Eugene Onegin tra Puškin e Tchaikovsky

Per anni ne ho sussurato il nome a bassa voce, con deferenza e rispetto, quasi per paura di sciuparlo. Che da sempre è stato il tempio del balletto – sul suo palcoscenico hanno ballato i piu’ grandi – Vaslav Nijinsky, Anna Pavlovna, Rudolf Nureyev. Persino il nostro Giuseppe Verdi lo scelse per la prima rappresentazione assoluta de La Forza del Destino il 10 Novembre 1862. Parlo del Teatro Imperiale di San Pietroburgo, meglio noto come Teatro Mariinskij.

The Mariinsky Opera and Ballet Theatre
The Mariinsky Opera and Ballet Theatre

Per cui potete immaginare la mia eccitazione quando la settimana scorsa, durante una manciata di giorni trascorsi nella rispledente San Pietroburgo, ne ho varcato le porte per assistere ad Eugene Onegin, il capolavoro di Pyotr Ilyich Tchaikovsky tratto dall’omonimo romanzo in versi di Aleksandr Sergeevič Puškin!!

La storia, composta tra il 1822 e il 1831 e pubblicato completa per la prima volta nel 1833, è diventata un classico della letteratura mondiale. Eugenio Onegin è un giovane dandy annoiato e disilluso dalla vita. Trasferitosi in campagna, diventa amico di un giovane poeta, Vladimir Lenskij, innamorato di Olga con cui si è appena fidanzato. Mentre Lenskij corteggia Olga, e si allontana con lei, Onegin conversa con la sorella di lei,Tatyana che, affascinata da Onegin, si innamora a prima vista di lui. Giovane e impulsiva, Tanya gli scrive (dopo qualche esitazione) un’appasionata lettera in cui gli dichiara il suo amore.

Amore che Onegin respinge con un annoiata fermezza quando si incotrano in un angolo del giardino della Larina, fra cespugli di lillà e di acacie in fiore, un’antica panca, fra aiuole trascurate. Lei è troppo giovane, troppo povera, troppo inesperta e lui non pensa assolutamente a sposarsi.

Qualche tempo dopo, Lenskij insiste perché il suo amico assista al ballo in occasione dell’onomastico di Tatyana. Onegin, scontento e annoiato, decide di divertirsi giocando a sedurre Olga, che sta al gioco. Ma a fare la parte del terzo incomodo Lenskij proprio non ci sta (come dargli torto?). Offeso e tradito, sfida l'(ex) amico ad un duello con le pistole da tenersi il giorno seguente, all’alba. Duello che si conclude tragicamente quando un riluttante Onegin uccide Lenskij.

Costretto a lasciare la città, Onegin vi fa ritorno due anni dopo. Ed lì, nel salone di un ricco palazzo a Pietroburgo, dove gli invitati si divertono un mondo a ballare una polacca, che ritrova Tatyana al braccio del principe Gremin, generale dell’esercito ed eroe di guerra. La giovane appassionata che gli aveva scritto una lettera d’amore due anni prima è diventata una donna bellissima e raffinata, e Onegin – resosi conto dell’errore commesso tempo prima rifiutandola – le confessa il suo amore. Ma è troppo tardi: Tatiana che ha sposato il Principe, preferisce restare fedele al marito nonostante ami ancora Onegin. Nell’ultima scena la donna esce di scena e dalla vita di Onegin, lasciando l’uomo alla sua disperazione e al suo rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e che non è stato mai. Ed è questa è la vera tragedia.

Ammetto senza vergogna di essere una tradizionalista e questa produzione di Eugene Onegin del Teatro Mariinsky creata da Yuri Temirkanov nel 1982, con i suoi costumi classici, senza strani esperimenti e adattamente è stata semplicemente da sogno! 🙂

 2018 ©Paola Cacciari

Hamlet @ Harold Pinter Theatre (Almeida Transfer)

Come dice il mio bravissimo Rory di All Theatre Reviews, Amleto non ha bisogno di presentazioni. Se poi oltre al genio di Shakespeare si unisce il fatto che a vestire i panni del nevrotico Principe di Danimarca c’era Andrew Scott, il terribile Jim Moriarty nemesi dello Sherlock interpretato da Benedict Cumberbatch, si capisce che la combinazione era troppo golosa per lasciarsela scappare. Un’esperienza che neppure i biglietti economici a sole £15 sterline che io e la mia dolce meta’ siamo riusciti ad assicurarci ha diminuito. Ode al West Est! To be or not to be…

