La mano (An Event in Autumn) Henning Mankell

Chi mi conosce da un po’ sa che tra le mie numerose passioni c’è anche quella per il “giallo”, il buon vecchio noir, quello in cui non ci sono né effetti speciali, inseguimenti mozzafiato o auto che si ribaltano e si incendiano (etc etc etc), ma in cui l’investigatore di turno fa lavorare  le cellule grigie come Hercule Poirot per intenderci. Antieroi come il catalano Pepe Carvalho del compianto Manuel Vázquez Montalbán, amante del buon cibo e della sua Barcellona e cui Andrea Camillieri si ispirò per la figura del nostro amatissimo Salvo Montalbano, come il sognante commissario Adamsberg della medievista francese Fred Vargas. O come lo scorbutico e introverso Kurt Wallander dello svedese Henning Mankell.

Henning Mankell (1948-2015)
Henning Mankell (1948-2015)

E proprio alla saga di Wallander appartiene lo smilzo libretto che ho letto di recente, dal titolo An Event in Autumn (tradotto in italiano come La Mano), e scelto – oltre che per le sue promesse di un’altra avventura al grande Nord, anche per le sue piccole dimensioni, che mi serviva qualcosa da portare in borsa e che possibilmente non mi facesse venire la scogliosi come le 900 pagine di quel tomo che è The History of Modern Britan che riesco a leggere solo a casa.

Gli eventi si collocano cronologicamente subito prima del dodicesimo e ultimo libro della serie di Wallander dal titolo L’uomo inquieto. La trama è semplice: il commissario Wallander, ormai prossimo alla pensione, sta pensando di trasferirsi dal suo appartamento nel centro di Ystad, dove vive con sua figlia Linda appena entrata anch’essa a far parte del corpo di polizia del paese. Il suo desiderio di cambiare casa – una casa con giardino in cui tenere un cane – non è un segreto  e il suo collega e amico Martinsson gli propone una casa in campagna ereditata da un suo parente e situata vicino a quella in cui aveva vissuto il padre di Wallander, mosto diversi anni prima. Seppure da ristrutturare, la casa fa al caso suo e il detective è propenso all’acquisto, ma la mano di uno scheletro che sbuca dal terreno del giardino gli fa cambiare idea. E chi lo biasima? Io non di certo…

Quello che mi piace di Mankell è il suo realismo senza fronzoli, lo stile diretto al limite dello scarno e il fatto che i suoi protagonisti sono personaggi tutt’altro che eroici o perfetti. Al contrario. Hanno problemi famigliari e di salute, vivono vite mediocri o, al meglio, terribilmente normali. Wallander è divorziato, pessimista e diabetico.

Sarà anche una questione di clima, ma questa cupezza di fondo si ritrova anche in altri scrittori del cosidetto Nordic Noir. Basta leggere uno qualsiasi dei libri del norvegese Jo Nesbo, il cui Harry Hole  poliziotto anti-eroe e’ spesso ubriaco da far paura; e non parliamo dell’eroina della trilogia di Stieg Larsson, la hacker Lisbeth Salander, tanto geniale quanto emotivamente instabile e certamente danneggiata.

“C’è poco da stare allegri…” scuote la testa la mia dolce metà quando gli espongo le mie sul Nordic Noir. E ha certamente ragione, almeno per quanto riguarda l’ambientazione un po’ grigia e deprimente, lui che da quando BBC4 ha preso a mandare in onda Montalbano è diventato un mega-fan del giallo made in Italy. Che quando la cupezza scandinava diventa troppa, c’è sempre il sole della Sicilia di Camilleri…

2019 ©Paola Cacciari

Ode al Giallo

Ebbene si, lo ammetto: mi piacciono i gialli. No anzi, non è solo che mi piacciono: il ‘giallo’ è uno tra i miei generi preferiti di letteratura. Sì, LETTERATURA. Che quando sento dire che i gialli non sono vera letteratura, perchè ‘tanto che ci vuole a scrivere un giallo?’ e cose di questo tipo, mi irrito. Anzi arrabbio proprio. Che se è vero che le storie di Andrea Camilleri, di Fred Vargas o di Jo Nesbo non sono Dostoevskij (che a dire il vero, a me non piace neppure tanto: troppo deprimente…), è anche vero che occorrono grande intelligenza, fantasia e una solida conoscenze di fatti, cose e (soprattutto) della mente umana per creare una storia credibile e che esuli dalla banalità.

E quando dico ‘gialli’ intendo quello che i francesi definiscono elegantemente noir. Non i thriller sanguinolenti alla Dario Argento, che non sopporto la vista del sangue e detesto essere terrorizzata in modo gratuito (figuriamo pagare per il privilegio!). Non i film o telefilm d’azione con auto in fiamme e poliziotti in Ray-Ban, anche se ammetto di aver fatto eccezione in passato per i Chips, Miami Vice e Magnum PI. Che per una come me, cresciuta leggendo Agatha Christie di notte, sotto le coperte con la torcia elettrica che sennò la mamma mi sgridava perchè era tardi e non dormivo ancora, Hercule Poirot e Miss Marple  sono ancora la quintessenza del perfetto detective, quello in cui ironia e intelligenza si uniscono.

 Il nuovo Ispettore Barnaby, Neil Dudgeon
Il nuovo Ispettore Barnaby, Neil Dudgeon
Per questo mi piacciono i telefilm dell’Ispettore Barnaby. E per questo alla visione della nuova serie di Midsomer Murders (come si chiamano qui in Inghilterra) in cui entra in scena John Barnaby (Neil Dudgeon), il cugino del vecchio Ispettore Tom Barnaby (John Nettle, andato in pensione alla quattordicesima serie del telefilm), ho tirato un sospiro di sollievo perchè anche se l’attore principale è cambiato, il formato non lo è. Che con tutte le brutture che ci stanno attorno, quello che ci vuole è un delizioso villaggio nella campagna dell’Oxfordshire, con i suoi cottages dal tetto di paglia immersi in giardini in fiore popolati da signore che sembrano tipo di Miss Marple, in cui avvengono storie incredibili, ma non troppo.
And now,
that’s
entertainment!
🙂
2014 ©Paola Cacciari