Brexit secondo Limahl: Never Ending Story

Limahl – Never Ending Story – 1984

Ogni volta che sento la parola ‘Brexit’ penso a Limahl. Inutile dire che negli ultimi tre anni è al centro dei miei pensieri. Meno male che la mia dolce metà non è geloso….

La vita in Gran Bretagna? E’ un test: specie se volete la cittadinanza

Posso descrivere i miei primi vent’anni a Londra come una parabola ascendente che ha inizio il giorno in cui sono atterrata all’aereoporto di Heathrow colma di filiali sensi di colpa per aver preferito il Fish & Chips e le nuvole al sole del Bel Paese e alle lasagne della nonna, ma elettrizzata al prospetto della nuova avventura che mi aspettava.

Nulla mi aveva preparato allo shock culturale che mi aspettava in Terra Angla. La mia ignoranza del Paese, dalla lingua agli usi e costumi della gente, era a dir poco spettacolare. A quanto pare la visione compulsiva di La Banda dei Cinque, Black Beauty e Attenti a Quei Due a cui mi ero sottoposta da piccola (e a cui avevo sottoposto i miei genitori) non mi aveva insegnato niente di utile. Certamente non mi avevano insegnato a difendermi dai terribili phrasal verbs pronunciati tra i denti dalla cassiera del mio supermercato di Camberwell.  Ma Londra e l’inglese mi piacevano troppo per farmi dissuadere da qualche verbo ostinato, al punto che mi sono sempre sentita a casa sotto la bandiera della Union Flag.

Non solo: ero una cittadina europea, e come tale certa che niente e nessuno avrebbero interferito con la mia legittima posizione nella società britannica. Almeno prima che il referendum del Giugno 2016 e l’avvento dell’era della Brexit venissero a spogliarmi dell’arrogante sicurezza che la bandiera azzurra con le stelle e le tasse pagate per anni al governo di sua maestà fossero una garanzia sufficiente a garantirmi una vita tranquilla. Sbagliavo.

Così ho deciso di diventare cittadina britannica. L’ironia è che ho deciso di farlo proprio nel momento in cui la mia patria adottiva mi piace meno. Come racconta Bill Bryson nel suo Piccola Grande Isola, il seguito di un’altro mio grande favorito Notizie da un’isoletta, l’unico modo per diventare cittadini britannici se non si è nati sull’isola di Shakespeare o se non si hanno parenti (o almeno un quarto di parente) di origine britannica, è riempire una serie di moduli e giurare fedeltà alla Regina. E visto che i miei genitori erano entrambi bolognesi, e non sono arrivata nella terra del fish and chips portata dalla cicogna, ma bensì da un volo di linea della British Airways, per forza di cose ho dovuto seguire la seconda opzione. Che consiste, oltre a dimostrare una conoscenza approfondita della lingua (cosa utile quando si pensa di vivere in pianta più o meno stabile in un paese straniero…), nel superare un esame chiamato Life in The UK. E se chi viene da un paese di lingua inglese (come Bill Bryson che è americano) è esonerato dal test di lingua, nessuno, proprio nessuno (neppure Bryson stesso), è escluso dal sostenere l’esame. Così ho comprato Life in the United Kingdom: A guide for new residents e mi sono messa a studiare.

Life in the UK test united kingdom official 3rd edition for 2019 book-LF

Non importa quanto bene un aspirante britannico pensi di conoscere la geografia, la storia e la letteratura del proprio adottivo. O a quante overdosi di Tribuna Politica ci si sottoponga per cercare di capire cosa accadrà alla nazione dopo la Brexit, ammesso che questa accada. Ciò che non si sa sono proprio le cose necessarie per superare il test. Come chi ha corso il miglio in meno di un minuto (Sir Roger Bannister nel 1919 se lo volete sapere), cosa significa l’espressione bowled a googly (necessaria nel caso decidiate di capire le regole del Cricket, cosa a cui io ho rinunciato dopo cinque minuti), come si chiama l’edificio in cui si riunisce l’Assemblea dell’Irlanda del Nord (Stormont, memorizzatelo qualora decideste di partecipare ad un quiz al pub), di cosa si compone l’Ulster Fry, la variante nord-irlandese della colazione all’inglese (per la cronaca, contiene soda bread, il nostro pane di soda, invece del toast tradizionale).

Come Bill Bryson, anch’io inizialmente avevo pensato di prendere qualche scorciatoia, convinta di conoscere il Paese in cui vivevo da quasi vent’anni piuttosto bene, e mi sono messa a fare i test di prova online prima di aprire il libro. Solo per ritornarci immediatamente, con la coda tra le gambe, la secchiona che è in me mortalmente umiliata dai terribili risultati ottenuti e determinata a memorizzare cose che sfido qualunque britannico a sapere, come quanti deputati ha l’Assemblea del Galles.

Avrei superato il test a pieni voti, ci fossero stati pieni voti alla fine del test. Ma non c’erano: solo un insoddisfacente pass/fail stampato su un foglio di carta con la data dell’esame da allegare alla domanda di cittadinanza insieme ai documenti necessari. Capita. E poi una piccola cerimonia con cui ufficializzare a suon di inno nazionale e giuramento a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la mia entrata nella grande famiglia britannica. Mi sono quasi commossa.