All Theatre Reviews

Hamlet @ Harold Pinter Theatre

Monday 19/06/17

Cast Includes Andrew Scott, Juliet Stevenson and Angus Wright

Running Time: 3 hours 30 mins, inc. Interval and ‘Pause’

 

Hamlet needs no introduction. As Shakespeare’s longest work, and yet one of those most appealing to actors, it has recently been frequently revived in the West End – the past few years have seen David Tennant and Benedict Cumberbatch both take on the part. It is Cumberbatch’s Sherlock co-star Andrew Scott who takes on the role in this production that has transferred from the Almeida with direction by Robert Icke.

One of the first and most major things to comment on is Scott’s central performance, which is truly amazing. He makes the verse sound fresh and spontaneous, giving the piece a true vitality throughout, with each major speech being made his own. He also manages to inject a lot of humour in the…

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All the (Shakespeare) world’s a stage…

Mi pare incredibile che mi ci siano voluti quasi quindici anni prima di avere il coraggio affrontare Shakespeare a teatro e in lingua originale, ma mica roba da ridere: è come far leggere Dante ad un forestiero!

E cosa meglio del Globe Theatre, la magica wooden ‘O’ , la O di legno di Shakespeare per un’esperienza di questo tipo? E anche se il Globe in questione non è quello originale, ma quello riscostruito per volontà dell’attore e regista statunitense Sam Wanamaker e finito nel 1997, quando ormai Wanamaker era scomparso non importa: il feeling è lo stesso.

Globe Theatre, London. Photo by Paola Cacciari
Globe Theatre, London. Photo by Paola Cacciari

Ho iniziato con Macbeth. Naturalmente, da brava secchiona quale sono, mi sono preparata: ho riletto la tragedia in italiano prima per rinfrescarmi la memoria eppoi di nuovo, in English. E fedele allo spirito del Globe, ero in platea, tra i groundlings come venivano chiamati coloro che frequentavano il Globe Theatre nei primi anni del XVII secolo – coloro che troppo poveri per pagarsi un posto a sedere in uno dei tre livelli del teatro (e in questo nulla è cambiato dalla prima meta del XXI secolo…), potevano guardare lo spettacolo per la modica somma di un centesimo dallo yard, il “cortile”, posto appena sotto il palco. 

Ora il biglietto in piedi costa £5: meno di un pacchetto di sigarette o di una pinta di birra in uno dei trendy pubs di Soho. Il prezzo è aumentato, ma lo spirito del Globe è rimasto. Certo, in piedi nella fossa è scomodo, che non ci si puo sedere se non durante l’intervallo, ma è assolutamente elettrizzante: gli attori (rigorosamente in costumi elisabettiani) sono talmente vicini che pare di poterli toccare con mano. E infatti a volte li si puo’ toccare visto che a volte scendono tra il pubblico… 

Adoro Shakespeare. E vederlo rappresentato in lingua originale è elettrizzante (un po’ come leggere Dante in italiano insomma…) tanto che quando e’ arrivato il momento di uno dei piu’ famosi soliloqui scritti da Shakespeare, quello in cui Macbeth si lancia nell’Atto V alla notizia della morte della sua compagna di vita (e di crimine) Lady Macbeth avevo la pelle d’oca per l’emozione…

“She should have died hereafter;
There would have been a time for such a word.
— To-morrow, and to-morrow, and to-morrow,
Creeps in this petty pace from day to day,
To the last syllable of recorded time;
And all our yesterdays have lighted fools
The way to dusty death. Out, out, brief candle!
Life’s but a walking shadow, a poor player
That struts and frets his hour upon the stage
And then is heard no more. It is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury
Signifying nothing.”

— Macbeth (Act 5, Scene 5, lines 17-28)

E dopo l’esperienza folgorante di Macbeth, non riuscivo a rassegnarmi al pensiero di dover attendere la prossima primavera per tornare Globe e in Ottobre sono riuscita ad vedere una delle ultime rappresentazioni di A Midsummer Night’s Dream prima che finisse la stagione. Meraviglioso. Sono trascorsi quasi 450 anni, ma the Bard continua ad incantare…

2013 ©Paola Cacciari