew. pero’ quanto mi piaceva  anche questa… :

(I Just) Died in Your Arms , 1986 Cutting Crew

 

 

Back in time: Moonlight Shadow by Mike Oldfield

Ho amato moltissimo questa canzone. Spero porti buoni ricordi anche a voi. Buon ascolto!

Moonlight Shadow , 1983 Mike Oldfield eseguita infine da Maggie Reilly,

 

Back in time: I Like Chopin by Gazebo

Un’altra chicca dal passato. Chi di voi ricorda Gazebo (alias Paul Mazzolini) un’altro one hit wonder che negli anni ottanta ha avuto un successo strepitoso con I Like Chopin? Quanto mi piaceva quella canzone…………………….

I Like Chopin ,1983 Gazebo,