Philip Webb 1831-1915 al Victoria and Albert Museum

All’orecchio dei non appassionati delle Arts and Crafts, il nome di Philip Webb (1831-1915) forse non suona immediatamente riconoscibile – almeno non come quello dei suoi amici e compagni William Morris e Dante Gabriel Rossetti. Ma nessun altro come questo personaggio modesto e riservato ha cambiato il modo in cui percepiamo un edificio – e non solo dal punto di vista architettonico e strutturale, ma da quello della conservazione.

Red House, Bexleyheath,London. 2014 © Paola Cacciari
Red House, Bexleyheath, London. 2014 © Paola Cacciari

Nel 1877 infatti Webb fondò insieme allo stesso Morris e ad un gruppo di appassionati che condividevano le sue idee, la Society for the Protection of Ancient Buildings (Società per la Protezione degli Edifici Antichi). E se per Webb  e Co. il termine “antico” era utilizzato nel senso piu’ vasto del termine per indicare ogni edificio  molto vecchio, ma non necessariamente “pre-medievale”, la società ebbe il merito di opporsi ai restauri distruttivi di edifici antichi (o semplicemente vecchi) che erano la norma nell’Inghilterra vittoriana.

Inutile dire che Webb diede anche un immenso contributo alle Arts and Crafts di William Morris di cui fu un grande amico per tutta la vita.  Quando, nel 1861, Morris fonda la sua ditta Morris, Marshall, Faulkner & Co. insieme anche a Rossetti e Burne Jones, Webb fornisce disegni per vetrate e gioielli, bicchieri e ferro battuto. Come Morris e John Ruskin, anche Webb era fieramente opposto all’industrializzazione in quanto privava l’operaio dell’orgoglio creative tipico dell’artigiano, portando inevitabilmente alla produzione di oggetti di scarsa qualità. Nella sua mente progettisti e artigiani erano la stessa cosa e le due attività erano tra loro inscindibili e il loro lavoro quotidiano è un’opera d’arte.

Standen National Trust Exterior, UK - Diliff by Diliff
Standen National Trust Exterior, UK – Diliff by Diliff

Webb applica questo concetto anche all’architettura, occupandosi personalmente di ogni dettaglio, anche dei più insignificante. A Standen disegna tutto, dalla pianta dell’edificio ai mobili e ai tessuti per l’arredamento, persino gli oggetti per la tavola e i lampadari, essendo la casa una delle prime dimore private ad avere la luce elettrica..
Costruita tra 1892 il 1894 per il ricco avvocato londinese James Beale, sua moglie Margaret e i loro sette figli, Standen, nella Contea del West Sussex, a  circa un’ora di treno da Londra,  è considerata il capolavoro di Philip Webb. I Beale erano l’esempio tipico della clientela del nostro architetto-muratore, che rifuggiva la pubblicità e aborriva l’aspetto commerciale del suo lavoro e faceva affari solo con amici di amici e per questo non divento mai ricco e famoso. Non solo: Webb voleva esser pagato solo quello che il suo cliente poteva permettersi o che riteneva opportuno, e spesso si faceva pagare meno del dovuto, così non solo non divenne mai ricco, ma per anni fu perseguitato dall’ufficio delle tasse che non riusciva a capacitarsi del fatto che i suoi introiti fossero cosi bassi…

The Drawing Room, Standen
The Drawing Room, Standen

Per Webb il progetto architettonico inizia sempre dal paesaggio: secondo William Morris, la casa doveva essere “ancorata” al paesaggio circostante, avvolta dalla Natura piuttosto. E Webb ottiene questo scopo eliminando ogni simmetria dalle sue costruzioni. Basta guardare la Red House, casa rossa che crea per l’amico William Morris a Bexleyheath, un anonimo villaggio nella contea del Kent a circa mezz’ora di treno da Londra come dono di nozze all’adorata moglie Jane, e che Rossetti definì una poesia piuttosto che una casa. Ed è vero, che non si può attraversare la soglia di quell’abitazione senza provare la sensazione di essere entrati in un altro mondo…

Red House, Bexleyheath,London. 2014 © Paola Cacciari
Red House, Bexleyheath,London. 2014 © Paola Cacciari

Con le sue torrette, soffitti con travi a vista e saloni medievali e immersa nel verde della campagna circostante, tra orti e frutteti, la Red House non era solo un esperimento architettonico o un saggio sulla decorazione d’interni che si allontanava volutamente dai modelli vittoriani, ma era anche e soprattutto un’esperienza di Comune artistica volute da un gruppo operativo dinamico formato da artisti eccentrici e socialmente impegnati che oltre a Jane (che si rivela essere una finissima ricamatrice) e William Morris comprendeva anche Dante Gabriele Rossetti e Lizzie Siddal, Edward Burne-Jones e la moglie Giorgiana, Charles Faulkner e le sue sorelle Lucy e Kate e Ford Madox Brown. Artisti uniti dalla volontà di creare un’impresa artigianale che, sulle orme delle antiche corporazioni medievali, potesse competere con le industrie sul piano della qualità e dei prezzi.