Pubblicato su la Repubblica.it

Paola Cacciari © Riproduzione riservata

Trump ritorna e Londra risponde come sa meglio fare: a suon di ironia …

Anti-Trump demonstrators inflate a giant balloon depicting US President Donald Trump as an orange baby in Parliament Square in London on June 4, 2019
Anti-Trump demonstrators inflate a giant balloon depicting US President Donald Trump as an orange baby in Parliament Square in London on June 4, 2019
Obama vs Trump UK approval ratings are being projected on to the Tower of London. Obama: 72% Trump 21% Tower of London, 2019
Obama vs Trump UK approval ratings are being projected on to the Tower of London. Obama: 72% Trump 21% London, June 2019
Obama visit vs Trump visit
Obama visit vs Trump visit
Trafalgar Square, London June 2019
Trafalgar Square, London June 2019

Come sono andate le elezioni europee 2019 — Asiablog.it

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Manfred Weber, candidato del PPE alla Presidenza della Commissione Europea, saluta i sostenitori a Berlino. Foto Gregor Fischer Dopo 40 anni Popolari e Socialisti hanno perso la maggioranza assoluta nell’Europarlamento, ma Bruxelles ha resistito all’assalto delle forze euroscettiche, anche grazie alla crescita di Liberali e Verdi, che diventano un importante ago della bilancia (Asiablog.it) — Il Partito…

via Come sono andate le elezioni europee 2019 — Asiablog.it

La Brexit secondo Shakespeare

To Brexit, or not to Brexit, that is the question:
Whether ‘tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take Arms against a Sea of troubles,
And by opposing end them: to die, to sleep
No more EU; and by a sleep, to say we end the European Union.

 

 

Essere umani, secondo Martin Parr

Mentre questa maratona di autolesionismo che si chiama Brexit si avvia alla non specificata data fatidica che segnerà l’uscita (o meno) della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il cantore per antonomasia dell’identità nazionale del Paese approda alla National Portrait Gallery. Naturalmente sto parlando di Martin Parr. E non è una coincidenza. Che per gli ultimi tre anni, a partire dal referendum nel 2016, Parr ha puntato il suo obiettivo su vari aspetti della nazione per capire cosa significhi il concetto di “Brexitness”.

Il risultato, come ci si può aspettare, è qualcosa che va ben oltre la semplice retrospettiva che oltre alle immagini della Brexit, ci sono ritratti celebri, strani autoritratti, ritratti di gruppi di persone che condividono gli stessi interessi o ruoli e che riflettono e rappresentano la ricca diversità delle comunità che vivono nel Regno Unito che sono spesso impegnate nelle più eccentriche e disparate attività (snorkelling in una pozza di fango, birdwatching, ballo indiano) che Parr ha girato per la BBC, un negozio di merch e un caffè dove puoi avere una tazza e un pezzo di torta battenberg. Il risulato è un caos colorato e frammentario, ma lo è anche il Regno Unito in questo momento, quindi va bene così.

Martin Parr
Martin Parr

Parr è sempre stato un acuto osservatore delle contraddizioni dell’essere umani, e di come queste contraddizioni siano amplificate e distorte da altri fattori come l’età, il genere, la razza o la classe sociale (che dovesse non esistere più e che invece è viva e vegeta e gode di ottima salute), quindi amplificate e distorte da una generalistica idea di nazionalità. Quindi la Brexit è molto importante come al solito per lui. Ci sono le bandiere di San Giorgio, le persone che festeggiano a modo loro il matrimonio degli ultimi rampolli della famiglia reale, i tatuaggi, i mas-paradenti di carnevale e i pensionati sfortunati.

L’effetto totale è una sorta di scorrazzata sul pianeta-Parr – un pianeta popolato da abitanti-stereotipi più simile a personaggi delle pantomime natalizie, ma che tuttavia hanno la peculiarità di essere anche persone in carne ed ossa. Parr è bravissimo ad invitare chi osserva le sue foto a vedere le cose dal suo punto di vista, tanto che alla fine anche a chi osserva pare di abitare sul pianeta-Parr, un pianeta in cui la realtà appare cupa o sgargiante a seconda del come la vede lui. Una cosa mi pare chiare: che i semi della Brexit sono germogliati ovunque attorno a noi, toccando le nostre vite più di quanto immaginiamo. Parr sonda le contraddizioni di Brexit con occhio curioso e affascinato regalandoci un acuto ritratto di un momento chiave di un epoca. In fondo anche questo fa parte dell’essere umani.

Martin Parr
Martin Parr

#MartinParr

2019 © Paola Cacciari
Londra//Fino al 2 Giugno 2019

Only Human: Martin Parr @ National Portrait Gallery

 

La Brexit secondo I Clash

Questa dei Clash mi sembra davvero la colonna sonora adatta al momento … :/

Should I Stay or Should I Go – The Clash (1981, ripubblicato nel 1991)

Darling you got to let me know
Should I stay or should I go?
If you say that you are mine
I’ll be here ‘til the end of time
So you got to let me know
Should I stay or should I go?
It’s always tease, tease, tease
You’re happy when I’m on my knees
One day it’s fine and next it’s black
So if you want me off your back
Well, come on and let me know
Should I stay or should I go?
Should I stay or should I go now?
Should I stay or should I go now?
If I go, there will be trouble
And if I stay it will be double
So come on and let me know
This indecision’s bugging me (esta indecisión me molesta)
If you don’t want me, set me free (si no me quieres, librarme)
Exactly whom I’m supposed to be (dígame que tengo ser)
Don’t you