Il suo voler curare ogni particolare della costruzione fa si inevitabilmente che Webb costruisca davvero poco nella sua carriera, anche se quello che ci ha lasciato e’ squisito. Sue sono anche 1 Holland Park per il pittore Preraffaellita Valentine Cameron Prinsep  (noto come Val Prinsep) West House, Cheyne Row, in Chelsea. per l’artista George Price Boyce.

Fino al 24 Aprile 2016, Philip Webb 1831-1915 al Victoria ald Albert Museum

Fuori dagli itinearari turistici: The Red House

Dopo il suo matrimonio con la bellissima Jane Burden, figlia di uno stalliere e icona dei preraffaelliti,  William Morris aveva messo le mani in tasca e si era deciso a spendere una cifra considerevole della sua altrettanto considerevole ricchezza (anche i socialisti possono essere ricchi…) per farsi costruire dall’amico Philip Webb la casa dei suoi sogni, la Red House.
Dal 2002 nelle mani amorevoli del National Trust, la Casa Rossa (costruita in mattoni rossi da cui il nome) esiste ancora oggi nel sobborgo di Bexleyheath, nel Kent, ora un anonimo villaggio a quaranta minuti di treno da Londra, circondata dalle case dei pendolari che hanno colonizzato la campagna circostante e che fanno la spola quotidianamente con la Capitale, come un tempo aveva fatto William Morris.

Disegnata dall’architetto Philip Webb e dallo stesso Morris, la Casa Rossa rappresentava un nuovo approccio sia alla vita che al lavoro che si allontanava volutamente dai modelli vittoriani. Torrette, soffitti con travi a vista e saloni medievali rappresentavano quello che per Morris e i suoi amici – Dante Gabriele Rossetti e sua moglie Lizzie Siddal, Edward e Giorgiana Burne-Jones, Charles Faulkner e le sue sorelle Lucy e Kate, Ford Madox Brown che erano stati chiamati a partecipare al progetto di questa Comune artistica – costituiva l’idea di “architettura moderna.”

Ma lungi dall’essere solo un progetto architettonico e un luogo in cui si sperimentavano design innovativi, la Red House fu anche, e soprattutto, un’esperienza di vita per un gruppo di artisti eccentrici e impegnati. Che oltre a Dante Gabriele Rossetti, fondatore con Millais e Holman Hunt della Confraternita dei Preraffaelliti, Morris era legato a Edward Burne-Jones da una profonda amicizia che risaliva agli anni di Oxford.

The Red House, London. 2014© Paola Cacciari
The Red House, London. 2014© Paola Cacciari

Qui, conquistati dalle antiche storie di cavalieri narrate nella Morte d’Arthur di Malory e dalle poesie di Tennyson, avevano dipinto episodi del ciclo di re Artù sulle pareti della Debating Hall e, in una Oxford pervasa dal risveglio cristiano, avevano sognato di dare vita a novelle comunità monastiche. Red House, edificata sulla strada che i pellegrini percorrevano verso Canterbury, nella visione di Morris doveva diventare una sorta di Camelot dell’Ottocento, la residenza conviviale di una comunità di amici creativi impegnati a rinnovare il mondo con un progetto personale, politico e artistico.

William and Jane Morris The Red House, London. 2014© Paola Cacciari
William and Jane Morris The Red House, London. 2014© Paola Cacciari

Una casa grande per gli standard attuali, ma molto intima per quelli dell’epoca, con i mobili disegnati da Webb e dipinti da Rossetti decorati da motivi chauceriani e scene arturiane, mentre Jane, una finissima ricamatrice, e William creano tessuti e disegni che trasferiti poi su carta saranno la base per il glorioso progetto di carte da parati di Morris. Ned e Giorgiana Burne jones dovevano abitare in un’ala ampliata della casa, e anche Rossetti e Lizzie.

William Morris, photographed by Frederick Hollyer in 1884. Photograph © National Portrait Gallery
William Morris, photographed by Frederick Hollyer in 1884. Photograph © National Portrait Gallery
Ma i sogni non durano mai molto a lungo, neanche se il sognatore si chiama William Morris. E dopo soli cinque anni, nel 1865, Morris, stanco e affaticato per i continui viaggi a Londra (tre ore di treno ad andare e tre a tornare: non soprpende fosse stanco!) , sede della Firm, l’impresa artigiana fondata con Faulkner e Marshall, con la collaborazione di Burne-Jones, Madox Brown e Rossetti, è costretto a vendere la casa per ragioni finanziarie. Georgiana si ammala dopo la perdita di un figlio, Lizzie Siddal muore per una overdose di laudano e Rossetti, persa la testa per Jane, inizia con lei una relazione non solo artistica (anche se la dipingerà ossessivamente) che tormenterà Morris per anni.
Nonostante la dispersione di mobili e affreschi, la casa conserva tracce rilevanti dell’allegra brigata. Ed è perfetta per una gita fuori dagli itinerari turistici…
2014© Paola C. Cacciari

Red House Lane, Bexleyheath, DA6 8JF,
020 8304 9878. Info:  redhouse@nationaltrust.org.uk